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Sommo diritto – somma ingiustizia?

di

Libano Zanolari
Senza un arbitro ha sempre ragione il più prepotente, il lupo che vuol mangiare l’agnello che gli beve l’acqua alla fonte. E se non è vero la protesta del malcapitato è presto respinta con una scusa marcia: «lo ammetto, non sei stato tu, ma ti mangio lo stesso perchè è stato di certo qualcuno della tua famiglia...». Nello sport ci sono delle regole e gente che veglia al loro rispetto. Nell’antica Grecia gli “hellanodikoi” erano armati di bastone e di verga e punivano sulla viva pelle chi faceva il furbo. Nella nostra società “di diritto” al di là degli arbitri esiste un Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) con sede a Losanna, sede anche del Cio. Allo scopo di evitare litigi vari ogni nazione e ogni sport si dà delle regole per le selezioni olimpiche: gli sciatori svizzeri per esempio dovevano arrivare una volta nei primi 8 e una volta nei primi 15. Se però i posti sono 4 e più atleti hanno soddisfatto i criteri di selezione (come è accaduto nello snowboard femminile svizzero) decide il direttore tecnico sulla base delle sua esperienza: il Tas ha respinto la protesta di una esclusa svizzera, ma ha accettato quella di una esclusa italiana. Il selezionatore ha dovuto richiamarla e per fargli posto ha tolto la concorrente A: il suo papà ha minacciato di ricorrere a sua volta al Tas e allora il selezionatore ha tolto la concorrente B , Lidia Trettel 32 anni, bronzo a Salt Lake City che ha accettato molto sportivamente. Ora le Federazioni di tutto il mondo dovranno far firmare un documento in cui tutti i candidati olimpici dovranno accettare che in caso di situazione di parità di risultati il tecnico potrà decidere su valutazioni tipo forma del giorno, recupero di condizione dopo infortunio ecc. Il fatto è che molti allenatori e molti selezionatori, specialmente nel calcio, ma anche in molti sport individuali, non rispettano i patti. I corruttori in questo caso generalmente sono gli sponsor che vogliono comunque il loro costoso campione ai Giochi o ai Mondiali. Sono i procuratori che rappresentano gli interessi degli atleti e dei calciatori e che vogliono i membri della loro “scuderia” in squadra anche se sono fuori forma ecc. Il Tas dunque è uno spauracchio che obbliga molti dirigenti a una maggiore trasparenza e correttezza. Con il rischio che qualche giudice troppo zelante e non troppo competente obblighi qualcuno a rifare la squadra, anche quando l’allenatore é onesto e in buona fede, e quando obiettivamente la decisione non si impone in modo netto. Ma dove il sommo diritto diventa somma ingiustizia è nei contenziosi sul doping: per arginare la piaga, che è anche un problema di “stato”, di salute pubblica della gioventù, lo sport condanna i disonesti e i furbastri a 2 anni e i recidivi alla squalifica a vita. Basta però andare da un giudice che quasi sempre riduce la squalifica perché il “Berufsverbot”, la proibizione di esercitare un mestiere non può esistere. Come se un ladro condannato a 10 anni si facesse ridurre la pena a 3 anni perchè deve pur lavorare.... Per evitare questa somma ingiustizia che in passato oltretutto ha indotto molti a non squalificare i campioni dopati (perché rischiavano di pagare forti penali per danni materiali e morali) ora le federazioni impongono l’accettazione di un documento in cui si accetta di sottostostare alle regole dello sport: comprese quelle sul doping.

Pubblicato

Venerdì 10 Marzo 2006

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