< Ritorna

Stampa

 

Strategia militare per i tifosi

di

Silvano De Pietro
Sono non meno di 200 le denunce di cittadini basilesi contro la polizia della città di Zurigo. Il motivo è la sproporzione dell’intervento contro un treno straordinario con 650 tifosi basilesi che domenica 5 dicembre volevano assistere alla partita di calcio tra il Basilea ed il Grasshoppers in programma nel pomeriggio allo stadio Hardturm di Zurigo. È la terza volta che la polizia zurighese adotta la tattica definita, con un termine preso dalla strategia militare, “Einkesselung”, che è l’accerchiamento del nemico stretto in una sacca. Ma su quel treno c’erano anche persone che volevano soltanto vedere la partita, che erano state costrette a viaggiare con la tifoseria più violenta, che sono state maltrattate per questo ed impedite di sottrarsi all’assembramento. In effetti tutto è accaduto a causa di una serie di circostanze. I giovani tifosi che a Basilea volevano prendere l’Eurocity delle 13.02 per recarsi a Zurigo a vedere la partita, hanno trovato alla stazione decine di uomini della speciale unità anti-hooligans della polizia basilese che li hanno costretti a salire su un treno straordinario già pronto. Il convoglio, praticamente pieno, era accompagnato da uomini della sicurezza delle Ffs, uno in ogni carrozza. Secondo le Ffs, il viaggio si è svolto «senza problemi» e senza danni al materiale ferroviario. Alle 14.30 il treno è arrivato alla stazione zurighese di Altstetten, dove è stato bloccato e circondato da un dispositivo di circa 500 uomini della polizia comunale di Zurigo. Lo schieramento era completato da idranti e furgoni cellulari. Dal treno, dove l’impressione è stata grande, sono volate bottiglie di plastica in direzione della polizia. Ai fans è stato ordinato di scendere. La prima spiegazione data dalla polizia era che, dopo un controllo, i tifosi sarebbero potuti andare allo stadio, dove la partita sarebbe iniziata alle 16.15. Ma il tempo passava e praticamente non succedeva nulla. La massa dei tifosi diventava sempre più inquieta e verso le 15 è ripreso il lancio di bottiglie. La polizia rispondeva con spray al pepe, gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Finalmente poco più di 200 persone, soprattutto gli uomini più anziani, le donne ed i bambini, potevano superare i cordoni di agenti e recarsi alla partita. Ma altre 427 persone, tra cui 11 donne e un ragazzo di 14 anni, venivano fermate, ammanettate, condotte alla caserma di polizia, identificate, fotografate ed interrogate con domande “intelligenti”, quali «Come è arrivato a Zurigo? Perché ha preso questo treno? Perché non si è allontanato quando sono cominciati gli scontri?» Tutta la procedura è durata ore. I tifosi fermati sono stati tenuti in attesa all’aperto (con temperature intorno allo zero), sempre ammanettati e con limitata possibilità di andare al bagno (spesso negata con frasi tipo «Potevi farla stamattina»). Gli ultimi fermati sono stati portati dentro alle 22.30; gli ultimi che hanno lasciato la caserma di polizia (a parte una persona trattenuta fino a lunedì pomeriggio) hanno potuto farlo soltanto dopo l’1.30 di notte. Trattandosi in parte di minorenni, sono stati avvertiti i genitori affinché venissero a riprendersi i figli. E da qui si può capire la forte irritazione di centinaia di basilesi che hanno deciso di denunciare la polizia zurighese per queste vessazioni. «Con un’operazione mirata abbiamo mostrato che non tolleriamo né violenze né danni materiali», ha dichiarato la portavoce della polizia zurighese Susann Birrer. L’«operazione mirata» sarebbe la tattica dell’accerchiamento in funzione preventiva, che per le forze dell’ordine ha già dato buoni frutti in altre due occasioni. Il 27 novembre scorso a Winterthur la polizia cantonale ha accerchiato un treno recante dimostranti che volevano dar vita in città ad una manifestazione non autorizzata contro l’Udc. Una sessantina di