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Specchietti per allodole, cavalli di legno

di

Michele De Lauretis
di Michele De Lauretis
collaboratore di direzione Dss

Penetrare con astuzia nel campo avversario per smantellarlo dall'interno. La strategia è antica, i greci ebbero ragione dei troiani grazie al famoso cavallo. Pure le amministrazioni pubbliche non dovrebbero vigilare solo a quanto avviene al proprio esterno poiché potrebbero venir erose anche dall'interno.
Il dibattito sulla presenza e sulla funzione dello Stato non avrà mai fine ed è soprattutto su questo terreno che si confrontano le politiche di destra e di sinistra. Nella destra c'è chi combatte con armi trasparenti questa battaglia volta a ridimensionare il ruolo equilibratore e redistributore dello Stato; c'è tuttavia anche chi lo fa  con armi ingannevoli.
Nelle scorse settimane si è assistito in Ticino ad un breve dibattito sul ruolo dello Stato: protagonisti un ex consigliere di Stato radicale, Argante Righetti e due esponenti di Comunione e Liberazione, il direttore del GdP ed il coordinatore del Dfe (cfr Regione 6 settembre, CdT 18 settembre, Regione 4 ottobre; GdP 10 ottobre).
La parola chiave del confronto è: sussidiarietà.
Torniamo così al cavallo di Troia. Un regalo così lo abbiamo per esempio visto nel recente passato, quando i medesimi ambienti, sulla scuola, dissero ai ticinesi «vi diamo il ticket», «vi diamo la libera scelta». Ma i ticinesi capirono in misura massiccia che non davano. Toglievano.
"Sussidiarietà" diventa ora la pillola amara indorata di zucchero.
È inutile dire qui come a mio avviso abbia pienamente ragione l'ex consigliere di Stato. È invece utile aggiungere un paio di osservazioni. Innanzitutto si guardi bene al titolo dato all'intervento del coordinatore Dfe: "Stato forte perché sussidiario". Non sono dunque le iniziative dal "basso" ad essere ritenute sussidiarie allo Stato, bensì viceversa. Non è differenza da poco. Significa che di complemento nel vivere civile (se proprio-proprio non se ne può fare a meno) diventa... lo Stato. O si guardi alla trappola del contributo sul GdP di Antonio Polito (ex comunista finito nella Margherita e che minacciò: "se eleggono Vendola mi faccio monaco buddista". Purtroppo non ha mantenuto la promessa), titolato: "Un'idea liberale. E di sinistra".
Obiettivo: sgretolare lo Stato quale redistributore, garante di equità, ed erogatore di servizi essenziali ai cittadini.
Quella che si tenta di definire come "ottica moderna" non è altro che una concezione medievale, antilluminista, un ritorno al passato, meglio se confessionale e un po' integrale. Ma passi; c'è nel Duemila chi rimpiange quell'epoca oscura e comunque sia il confronto arricchisce sempre...
Restiamo alla sussidiarietà. Come noto la si suddivide in due tipi, quella verticale e quella orizzontale.
La sussidiarietà verticale si esplica fra istituzioni ed uno stato federale come il nostro ne sa qualcosa e ne applica parecchia: in ambito scolastico, sanitario, di giustizia, di lavoro ecc. La sussidiarietà orizzontale (della quale peraltro il Ticino ha non pochi esempi, specie nel cosiddetto volontariato che spesso vede i propri bilanci condotti in pareggio dallo... Stato) sta per contro servendo a taluni (i soliti noti) per portare nella cittadella dello Stato un cavallo di Troia.
In questo senso il principio di sussidiarietà orizzontale (ed è già stato detto in Italia dove il dibattito si è acceso attorno al progetto di Costituzione berlusconiana, affossato dal popolo in primavera) serve a smantellare i servizi pubblici, dandoli in concessione a soggetti privati che cercheranno il profitto nel gestire istruzione, salute e beni essenziali in genere. Verrebbe meno la garanzia regolatrice, di equità e di giustizia che solo lo Stato può dare. Altrove lo si è visto, per esempio con l'acqua potabile privatizzata. Aumenterebbero le disparità regionali, le discriminazioni di censo ed origine, nonché quelle nell'accesso ai servizi primari per l'esistenza.
Conclusione: talora le belle parole servono a mascherare brutte intenzioni.

Pubblicato

Venerdì 20 Ottobre 2006

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