La “nuova gestione pubblica” (Npm: New Public Management) non è una novità, ma è sempre controversa. Le sue applicazioni alla ricerca e alle politiche sociali e sanitarie saranno discusse a Ginevra, ai primi di dicembre, in un convegno dell’Unesco. Uno dei suoi aspetti importanti – i contratti di prestazione (Cp) stipulati fra Stato ed enti fornitori di prestazioni – verrà affrontato alla luce del progetto condotto in Ticino. Da gennaio 2006, dopo quattro anni di preparazione e sperimentazione, 53 case per anziani, 6 servizi d’assistenza e cura a domicilio, 26 istituti e laboratori per invalidi e 10 istituti e servizi per le famiglie e i minorenni, tutti sussidiati dal Cantone, opereranno sulla base dei Cp. Cosa cambia rispetto ad oggi? Oggi: l’ente fornitore delle prestazioni presenta al Cantone un budget e una richiesta di copertura dei disavanzi preventivati, accompagnati da indicazioni sommarie sull’attività prevista. Il Cantone controlla e rettifica il calcolo dei costi e dei ricavi, li autorizza e s’impegna a coprire il disavanzo a consuntivo. Domani: lo Stato indica all’ente la quantità e la qualità delle prestazioni desiderate e negozia con lui il loro “prezzo”, tradotto in un contributo globale fisso associato al Cp. L’ente s’impegna a rispettare il contratto: se spende di più assume la perdita, se spende di meno, a parità di volume e qualità delle prestazioni, ottiene un guadagno. La finalità del metodo è di soddisfare i bisogni e rispettare il vincolo delle risorse disponibili, operando con equità, efficacia ed efficienza. Una parte dei politici bada solo ad uno di questi elementi: il vincolo delle risorse. Per questo il progetto è nato fra la diffidenza di molti enti, anch’essi un po’ univoci nel loro approccio: soddisfare i bisogni, i mezzi seguiranno. Quattro anni di lavoro congiunto dell’Amministrazione cantonale e degli enti fornitori hanno permesso di superare in gran parte le resistenze e di riconoscersi in finalità condivise di miglioramento in otto ambiti: rilevazione dei bisogni; scelta delle prestazioni; loro qualità; efficienza dei processi di produzione; trasparenza dei costi; padronanza dei costi e della spesa globale; autonomia e soddisfazione dei dirigenti, collaboratori e utenti degli enti; semplificazione e qualità del lavoro dell’Amministrazione. I risultati sono soddisfacenti (i Cp pilota lo testimoniano). Sussistono però due rischi: un eccesso di zelo dei dirigenti amministrativi degli enti, che potrebbero sacrificare l’efficacia delle prestazioni alla “performance” finanziaria; l’amnesia di politici inclini a scordare la natura di un contratto: atto bilaterale negoziato sulla base di obiettivi condivisi (di equità, efficacia ed efficienza) e non strumento unilaterale per imporre decisioni di riduzione delle risorse messe a disposizione.

Pubblicato il 

25.11.05

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