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Stati Uniti, attivismo in rete

di

Anna Luisa Ferro Mäder
«Invia questo messaggio al tuo deputato o senatore». «Scrivi alla Casa Bianca». «Aiutaci a finanziare una pagina di pubblicità». Sono queste le richieste che ormai quotidianamente ricevono milioni di americani dalle organizzazioni sindacali, ambientaliste o politiche che hanno puntato su internet per far sentire con più forza e soprattutto in tempo reale la loro voce. Tra di loro vi è l’Afl-Cio, la principale organizzazione sindacale mantello statunitense che conta 13 milioni di iscritti a decine di sindacati. I primi passi sono stati mossi nel 2001 con il lancio di Working Families Network (Wfn). È un sistema di database concepito per aiutare i sindacati a creare e gestire network di attivisti usando internet. Il successo è stato superiore alle più rosee aspettative. Se all’inizio del 2002 Wfn contava solo 20 mila iscritti, adesso ne ha già 1,1 milioni. Il sistema è relativamente economico. Per i responsabili di GetActive.org, una società informatica specializzata nell’offrire servizi di questo tipo ad organizzazioni non-profit, questa mobilitazione costa un decimo di una spedizione postale. L’impatto è di sicuro effetto. Ne sanno qualcosa i deputati e i senatori americani che sempre più spesso ricevono ondate di messaggi e-mail dagli elettori. È capitato recentemente quando il parlamento ha discusso e poi bocciato una proposta del presidente George Bush di tagliare i compensi per il lavoro straordinario a milioni di lavoratori. Secondo Afl-Cio 250 mila persone hanno spedito e-mail a Washington. Il sistema funziona a livello nazionale, ma anche locale. Gli esempi ormai sono tanti. Nel New Mexico i sindacati hanno recentemente mobilitato gli insegnanti per riconquistare il contratto di lavoro perso alcuni anni prima. «Invia un messaggio al tuo deputato e fagli sapere quanto è importante riottenere il diritto di avere un contratto» era il messaggio che i sindacati andavano inviando agli affiliati. In genere questo tipo di messaggio è accompagnato da una lettera standard che rapidamente viene inviata al deputato della circoscrizione in cui si abita. L’appello, i sindacati ne sono convinti, ha contribuito a far sì che gli insegnanti ritornassero ad avere una protezione contrattuale. Alcuni mesi fa, anche i sindacati del settore delle telecomunicazioni sono ricorsi all’aiuto di internet per informare in tempo reale i lavoratori sull’esito delle trattative con la Verizon, la società telefonica che opera sulla costa atlantica. Molti lavoratori e simpatizzanti hanno spedito messaggi ai dirigenti della Verizon, invitandoli a negoziare un accordo giusto. Con il sistema unity@verizon i sindacati sono riusciti a raggiungere rapidamente i loro affiliati, ma anche ad alimentare un dibattito tra lavoratori che operano in 11 diversi stati americani. I messaggi di solidarietà sono stati percepiti meglio e quindi hanno avuto un maggior impatto. La mobilitazione via internet sta creando fenomeni nuovi anche nel mondo della politica. Basta vedere cosa sta facendo MoveOn.org, un’organizzazione che riesce a mobilitare le forze progressiste del paese per progetti specifici e per temi di forte attualità. MoveOn.org ha solo cinque anni di vita, ma conta ormai 1,6 milioni di membri negli Stati Uniti e altri 600 mila nel resto del mondo. È il più grande network di attivisti collegati online degli Stati Uniti, assicurano i responsabili, un gruppo composto solo da sei persone. Gli iscritti sono invitati non solo a firmare petizioni, a inviare messaggi di protesta o di sostegno, ma anche a pagare piccole somme per poter far pubblicare una pagina di pubblicità per esempio sul New York Times contro la politica condotta dal presidente Bush in Iraq o per mandare in onda alla televisione spot pubblicitari. L’idea, per il momento, piace molto. MoveOn brilla per le sue idee originali. In queste settimane ha lanciato il concorso “Bush in 30 secondi”. Chiunque è in grado di produrre uno spot originale di 30 secondi sul presidente può prendere parte al concorso per la selezione dello spot da mandare in onda alla televisione la sera in cui il presidente terrà il suo discorso dell’unione nel gennaio prossimo. Anche MoveOn funziona col sistema del conosci e fai conoscere. Piace perché la gente può rapidamente reagire da casa o in ufficio. Spedire un e-mail è dopo tutto una cosa semplice che costa poca fatica. Gli organizzatori invitano inoltre gli iscritti a fissare le priorità e i temi che interessano maggiormente e puntano su quelli. Internet è entrata con forza anche nella campagna delle primarie in vista delle elezioni presidenziali che si terranno tra un anno. Il più attivo e originale è Howard Dean. Da emerito sconosciuto è rapidamente diventato il candidato che è riuscito a raccogliere più fondi. C’è riuscito grazie ad una strategia concepita dal suo braccio destro Joe Trippi, che da anni ha capito le potenzialità di internet e adesso la mette in pratica. Con questo mezzo è riuscito rapidamente a coinvolgere migliaia di persone in tutto il paese. Da casa mobilitano amici, conoscenti e simpatizzanti. Insieme stanno raccogliendo piccole somme, che messe insieme diventano rapidamente milioni. Per poter raccogliere più fondi, Dean ha persino deciso di rinunciare alle sovvenzioni pubbliche perché accettandole avrebbe dovuto rinunciare ad una parte dei fondi che sta raccogliendo con internet. È un modo per contrastare il presidente Bush che sta raccogliendo milioni a palate. I giornali americani cominciano a guardare con interesse al fenomeno Dean. Si rendono conto che sta succedendo qualcosa di nuovo. Internet sta cambiando anche il modo di fare campagna elettorale.

Pubblicato

Venerdì 12 Dicembre 2003

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