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Sulle spalle dei più bisognosi

di

Silvano De Pietro
Sembrava cominciare bene il lungo dibattito parlamentare, durato tre giorni, sulla quinta revisione dell’Assicurazione invalidità (Ai). Praticamente tutti i partiti avevano riconosciuto l’urgenza di procedere al risanamento finanziario dell’Ai ed a misure di reinserimento degli invalidi nel mondo del lavoro. Soltanto tre deputati dell’estrema sinistra avevano votato perché il parlamento non si occupasse affatto della riforma. Ma poi il confronto s’è fatto via via più duro: l’Udc che parla di abusi e di falsi invalidi, i partiti borghesi che rifiutano d’imporre alle aziende l’obbligo di collaborare alla reintegrazione dei disabili, la meschinità di adattare le rendite versate all’estero al potere d’acquisto dei vari paesi. Per finire – come hanno denunciato la socialista Christine Goll e la verde Franziska Teuscher – con l’approvare uno «smantellamento unilaterale che se la prende con persone bisognose», una legge che «promuove la discriminazione» sotto la pressione di «discussioni poco dignitose sui cosiddetti falsi invalidi». In questo clima, hanno sottolineato sia Goll che Teuscher, il referendum è praticamente già in programma. Ma prima la riforma dovrà passare al vaglio del Consiglio degli Stati, anche se non c’è alcuna speranza che la camera dei cantoni modifichi granché di quanto deciso dal Nazionale, seguendo il principio del “reinserimento prima della rendita”, fissato dal ministro dell’interno Pascal Cou- chepin. I soli casi in cui l’alleanza borghese non è riuscita ad imporsi, è stata quella di obbligare l’Ai a segnalare alla polizia le proprie perplessità sull’attitudine alla guida di certi assicurati, nonché il tentativo d’imporre un riesame di tutte le rendite decise in “circostanze poco chiare” negli ultimi cinque anni. Per il resto, i tagli sono stati impietosi. Le rendite complementari versate ai coniugi di beneficiari dell’Ai saranno quasi certamente soppresse: un sacrificio imposto a circa 64 mila persone che percepiscono mediamente 400 franchi al mese, nonostante le promesse fatte in occasione della quarta revisione dell’Ai in materia di diritti acquisiti. Il Nazionale non ha voluto saperne nemmeno del compromesso inteso a risparmiare da questo sacrificio le persone con più di 50 anni. La soppressione delle rendite complementari in corso permetterà un risparmio annuo di 116 milioni. È stato soppresso anche il supplemento di carriera (risparmio: 102 milioni). In futuro la rendita dovrebbe essere calcolata sulla base dell’ultimo guadagno realizzato, senza tener conto delle prospettive professionali prima dell’entrata nell’Ai. Nonostante la volontà di ridurre le spese, la camera del popolo non ha però voluto dimezzare le rendite per bambini invalidi, bocciando a larga maggioranza questo tentativo della destra che avrebbe permesso di risparmiare 300 milioni. Complessivamente, la riforma dovrebbe migliorare i conti dell’Ai di circa 300 milioni all’anno. Ma per appianare il debito che attualmente è di 7,8 miliardi di franchi, i previsti aumenti dei contributi salariali dall’1,4 all’1,8 per mille (circa 300 milioni in più all’anno) e dell’Iva di 0,8 punti percentuali (a lunga scadenza più di 2 miliardi all’anno), saranno esaminati soltanto dopo che sarà stata presa una decisione sulla destinazione della parte federale del ricavato della vendita delle riserve dell’oro eccedentario della Banca nazionale. L’obiettivo della quinta revisione (ridurre il numero delle nuove rendite almeno del 20 per cento, sebbene negli ultimi due anni siano già diminuite del 18 per cento), dovrebbe essere conseguito grazie a un dispositivo di rilevamento tempestivo delle persone che si trovano in una situazione di incapacità a lavorare. I casi “sospetti” dovrebbero essere annunciati all’Ai anche senza il consenso degli interessati. Inoltre, le misure di riadattamento professionale dovrebbero essere rafforzate. Per contro, le aziende e la Confederazione non saranno obbligate ad assumere lavoratori invalidi: la maggioranza non ha voluto introdurre quote. E contro il parere della commissione preparatoria, la destra non ha nemmeno