La Corte europea dei diritti umani ha definito la libertà di espressione come il fondamento essenziale di ogni società democratica. Un diritto che deve valere non solo per le idee inoffensive, ma soprattutto per quelle che urtano e preoccupano. Così vogliono il pluralismo e lo spirito d’apertura, senza i quali non esiste “società democratica”. È probabilmente per via di questa interpretazione che, nonostante le proibizioni e le censure impostegli dal governo francese, il comico Dieudonné M’Bala M’Bala ha potuto recentemente esibirsi a più riprese nella cittadina romanda di Nyon.


Nel suo spettacolo, questo personaggio controverso, di padre camerunese ma amico di Jean-Marie Le Pen e di altri fascisti dichiarati, attacca pesantemente la «lobby ebraica che governa la Francia», mentre racconta che quando pensa a un giornalista ebreo gli «vengono in mente le camere a gas» o che «tra Hitler e gli ebrei preferisco non schierarmi». Grasse risate, a 50 franchi a biglietto, per la gioia dei numerosi politici, artisti e calciatori che hanno espresso pubblicamente il loro sostegno al comico “perseguitato”.


Meno divertente appare invece l’atto d’accusa emanato qualche settimana fa dal Procuratore generale del Cantone Ticino John Noseda contro il maestro di una scuola elementare del Malcantone. Quest’ultimo è accusato di ingiuria per aver affisso un volantino dove, per denunciare le violazioni dei diritti dei migranti, paragonava Norman Gobbi ad un gerarca nazista. Una provocazione, certo grossolana, che voleva però far riflettere su un problema reale quale il razzismo del “nostro” ministro delle istituzioni. Lo stesso ministro multato dalla Lega Hockey per aver ululato alla vista di un giocatore di colore, che non perde occasione per chiudere centri per richiedenti l’asilo e zone di sosta per i nomadi e che non disdegna di farsi ritrarre sulla prima pagina del Mattino della domenica mentre monta la guardia a un campo di concentramento per migranti.

 

E tutto questo mentre a migliaia continuano a morire, affogati nel Mediterraneo – almeno 2.000 solo nel 2012! – o squarciati dai rasoi sulle reti che difendono la fortezza Europa. In Ticino, a parte l’assemblea del Centro Sociale il Molino, nessun politico o artista ha espresso il suo sostegno al maestro, lasciandolo praticamente solo di fronte alla lapidazione mediatica, orchestrata dalla Lega e costatagli il licenziamento.


Una triste lezione sul pluralismo e lo spirito d’apertura della “democratica” Svizzera e della sua società civile: ridete pure dell’Olocausto, godrete di una solidarietà trasversale e i palchi dei teatri saranno pronti ad accogliervi. Non difendete gli ultimi, attaccando i potenti e scomodando la storia, o vi troverete soli e ad accogliervi saranno le aule dei tribunali.

Pubblicato il 

23.01.14..

Edizione cartacea

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