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Spagna, non c'è più religione

di

Dario Rivoir
Il Pp, Partito popolare cattolico e nazionalista sta perdendo il suo ultimo bastione: la Galizia. I risultati definitivi saranno noti soltanto la settimana prossima, con la conta dei voti degli emigrati. Forse il gioco dei resti permetterà all’82enne Fraga Iridarne di ottenere la maggioranza assoluta in parlamento, ma nella regione il Pp è sceso dal 51 al 45 per cento dei voti. Il Partito socialista di Galizia fa un balzo in avanti di 11 punti percentuali e alleandosi con il Bg (Blocco gallego) si appresta a dare il cambio al vecchio ministro dell’educazione del conterraneo Franco che ha governato la regione per quattro mandati consecutivi. La campagna elettorale ha visto una mobilitazione insolita, la partecipazione al voto superiore ad ogni precedente: la posta in gioco per il Pp era altissima, salvare almeno una regione e un centro di potere. Fraga si è detto convinto di vincere «contando sull’aiuto di Santiago» ma non è bastato. Il declino economico della Galizia, in perdita di velocità rispetto al resto della Spagna, la voglia di cambiamento laico che si respira in tutto il paese sono stati superiori. Il giorno prima a Madrid si è svolta la grande manifestazione organizzata dalla conferenza episcopale e sostenuta dal solo Partito popolare per la difesa della famiglia. In realtà la manifestazione è stata l’urlo di protesta contro la legge sul matrimonio che parifica le coppie omosessuali alle coppie eterosessuali. Legge approvata da tutti i gruppi del parlamento con l’opposizione del Pp. La legge non toglie nulla a nessuno. Concede solo – secondo il governo – dei diritti a una minoranza alla quale erano sempre stati negati, ma ferisce l’orgoglio tradizionalista e conservatore. Lo slogan ufficiale consiste in un semplice “Matrimonio: Uomo + donna” e in un “Siamo tutti stati embrioni” di difficile interpretazione. Nelle intenzioni dei suoi promotori doveva essere una sollevazione popolare contro Zapatero, reo di aver detto chiaramente che il concordato con la Chiesa cattolica dovrà essere rivisto e che lo Stato deve essere laico e neutro rispetto alla religione. Le sovvenzioni alle scuole private, il pagamento dello stipendio del catechista, molti privilegi sono in pericolo. La chiamata è stata un vero e proprio appello alla crociata. Da tutti i pulpiti del paese, da ogni parrocchia, ad ogni messa prima del congedo ai fedeli si è letto l’appello solenne della conferenza episcopale per una partecipazione alla manifestazione massiccia. I santini all’entrata della chiesa sono stati sostituiti dagli orari e dai numeri di telefono delle imprese di trasporti per la capitale. Obiettivo dichiarato: portare in piazza mezzo milione di persone. Obiettivo fallito. I numeri annunciati dagli organizzatori dicono un milione e mezzo di persone, ma per la polizia sono invece 186 mila. E poi: alla manifestazione hanno partecipato 20 vescovi, ma la Spagna ha 78 vescovadi, 58 vescovi – fa notare la televisione – si sono distanziati. Il telegiornale della sera ha contrapposto la scena della grande sfilata con le immagini di una festa gay svoltasi contemporaneamente a Barcellona (e le telecamere, non sempre oneste, sanno far credere che le masse si equivalevano, con la differenza che da una parte si alzavano al cielo più bambini possibili, dall’altra ci si divertiva). Chi scrive ha avuto la ventura di assistere – oltre al composto, diradato e ordinato sfilare delle famiglie – anche ai festeggiamenti per la finale della Copa del Rey svoltasi il sabato precedente fra due squadre minori: il Betis e l’Osasuna. Un’orgia di colori e di cori che non hanno paragone con il più osé degli slogan episcopali “Familia unida, jamás será vencida” cantato dagli scarsi papaboys. Con l’altra differenza che i tifosi del Betis si sono riportati a casa sciarpe e bandiere mentre gli ex embrioni hanno abbandonato sulla Puerta del Sol tutto l’inutile armamentario cartaceo di protesta. E tutto questo mentre nel paese si sta vivendo un intenso momento di speranza con molti freni e incertezze. La speranza è quella della fine della stagione terroristica. Si percepisce il sentimento che il ritorno alla normalità sia possibile: sia per la stanchezza dei leader dell’Eta e la mancanza di uno sbocco alla loro iniziativa, sia perché la Francia non è più un santuario per i suoi uomini. La voglia di pace del cittadino comune – che il governo rappresenta – si scontra però con l’intransigenza dell’opposizione politica democristiana del Pp che cerca di qualificarsi con la ferma avversione ad ogni forma di apertura o di trattativa e si appiglia all’attaccamento agli antichi valori come differenziazione con la società in movimento. I problemi e le incertezze della Spagna sembrano di diversa natura e urgenza. Le masse migratorie che percorrono il paese (secondo le statistiche Madrid è cresciuta di un milione di abitanti in un anno) sono portatrici di conflitti latenti, dopo un anno di scarse precipitazioni le riserve idriche sono ridotte all’osso, gli aiuti massicci dell’Unione europea che hanno dato la spinta al rilancio economico sembrano essere in via di estinzione. In questo contesto la parificazione del matrimonio fra coppie omosessuali o eterosessuali non dovrebbe preoccupare più di quel tanto, ma non esiste più religione, e questo è duro da digerire.

Pubblicato

Venerdì 24 Giugno 2005

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