voluto lasciare aperto uno spiraglio, stralciando una disposizione che chiedeva al governo di studiare l’opzione delle quote nel caso in cui il tasso d’invalidità restasse superiore al 4,5 per cento quattro anni dopo l’entrata in vigore della riveduta legge. In conclusione, la riforma introduce una definizione più restrittiva della nozione d’invalidità. Per percepire una rendita Ai in futuro si dovrà provare che nessuna misura di riadattamento è in grado di garantire il ritorno alla vita professionale. La nuova definizione spalanca le porte a situazioni arbitrarie, poiché le persone che soffrono di malattie come disturbi psichici, cancro o sclerosi multipla rischiano di essere maggiormente colpite da queste restrizioni. Infine, il Consiglio nazionale ha aumentato a tre anni la durata minima di versamento dei contributi all’Ai, contro un anno attualmente, per poter beneficiare di una rendita. Questo provvedimento prende di mira in particolare gli stranieri, ha ammesso Pascal Couchepin. Con Christine Goll, consigliera nazionale socialista e presidente del Sindacato dei servizi pubblici Ssp-Vpod, area ha fatto un bilancio del dibattito parlamentare sulla quinta revisione dell’Assicurazione invalidità (Ai). Signora Goll, qual è il suo giudizio su questa revisione, alla luce di quanto deciso dal Consiglio nazionale? È una misura unilaterale di smantellamento, con dolorose ed ingiustificate riduzioni di rendite per le persone disabili e senza obblighi per i datori di lavoro. Al termine del dibattito parlamentare, lei ha parlato di referendum. È sicura che l’intera sinistra, ed eventualmente anche il Ppd, la seguiranno su questa strada? Il bilancio lo tireremo alla fine. Una cosa è chiara: la sinistra, cioè il Ps e i verdi, ha respinto unita questo proposta di revisione. Per noi è anche chiaro che non potremo condividere un tale progetto unilaterale di smantellamento. Ed è inoltre evidente che i partiti borghesi, soprattutto a causa della campagna diffamatoria dell’Udc, si sono allontanati dal consenso che doveva vincolare la quinta revisione dell’Ai allo sdebitamento e ad una soluzione duratura di finanziamento dell’Assicurazione invalidità. Ma secondo lei è più importante il problema del finanziamento dell’Ai, o quello dell’integrità e della giusta attribuzione delle rendite d’invalidità? No. Per noi è assolutamente chiaro: noi non vogliamo nessuna riduzione delle rendite e nessun taglio delle prestazioni. Ma è anche chiaro che l’Ai ha un grosso problema di finanziamento. Al momento essa presenta un deficit di 8 miliardi di franchi; e questo vuol dire che occorre al più presto possibile una proposta per l’appianamento del debito, poiché quanto più grande è l’ammontare del debito, tanto maggiore sarà la pressione dei partiti borghesi per tagliare le prestazioni. Quale strumento di finanziamento è più adatto allo scopo? L’aumento dell’Iva? L’aumento della trattenuta salariale? O l’impiego di una parte dell’oro della Banca nazionale? È chiaro che i 7 miliardi di franchi dell’oro della Bn ricevuti dalla Confederazione devono assolutamente essere impiegati per l’appianamento del debito dell’Assicurazione invalidità. E per noi è anche indiscutibile che i contributi rilevati in permille sui salari sono meglio di un aumento dell’Iva. Perciò sosteniamo un finanziamento supplementare mediante l’aumento delle trattenute salariali. Ma accanto alla questione del finanziamento, altrettanto importante è il coinvolgimento dell’economia. Gli imprenditori devono mettere a disposizione posti di lavoro, poiché senza questi non può esservi reintegrazione dei disabili nel mondo del lavoro. Al prossimo dibattito nel Consiglio degli Stati cambierà qualcosa nella linea della sinistra, o manterrete ferme queste posizioni? Prima della votazione conclusiva al Consiglio nazionale, la sinistra ha detto chiaramente che se questa quinta revisione dell’Ai non sarà collegata con una proposta di finanziamento, resteremo fermi su una posizione di rifiuto anche in occasione della votazione finale, cioè dopo che la riforma sarà stata discussa dai due rami del parlamento.

Pubblicato

Venerdì 31 Marzo 2006

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