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Sotto la scure

di

Silvano De Pietro
L’altalena dei conti della Confederazione rischia di diventare una minaccia per le fasce più deboli della popolazione e di avviare un serio ridimensionamento della sicurezza sociale. Dopo aver più volte sbagliato le previsioni sulle entrate, prima valutate in modo troppo pessimistico e poi in modo troppo ottimistico, ora il ministro delle finanze Kaspar Villiger ha annunciato una manovra per colmare un buco di diversi miliardi di franchi che si va profilando nelle casse federali per i prossimi anni. Da qui un programma di risanamento delle finanze che si annuncia doloroso, e le cui principali vittime finiranno per essere i pensionati ed i redditi più bassi. Il Ps ed i sindacati hanno subito espresso il loro disaccordo. A causa dell’aggravamento in misura imprevista della congiuntura economica nella seconda metà dell’anno scorso, con molta probabilità il consuntivo 2002 – ha annunciato Villiger – si chiuderà con un deficit di 3,3 miliardi di franchi, anziché con l’avanzo preventivato di 294 milioni. Secondo le previsioni del Dipartimento federale delle finanze, questo crollo degli introiti potrebbe prolungarsi negli anni prossimi, fino a toccare i 5,5 miliardi di franchi. Con l’aggiunta di altri 2 miliardi di spese non pianificate, relative a progetti attualmente discussi in Parlamento, verrebbero complessivamente a mancare 7-8 miliardi di franchi entro il 2006. Se questa volta i calcoli sono giusti, il peggioramento dei conti in così poco tempo è davvero impressionante. Come rimediare? Con l’aria che tira fra i partiti borghesi, che insistono sulla riduzione delle imposte, Villiger e il Consiglio federale non hanno trovato di meglio che concentrarsi sul taglio delle spese. Ad essere colpiti saranno un po’ tutti i settori di competenza federale, ma in modo ingiusto. L’esercito, per esempio, dovrà risparmiare solo 130 milioni e l’agricoltura 80, mentre i beneficiari dell’Avs si vedranno adeguare dal 2006 le rendite al carovita senza tener conto dell’evoluzione dei salari, il che costerà loro 150 milioni di franchi (da 20 a 40 franchi al mese in meno per ogni rendita). Altri 170 milioni verranno risparmiati sopprimendo il contributo inteso ad agevolare il pensionamento anticipato. Pesanti tagli sono previsti anche in altri campi della socialità ed in settori importanti come i trasporti e le politiche ecologiche. Inoltre, l’entrata in vigore del pacchetto di sgravi fiscali per le famiglie (attualmente all’esame delle Camere, e comunque osteggiato dalla sinistra perché favorisce solo i redditi medio-alti) verrebbe rinviata e decisa dal Consiglio federale al momento in cui la situazione finanziaria sarà tornata sotto controllo. Infine, Villiger si opporrà ad ulteriori sussidi ai premi della cassa malattia, nonché al progetto di sottrarre alla Confederazione una parte dell’Iva per attribuirla all’Avs. Mannaia sui più deboli, trasporti e politica ecologica Questa strategia finanziaria è stata immediatamente respinta dal Partito socialista, per il quale «il taglio delle rendite Avs e dei contributi alle istituzioni per handicappati fa dei più deboli della nostra società i primi ad essere colpiti. Anche la riduzione degli investimenti è la cosa più stupida in un momento di crisi: i minori contributi per la costruzione di abitazioni e per il trasferimento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia, come pure lo stop alla promozione delle energie alternative, sono decisioni economicamente ed ecologicamente sbagliate». E la stessa Christiane Brunner, presidente del Ps, è intervenuta in prima persona contro questa isteria del risparmio che ha preso il Dipartimento federale delle finanze: «ciò che occorre in questo momento sono investimenti nel futuro, e non tagli a carico dei pensionati e dell’ambiente». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la puntuale reazione dell’Unione sindacale svizzera. «Il vero problema è la crisi dell’economia, non il bilancio federale» – ha detto il segretario centrale Serge Gaillard – «e compito principale della politica finanziaria è la lotta alla crisi. Se la ripresa economica non ci sarà entro la metà dell’anno, saranno necessarie persino spese supplementari sotto forma di un programma d’investimenti». Insomma, non è giusto drammatizzare troppo la situazione, dato che il peggioramento delle entrate previste è dovuto soprattutto alla cattiva congiuntura. E un deficit strutturale di 1-2 miliardi può benissimo aspettare fino alla prossima ripresa dell’economia, quando potrà essere facilmente riassorbito. Ciò significa, secondo Gaillard, che bisogna andarci piano con le misure di risparmio. È giusto prenderle, perché creano fiducia nel riassorbimento del deficit; ma va tenuto presente che produrranno un effetto tra due anni, quando la ripresa della congiuntura si sarà consolidata. Il meccanismo del cosiddetto freno dell’indebitamento dev’essere quindi migliorato, affinché le decisioni di politica finanziaria non producano più, come nell’ultima recessione, un nefasto effetto prociclico (quello, cioè, che si ha quando si risparmia in tempo di crisi, quando invece occorrono più spese e investimenti per rianimare la congiuntura). Di conseguenza, «il pacchetto di sgravi fiscali, basato su un’inesatta valutazione della situazione finanziaria della Confederazione, dev’essere abbandonato. Non basta rimandarlo: nei prossimi cinque anni non vi sarà spazio per simili sconti sulle tasse, e ben altre saranno le priorità da affrontare». D’altronde, un aumento dell’Iva colpirebbe in modo troppo incisivo i redditi più modesti e non potrebbe essere accettato se non per sostenere le assicurazioni sociali, il cui finanziamento va assicurato a lunga scadenza, indipendentemente dalle variazioni dei conti pubblici. L’Avs non deve quindi diventare «una palla da buttare nel gioco a seconda delle lune della politica finanziaria». Ed il Ps, da parte sua, aggiunge quattro regole di politica finanziaria, che ricalcano l’analisi condotta da Serge Gaillard per l’Uss e che si possono così riassumere: 1) rinuncia ai regali fiscali in favore di chi dispone già di un buon reddito; 2) immediato riesame del meccanismo del freno all’indebitamento; 3) miglioramento degli introiti mediante la chiusura dei buchi esistenti nella fiscalità: un recente studio mostra che circa un quarto delle entrate nei bilanci familiari non viene tassato; 4) varo di un programma d’investimenti in funzione anti-crisi.

Pubblicato

Venerdì 7 Febbraio 2003

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