Anche dopo due libri neri, svariate inchieste giornalistiche e uno scandalo spionaggio, che ha portato le telecamere dell'azienda a controllare i dipendenti persino durante le soste al gabinetto, la Lidl in Germania non sembra aver imparato la lezione.

Tutt'oggi delle oltre tremila filiali tedesche del gruppo Lidl (a cui appartengono anche i marchi Kaufland, Kaufmarkt e Handelshof) solo sette hanno una commissione interna. Secondo la direzione, il motivo di questa anomalia starebbe «nella mancanza di interesse del personale a una rappresentanza sindacale». Come hanno, invece, dimostrato i due libri neri pubblicati dai giornalisti Andreas Hamann e Gudrun Giese nel 2004 e nel 2006 e l'esplosiva inchiesta sul controllo sistematico dei dipendenti pubblicata dal settimanale Stern nel 2008, le commissioni interne vengono puntualmente boicottate dai vertici aziendali e chi prova a metterle in piedi viene allontanato senza complimenti, con le scuse più disparate.
Anche se ufficialmente il settantenne proprietario di Lidl, Dieter Schwarz, si è recentemente ritirato dall'attività, lasciando la poltrona di presidente del consiglio di sorveglianza a Klaus Gehring, molti sostengono che sia sempre lui a dirigere il suo impero economico con il piglio di un tiranno. La catena di discount, che da anni ormai è una holding commerciale strutturata secondo il modello delle scatole cinesi, con ramificazioni in tutta Europa e il cui fatturato supera i 50 miliardi di euro annui, permette a Schwarz di figurare stabilmente tra le cinque persone più ricche della Repubblica federale. Subito dopo i "fratelli-coltelli" Karl e Theo Albrecht, titolari del concorrente Aldi, e molto prima dell'amico e collega Anton Schlecker fondatore dell'omonima catena di drogherie.
In comune con Aldi e Schlecker, Lidl ha la "filosofia aziendale". Dietro i prezzi convenienti praticati dai discount, prezzi irrinunciabili per molti in tempi di crisi economica, c'è però sempre uno sfruttamento che potremmo definire "scientifico" dei dipendenti.
Innanzitutto la scelta del personale ricade sempre su lavoratori scarsamente qualificati e quindi particolarmente ricattabili: soprattutto gli stranieri e le donne costrette a dividersi tra lavoro e famiglia. Se il dipendete sa di non poter trovare altro impiego che un posto alla cassa da Lidl, difficilmente creerà problemi al suo datore di lavoro. Per chi comunque non è disposto ad abbassare la testa di fronte a salari più bassi rispetto alla concorrenza, a straordinari non pagati e persino alle pause distribuite col contagocce, sono pronte le armi del mobbing e del licenziamento. Modi di mettere alla porta un dipendente sgradito Lidl, e gli altri discount, ne conoscono a decine. Si può rendere un inferno la vita ad una madre single, pianificandole in modo tale i turni di lavoro, da non permetterle di portare o prendere i figli a scuola, oppure si possono inscenare misteriosi ammanchi di cassa, magari di cifre ridicole, con cui dimostrare la disonestà del lavoratore, oppure il pretesto per un licenziamento può essere quello di aver rilasciato un'intervista (i dipendenti di Lidl sono tenuti al divieto assoluto di contatto coi mass media), oppure ancora una cassiera può aver battuto meno di 40 articoli al minuto (limite minimo di "produttività" imposto al personale alla cassa). In base a tali pretesti da Lidl, in Germania e nel resto d'Europa, si è già licenziato o indotto alle dimissioni, come hanno dimostrato non solo i libri neri di Hamann e Giese e le altre inchieste (su tutte quella condotta sotto copertura da un maestro del giornalismo come Günter Wallraff), ma anche le costanti denunce del sindacato Verdi.
Proprio il sindacato del terziario combatte da anni per il rispetto dei diritti dei lavoratori da Lidl, e presso gli altri discount, sostenendo, ad esempio, i dipendenti che decidono di fare causa all'azienda. La copertura legale e la solidarietà del sindacato non bastano però a far vincere ai più la paura di perdere l'impiego. Solo in alcune realtà, come ad Amburgo ad esempio, dove al sindacato si sono uniti in un vasto fronte anche alcuni esponenti del mondo politico, diverse associazioni cittadine e numerosi artisti, Lidl ha ceduto, permettendo, dopo lunghissime trattative, la nascita di ben due delle sette commissioni interne presenti in tutte le filiali tedesche di Lidl. Un esempio da imitare che, forse più del boicottaggio dei discount chiesto da qualcuno ma difficilmente realizzabile, potrebbe cambiare qualcosa nella triste quotidianità degli oltre 25 mila dipendenti di Lidl in Germania.

Pubblicato il 

06.03.09

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