attivisti politici sono stati fermati e controllati. Ma già il 1. maggio scorso con la stessa tattica la polizia zurighese era riuscita a fermare 257 “black block”. E molti si ricordano del “sequestro” operato dalla polizia, il 24 gennaio scorso a Landquart, di un treno con un migliaio di dimostranti anti-Davos. Secondo la portavoce Birrer, questa volta la polizia era anche costretta a fare qualcosa per impedire violenze e danneggiamenti, dopo i massicci scontri in occasione della partita Fcz-Basilea. «Dovevamo dare un chiaro segnale», ha detto. E da qui si capisce anche la soddisfazione con cui le autorità zurighesi, a cominciare dalla responsabile politica della polizia comunale, la socialista Esther Maurer, si sono espresse sull’andamento dell’operazione. In un’intervista, il dirigente della polizia comunale responsabile del dispositivo messo in atto alla stazione di Altstetten, Jürg Zingg, ha confermato in sostanza come si sono svolti i fatti, giustificando le misure prese con la presenza sul treno di 200-300 «persone pronte alla violenza» e con il sequestro di una cinquantina di razzi, fiaccole e bombe fumogene. I dati personali di chi non ha fatto nulla di penalmente rilevante, ha aggiunto Zingg, «non saranno conservati in una banca-dati». Sproporzione e inadeguatezza A dire che la polizia questa volta ha esagerato non ci sono soltanto i tifosi basilesi, ma persino un giornale autorevole come la “Neue Zürcher Zeitung”, che di solito si schiera dalla parte delle autorità. «Circa 50 razzi di fuochi d’artificio mostrati in una foto della polizia come prova del potenziale di violenza dei tifosi, sono in ogni caso in rapporto sproporzionato con il numero di fermati», ha scritto la Nzz. Le critiche sulla polizia cittadina di Zurigo sono piovute da più parti. Contestata non è l’operazione in sé, ma la sua esagerata dimensione in rapporto all’alto numero ed alla reale pericolosità dei tifosi fermati, oltre che ai modi un po’ troppo rudi usati con le persone. Certo, si può capire che dopo i disordini registrati nella precedente partita del 30 ottobre la polizia zurighese cercasse di evitare che quei fatti si ripetessero e di prevenire le scorribande degli hooligans, ma, come hanno fatto notare i giornali basilesi, l’Fc Basel e la stessa Nzz, in futuro più nessun tifoso salirà su un treno straordinario per non lasciarsi incanalare in situazioni come quest’ultima accaduta a Zurigo, il che annulla in partenza ogni valore preventivo di simili operazioni di polizia. Il quotidiano zurighese aggiunge un altro motivo che dovrebbe indurre i responsabili della polizia a pianificare meglio i loro interventi in massa a scopo preventivo: spesso le persone fermate in queste occasioni e denunciate alla magistratura vengono assolte da ogni imputazione, poiché «l’esperienza mostra che gli stessi presunti partecipanti ai disordini raramente sono giuridicamente perseguibili». Il giornale ricorda infatti che un anno fa i tribunali di Zurigo hanno assolto gli imputati che affermavano di essersi trovati per caso in mezzo ad una dimostrazione anti-Wef (cioè contro il Forum economico mondiale di Davos) non autorizzata. Infine qualche dubbio ci sembra lecito sollevare in merito all’uso che la polizia fa dei dati personali raccolti in questi casi su cittadini che poi risultano estranei ai fatti e prosciolti da ogni accusa. Nonostante le precisazioni contrarie dei dirigenti, il dubbio è legittimo, poiché si sono già verificati, anche di recente, casi di persone risultate estranee alle imputazioni e completamente prosciolte i cui dati personali sono rimasti registrati nelle banche-dati della polizia. Persino vittime di atti di violenza si sono accorte di essere registrate ed hanno dovuto fare notevoli pressioni, non bastando le vie legali, per farsi cancellare dai registri di polizia.

Pubblicato

Venerdì 17 Dicembre 2004

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 4 Giugno 2021