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Sulle spine

di

Françoise Gehring Amato
Interruzione volontaria della gravidanza, fra un anno l’ora della verità. Riuscito il referendum contro la soluzione dei termini, la campagna in vista della votazione popolare si sta già infiammando e tingendo con i colori del fondamentalismo. Ancora una volta ad esasperare vergognosamente i termini del dibattito, l’integralismo degli antiabortisti che stanno tappezzando la Svizzera di manifesti menzogneri dello stile: «La soluzione dei termini consente l’aborto fino a nove mesi»; «La soluzione dei termini eliminerà 300 mila bambini entro il 2020». Niente di più falso, nulla di più fuoriviante. La scelta del governo Ed è proprio in questo clima intorpidito dal fanatismo che il Consiglio federale, dopo lunghi tentennamenti, ha sciolto ogni dubbio schierandosi, e la notizia è della settimana scorsa, a favore della soluzione dei termini. «Il Consiglio federale – leggiamo in una nota – dà la sua adesione alla soluzione dei termini approvata dal Parlamento. Considera, infatti, che si tratta di una soluzione accettabile che tiene conto dei mutamenti sociali». È inoltre urgente, secondo il governo, modificare una legge che colmi il fossato venutosi a creare tra l’attuale legislazione e la realtà. Sebbene sostanzialmente vietata dal Codice penale, in Svizzera l’interruzione della gravidanza viene comunque praticata. Secondo i dati stimati dal Concordato delle casse malati, confermati da quelli in possesso dell’Unione svizzera per la decriminalizzazione dell’aborto, si parla di 10-15 mila aborti all’anno; e le cifre messe a disposizione dai cantoni per il 2000 indicano una sostanziale stabilità. Si tratta di dati molto importanti perché contraddicono le previsioni degli antiabortisti secondo cui l’introduzione della pillola abortiva «Ru 486» avrebbe incrementato il numero degli aborti. Tra autonomia e stato di necessità Dunque dopo trent’anni di accesi dibattiti anche la Svizzera si è dotata di una legge moderna in materia di interruzione della gravidanza: la soluzione dei termini, appunto, che consente alla donna di abortire nelle prime 12 settimane dall’inizio della gravidanza senza l’obbligo di consultare un medico o un centro specializzato. Ma la libera scelta è tale soltanto a metà: la donna che sceglie autonomamente di non avere un figlio dovrà infatti invocare lo stato di necessità. Questo requisito, che non figura nel testo originale dell’iniziativa parlamentare, è stata la chiave del compromesso tra i due rami del Parlamento. Ridotto, rispetto all’iniziativa di Barbara Haering Binder, anche il termine per l’interruzione della gravidanza (12 invece di 14). Le donne svizzere intanto restano sulle spine: dovranno attendere ancora un anno prima dell’entrata in vigore della legge. Il referendum lanciato dal Partito democratico cristiano è infatti riuscito grazie al contributo, durante la raccolta delle firme, del fronte degli antiabortisti. Così l’estate prossima, e lo stesso giorno, il popolo dovrà pronunciarsi sulla soluzione dei termini ma anche sull’iniziativa (antiabortista) «per la madre e il bambino», combattuta dal Consiglio federale per il suo carattere manifestamente restrittivo. L’abbinamento in votazione non è piaciuto né alla consigliera federale Ruth Dreifuss (socialista) né alla cancelliera della Confederazione Anne Marie Huber-Hotz (radicale). E non piace neppure a noi poiché quando si mettono in votazione temi analoghi ma di segno opposto, il rischio di confusione è molto elevato. Considerati, poi, i metodi pubblicitari – degni del più bieco terrorismo psicologico – degli ambienti «sì alla vita», l’impatto emotivo rischia di essere controproducente e di decretare la «morte» della ragione. La campagna a favore della soluzione dei termini e contro l’iniziativa «per la madre e il bambino» rischiano, dunque,di essere determinanti. Tenuto conto della complessità e della delicatezza del tema, occorrerà puntare moltissimo sull’informazione per non lasciare campo libero al potere della pubblicità di chi ha più mezzi e di chi non esita ad utilizzare immagini scioccanti e soprattutto umilianti per le donne.

Pubblicato

Venerdì 7 Settembre 2001

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