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Solidarietà, la fine del principio

di

Gianfranco Rosso
Solidarietà tra ricchi e poveri, sani e malati, giovani e anziani. È il principio che sta alla base della Legge sull’assicurazione malattia (Lamal), ma che viene sempre più spesso messo in discussione, attraverso decisioni e proposte di riforma. La tendenza è quella di scaricare i costi su chi (suo malgrado) li provoca, cioè sulle persone che hanno la sfortuna di ammalarsi e dunque di consumare medicine. Pensiamo all’aumento della franchigia minima obbligatoria da 230 a 300 franchi e all’innalzamento da 600 a 700 franchi della quota parte massima a carico dei malati in vigore dal 1°gennaio 2004 o alla recente decisione del Consiglio degli Stati di portare dal 10 al 20 per cento la partecipazione dei pazienti ai costi per le cure mediche e i farmaci. Ma anche alle proposte di ridurre drasticamente le prestazioni coperte dall’assicurazione obbligatoria, avanzate dall’Unione democratica di centro e appoggiate dal vicedirettore dell’Ufficio federale della sanità Hans Heinrich Brunner, ex presidente della potente Federazione dei medici svizzeri e fedelissimo del Consigliere federale Pascal Couchepin. E infine, non possiamo nemmeno dimenticare la proposta di quest’ultimo di istituire “premi speciali” per gli ultracinquantenni, ritenuti i maggiori responsabili dell’aumento dei costi della salute. Una proposta per ora riposta in un cassetto ma destinata a riemergere non appena i tempi saranno ritenuti maturi. È del resto in questa logica che si inserisce l’attuale dibattito sul finanziamento delle cure a domicilio e nelle case per anziani, che secondo la Lamal spetterebbe agli assicuratori malattia i quali però nella pratica si defilano. Nonostante questa situazione, nessuno chiede un’applicazione rigorosa della legge poiché causerebbe un aumento generale dei premi di cassa malati di circa il 10 per cento. Il Consiglio federale propone dunque che l’assicurazione malattia di base copra integralmente i costi delle cure medico-sanitarie terapeutiche e palliative, quali ad esempio il cambio di un bendaggio o un’iniezione. Dovrebbe invece limitarsi a versare un importo fisso - ancora da stabilire - per il fabbisogno essenziale giornaliero di cosiddette “cure di base”, ossia per l’aiuto negli atti di vita quotidiana come ad esempio lavarsi, vestirsi o nutrirsi. La distinzione fra i due diversi tipi di cure è motivata dal governo con la necessità per la Lamal di concentrarsi in primo luogo sulle prestazioni legate a malattie e non su quelle di aiuto nell’esistenza quotidiana. Ma questo è un discorso teorico ed egoista che di fatto complica ulteriormente la vita ad anziani e malati cronici. Inoltre è scontato che quella distinzione creerebbe problemi di interpretazione e abusi, come spiegato lunedì a Berna dai rappresentanti della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (Cds). Proprio per questa ragione i Cantoni hanno presentato un loro modello alternativo, che prevede una partecipazione delle casse malati ai costi per tutte le cure prestate all’interno delle case medicalizzate sottoforma di un contributo fisso. Il resto rimarrebbe a carico degli ospiti e, se le loro entrate e il loro patrimonio non bastassero, entrerebbero in gioco le prestazioni complementari o eventualmente l’assistenza sociale. L’aspetto più innovativo e intelligente della proposta della Cds è invece quello di chiamare gli assicuratori malattia alla cassa per coprire il 100 per cento dei costi causati dalle cure a domicilio (spitex), che sono notoriamente meno care. In più è prevista (come nel progetto governativo) l’istituzione di assegni per grandi invalidi dell’Avs (circa 200 franchi mensili), già in presenza di “una grande invalidità di grado lieve”, come contributo per gli aiuti domestici. Si vogliono insomma creare incentivi affinché le persone restino a casa il più a lungo possibile e non vadano dunque ad appesantire la fattura sanitaria. Anche se sembrano contare solo gli aspetti finanziari e non la qualità di vita delle persone, si tratta sicuramente di una buona proposta. Una buona proposta che non salva il principio di solidarietà tra le generazioni.

Pubblicato

Venerdì 3 Giugno 2005

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