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Stress quotidiano

di

Denise Chervet
Ogni anno il centro europeo di coordinamento per la salute sul lavoro di Bilbao stabilisce un piano d’azione per gli Stati e per le controparti sociali. Quest’anno il tema sarà lo stress sul lavoro e le sue conseguenze. Prima o poi tutti noi abbiamo subito gli effetti dello stress sul lavoro, magari persino tutti i giorni. Lo stress è quasi inscindibile dal lavoro e così ci adattiamo più o meno bene. Inoltre ci sarebbe uno stress positivo – quello che ci stimola e ci sprona a far meglio – e uno stress negativo – quello che ci provoca mal di schiena, di stomaco, l’insonnia, ecc. Secondo me esiste soprattutto lo stress che ci auto imponiamo, per svariati motivi, e lo stress che ci viene imposto dall’esterno, che, dunque, non riusciamo a gestire. È quest’ultima forma ad essere particolarmente nociva. Pure lo stress che ci imponiamo da noi può provocare dei malanni, ma si può contenerlo riorganizzando la propria vita, fissando altre priorità… Ma lo stress causato da un macchinario che lavora a ritmi troppo elevati, da termini di fabbricazione troppo stringati, da un numero troppo grande di pazienti da curare non può essere affrontato individualmente. In quel caso è imposto dal datore di lavoro che vuole aumentare i propri profitti, ridurre i costi salariali. Soltanto i rapporti di forza permettono di imporre delle condizioni di lavoro che assicurino una struttura in termini di tempo e personale adeguata per svolgere al meglio il proprio lavoro. Un’altra fonte di stress è l’insicurezza del proprio avvenire professionale. Si pensi ai rischi di licenziamento per motivi economici o di ristrutturazione, vendite e fusioni, di progresso tecnologico: il lavoratore deve sempre rimanere all’erta, disponibile e aggiornato, senza pertanto avere garanzie di poter mantenere il suo posto o di rimanere attrattivo sul mercato del lavoro. E se resta disoccupato non è neppure sicuro di poter beneficiare delle indennità di disoccupazione che sono continuamente rinegoziate al ribasso (si vedano al riguardo le proposte di smantellamento dell’assicurazione contro la disoccupazione attualmente in discussione in Parlamento). I soli ad essere padroni del proprio avvenire professionale sono i managers che fissano le regole del gioco. Lo stress… loro se lo sono scelto da soli fissando i loro obiettivi di guadagno. Quando sospettano d’esser sul punto di venire allontanati aprono il paracadute dorato del pensionamento. Mentre lo stress dei salariati è uno stress subìto ed è questo che fa male. La campagna contro lo stress da lavoro saprà fare la differenza e proporre delle soluzioni davvero efficaci quali il rafforzamento dei diritti collettivi in materia di orari e organizzazione del lavoro, di protezione contro i licenziamenti, di sviluppo delle assicurazioni sociali? Nei salotti ovattati degli incontri tra controparti sociali e rappresentanti dello Stato, il dibattito si arenerà prima di arrivare al nodo centrale… e lo stress continuerà a imperversare. È questo il punto dove gli interessi degli impiegati differiscono da quelli dei salariati. Per ottenere delle modifiche favorevoli ai lavoratori bisogna strapparle ai padroni e agli altri attori economici con potere decisionale.

Pubblicato

Venerdì 22 Febbraio 2002

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