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Stranieri e asilo, due No non bastano

di

Beat Allenbach
È significativo che delle personalità che conoscono bene dall'interno la questione dell'asilo respingono con molto convinzione la nuova Legge sull'asilo in votazione, assieme a quella sugli stranieri, il 24 settembre. Urs Hadorn, vicedirettore dell'Ufficio federale della migrazione fino a pochi anni fa, e Jean-Pierre Hocké, già Alto commissario per i rifugiati dell'Onu, conoscono attraverso le proprie esperienze "al fronte" i retroscena delle procedure d'asilo. Cosa ci dice il conoscitore del diritto d'asilo Hadorn: i nuovi provvedimenti, benché drastici, saranno poco efficaci; un richiedente che rischia nella spericolata fuga la sua vita non si scoraggia se deve rimanere in prigione invece di 12 mesi due anni. Il vero problema starebbe nelle grosse difficoltà per rinviare dei richiedenti l'asilo definitivamente respinti, soprattutto di provenienza africana. Gli ostacoli al rimpatrio dipendono, però, principalmente dagli stessi Stati di provenienza e in questo ambito la nuova Legge sull'asilo non offre nessuna facilitazione. Saranno necessari ulteriori accordi della Svizzera con i diversi Stati per favorire i rimpatri.
La nuova Legge sull'asilo comporta un pesante inasprimento delle norme per poter ricevere asilo politico. Due esempi: chi non presenta, entro 48 ore, il suo passaporto o la carta d'identità avrà poche probabilità di beneficiare di un esame accurato della sua domanda e chi dopo approfondito esame vedrà respinta la sua domanda definitivamente dovrà lasciare la sua abitazione e non riceverà più l'aiuto sociale; anche le persone vulnerabili come famiglie con bambini in tenera età, donne incinte, malati e minorenni non accompagnati finiranno sul in mezzo alla strada. Questi provvedimenti sono stati criticati aspramente da giuristi svizzeri di grande fama e hanno spinto l'ex Alto commissario per i rifugiati a dire: «La legge contravviene manifestamente ai principi fondamentali e a precise norme di diritto internazionale». La maggioranza del parlamento non ha voluto ascoltare. A chi dà fastidio quella minoranza di richiedenti spacciatori e delinquenti sappia che la nuova legge in queste circostanze non aiuta. Sarebbe quindi poco avveduto votare una legge estremamente dura con i nuovi richiedenti l'asilo ma poco efficace rispetto alle situazioni che creano malcontento nella popolazione. Vorrei rammentare inoltre che le richieste d'asilo in questi ultimi anni sono scese drasticamente e continuamente in Svizzera e negli altri Paesi europei. Non è quindi il momento di applicare delle norme come se fossimo in una situazione d'emergenza. L'hanno capito molte personalità borghesi che hanno aderito al Comitato borghese contro le due leggi, come i ticinesi Laura Sadis, consigliera nazionale liberale, il musicista Franco Ambrosetti, presidente della Camera di commercio del Ticino, e Mario Botta, architetto.
Il Consigliere federale Christoph Blocher ha ragione in un punto: si è fatto troppo poco per integrare i rifugiati riconosciuti nel mondo del lavoro e si deve favorire l'integrazione per esempio delle vittime di guerre civili che non ricevano asilo, ma sono ammesse provvisoriamente nel nostro paese. Dopo il 24 settembre, quando le leggi sull'asilo e sugli stranieri saranno bocciate dal popolo, ma anche se malauguratamente dovessero entrare in vigore, è essenziale che la Confederazione e i cantoni si occupino con solerzia di questo compito e intensifichino i loro sforzi con misure mirate atte a migliorare l'integrazione dell'intera popolazione straniera che lavora e vive in Svizzera.

Pubblicato

Venerdì 15 Settembre 2006

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