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Storie di sport, c'è chi va e chi non va...

di

Antonio Bolzani
È strana la vita: abbiamo un’infinità di meravigliose montagne eppure le nostre sciatrici e i nostri sciatori non vanno più nemmeno a puntarli; d’altro canto, il nostro Paese pur non avendo un mare è riuscito a far conoscere Alinghi e Ernesto Bertarelli in tutto il mondo! Altra curiosità: Michael Schumacher, innamorato della Svizzera (nazione dove l’automobilismo, Clay Regazzoni e Sauber a parte, non vanta una particolare tradizione), trascorre il tempo libero nella sua meravigliosa villa sulle rive del lago Lemano, in una lussuosa dimora situata vicino a quella dello stesso Bertarelli. Difficilmente i due potranno potranno andare al lavoro a piedi…! Intanto, a proposito di globalizzazione sportiva, dobbiamo segnalare che il tennis ha scoperto il doping e che la Swiss Football League ha deciso di aprire le porte del calcio svizzero, con effetto immediato e senza alcuna restrizione numerica, ai giocatori provenienti dall’Unione Europea, creando così una situazione che potrà avere due differenti ripercussioni. Tra le conseguenze immaginabili di tale provvedimento, è prevedibile l’arrivo di molti giocatori stranieri a basso costo ma pure di scarsa qualità. Se i prezzi internazionali diminuiranno, pure il mercato interno dovrà adeguarsi ed essere così più concorrenziale ed allora non è da escludere un miglioramento dei bilanci di molti club. C’è però anche l’inevitabile rovescio della medaglia, ossia quello di sacrificare i settori giovanili, investendo di meno ed attingendo da essi soltanto in caso di estrema necessità. Questa eventualità rischia di minare le prospettive e le potenzialità di molti vivai: ricordiamo che oggi la Svizzera è all’avanguardia per quanto riguarda il football giovanile: la filosofia, l’impostazione e i metodi di allenamento rappresentano un “modello” eccellente ed efficace anche fuori dai nostri confini nazionali. Gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni dalle nostre selezioni costituiscono la miglior dimostrazione del proficuo lavoro svolto a livello giovanile. Il variopinto carrozzone calcistico, nelle ultime settimane, ci ha proposto pure le dimissioni dell’oramai ex presidente dell’Inter Massimo Moratti. L’affascinante e simpatico dissipatore se n’è dunque andato, dopo aver creato più posti di lavoro lui nell’Inter che non Silvio Berlusconi in Italia. Lo ha scritto giustamente Paolo Condò sulla Gazzetta dello Sport: e proprio dalla rassegna stampa “morattiana” sono emersi in modo chiaro alcuni tratti del carattere e della personalità di un uomo sicuramente generoso, talvolta anche troppo. È interessante anche l’analisi di Aldo Grasso sulla Gazzetta dello Sport: il noto editorialista, tessendo l’elogio di Moratti e spiegando che nello sport la figura del perdente ha pari dignità di quella del vincitore, ha osservato che «fino a poco tempo fa il calcio contemplava anche la sconfitta, metteva in conto la bravura dell’avversario, il colpo di sfortuna e l’incertezza della sorte. Così è necessario che qualcuno si assuma il peso sacrificale del perdente perché possiamo ancora imparare cosa significhi davvero una vittoria. Almeno nello sport».

Pubblicato

Venerdì 30 Gennaio 2004

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