I giovani neri sono considerati spesso degli spacciatori dalla popolazione. Di questo pregiudizio soffrono molti africani, specialmente quelli ben integrati. La Comunità Africana del Ticino, un'associazione nata nel 1992, si impegna per favorire il dialogo tra africani e popolazione locale e per facilitare la convivenza tra persone di diverse culture. Si batte inoltre contro i preconcetti sui neri.
La Comunità Africana ha stretto rapporti con il mondo politico ticinese e organizza dibattiti sui vari aspetti dell'integrazione degli stranieri. Venerdì scorso a Bellinzona lo storico Georg Kreis, presidente della Commissione federale contro il razzismo, ha ricordato che per molti svizzeri gli africani sono immigrati o richiedenti l'asilo, dimenticando che molti neri sono cittadini svizzeri. Carmel Fröhlicher Stines, psicologa di origine africana, si è riferita al rapporto del 2004 "I neri in Svizzera" realizzato su mandato della Commissione federale contro il razzismo al quale lei stessa ha contribuito. Quel lavoro evidenziava la difficile condizione degli africani a causa della loro cattiva immagine presso la popolazione locale; erano considerati spesso profittatori dell'assistenza pubblica. Eppure la psicologa nota in Svizzera un cambiamento in senso positivo. A Chiasso si nota una tendenza inversa, benché la cittadina di frontiera abbia sostenuto molte iniziative per favorire la convivenza. All'inizio di quest'anno la Lega dei ticinesi, in campagna elettorale, si è scagliata contro i richiedenti l'asilo, soprattutto quelli africani, e, con una petizione, contro il progetto di un nuovo centro per richiedenti l'asilo nelle vicinanze del campo sportivo. La Lega ha vinto le elezioni comunali e perfino il nuovo sindaco liberale, con la maggioranza del Municipio, si è detto d'accordo di non attuare la variante di piano regolatore che avrebbe reso possibile il nuovo centro di registrazione e procedura unico a Chiasso.
L'avversione nei confronti dei richiedenti l'asilo sembra aver offuscato la mente a molte persone. L'attuale centro accanto alla stazione, dove alloggiano i richiedenti l'asilo, serviva all'inizio a soggiorni di pochi giorni, ma da alcuni anni i richiedenti vi rimangono spesso quasi due mesi. Per permanenze così lunghe il centro non è adatto poiché mancano spazi per le famiglie con bambini e per il tempo libero. Quando il centro è quasi pieno, diventa difficile, negli spazi stretti, la convivenza tra persone di culture molto diverse. Sono proprio queste le ragioni per cui Luigi Rigamonti, municipale socialista, ha difeso la nuova struttura. Invano: troppi politici a Chiasso non vogliono ragionare, preferiscono diffondere pregiudizi sugli stranieri o stanno zitti.
Sorprende l'affermazione del portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (Ufm), Jonas Montani, secondo cui l'attuale centro sarebbe completamente adatto come alloggio per richiedenti; una nuova struttura sarebbe necessaria unicamente per ottenere un centro unico in modo da superare la separazione tra uffici amministrativi e alloggio dei richiedenti. Sarebbe opportuno, perciò, invitare i capi dell'Ufm a Chiasso perché possano rendersi conto che l'attuale centro effettivamente non è adeguato per ospitare fino 200 richiedenti per parecchie settimane.

Pubblicato il 

21.11.08

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