Il Ticino sta vivendo un momento di forte conflittualità sociale. In questo, già lo si è scritto, la “Sonnenstube” rischia soltanto di precorrere i tempi rispetto al resto della Svizzera. Oggi la stragrande maggioranza dei ticinesi, esclusi gli ideologi nostrani del liberismo e i privilegiati per cui questi lavorano, sta capendo a proprie spese che il primo mattone nella costruzione di uno Stato sociale forte è la fiscalità. Dopo otto anni di politiche defiscalizzanti, infatti, i ticinesi si ritrovano con uno Stato gracile in un momento in cui dovrebbe essere robusto e sano per svolgere al meglio i due compiti fondamentali cui esso in tempi di crisi dovrebbe far fronte: il rilancio dell'economia e la tutela (che non è carità pelosa) delle fasce più deboli della popolazione. E i ticinesi non ci stanno più. La misura dello scontento popolare si è avuta mercoledì con la rumorosa e colorata manifestazione di Bellinzona contro i tagli del preventivo 2004 del Cantone e a difesa della socialità. Una manifestazione che è stata un successo ben superiore alle attese, malgrado il tempo poco propizio, malgrado il goffo compromesso commissionale fra liberali e pipidini che non è riuscito a spezzare l'ampio fronte della protesta, e malgrado (ma sì) un paio di errori di percorso commessi a sinistra dallo scorso 19 ottobre e che, abilmente strumentalizzati, avrebbero potuto compromettere il bonus di simpatia di cui attualmente dispone l'opposizione in Ticino. Infatti, ancor più che in occasione della protesta spontanea contro il “golpe” governativo ai danni del Ps, mercoledì hanno sfilato fianco a fianco cittadini e cittadine della più diversa estrazione politica e sociale. Tutti uniti non tanto a rivendicare un diritto o un beneficio per sé, ma a difendere un bene fra i più preziosi: lo Stato e la sua capacità di garantire equità sociale e dignità ai suoi cittadini. La manifestazione di mercoledì però è soltanto un punto di partenza. E il suo chiaro successo costituisce per tutta la sinistra politica, sindacale e sociale una grossa responsabilità. Dal dibattito parlamentare ai referendum cantonali contro il preventivo e a quello federale contro gli sgravi fiscali infatti le battaglie importanti nei prossimi mesi non mancheranno. La sinistra può vincerle, a patto di non sprecare il capitale di fiducia raccolto anche fuori dal suo elettorato. È giunta l’ora di saper vincere.

Pubblicato il 

05.12.03

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