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Solitudini

di

Françoise Gehring Amato
Insostenibile. Le immagini e le notizie che giungono dal Medio Oriente sono pugni nello stomaco, macigni nel cuore. Le giornate insanguinate si susseguono e si contano come un rosario di guerra. Il martirio dei palestinesi continua, il sacrificio di israeliani innocenti non si placa. La spirale della violenza soffoca nei suoi ingranaggi mortali ogni speranza di tregua. La parola pace non si riesce nemmeno più a sussurrare. Questo il risultato della politica di Ariel Sharon che trascina nel baratro non solo i palestinesi – giacché l’oppressione è fortemente voluta e pianificata – ma anche e soprattutto il suo popolo. Un popolo che inizia però ad essere stanco. A cominciare da un manipolo di riservisti israeliani che ha deciso di non sparare più perché «l’occupazione e la repressione non hanno nulla a che vedere con la difesa dello Stato di Israele». Ma alla solitudine di questi soldati (la dissidenza viene pagata con il carcere e con il pubblico disprezzo) fa eco in modo assordante quella del popolo palestinese. «Negli ultimi anni – ha scritto con parole forti il giornalista Ettore Masina – i palestinesi non sono morti di guerre, ma sono morti di nostalgia nell’esilio, di miseria, di espropri e di disoccupazione, di torture, di prigione, di denutrizione. Ma si potrebbe dire che i palestinesi sono morti e muoiono soprattutto di solitudine, perché il loro martirio di mezzo secolo è anche soprattutto amara consapevolezza di costituire per l’opinione pubblica internazionale ben più un fastidio che un problema». La quasi totale assenza di interventi incisivi da parte della Comunità internazionale – pensiamo soprattutto all’Unione europea (gli Usa, alleati di Sharon, hanno già scelto il loro campo) e al mondo arabo – ne è la prova lampante. Questa latitanza, questi silenzi imbarazzanti, sono scandalosi poiché si fanno indirettamente complici della tragedia palestinese che si consuma quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Così il tempo della vita viene scandito dai bollettini di morte e nel deserto che ha visto nascere gli ulivi il dialogo è pura aridità. Nella situazione attuale nemmeno l’ombra delle tombe può placare l’arsura di questo inferno. E tutto ciò è davvero insostenibile.

Pubblicato

Venerdì 15 Marzo 2002

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