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Soldati della guerra fredda

di

Giuseppe Dunghi
Da qualche parte nei testi di Carlo Marx si parla di alienazione. Significa non essere coscienti della propria condizione, non sapersi collocare nella società e nella storia. Per esempio, avere a disposizione il museo dei reperti preistorici al Castello di Montebello di Bellinzona, quello dei vetri romani a Locarno, possedere tutte le parole raccolte nel Vocabolario dei dialetti, ma ignorare i motivi che hanno portato a costruire quegli oggetti e a inventare quelle parole. Come ha detto bene il poeta friulano Leonardo Zanier a proposito del museo della Carniaa Tolmezzo:ignorare chi erano i sorestanz, chi “stava sopra” nella società, e chi stava sotto, quanto era la paga delle ragazze che lavoravano nelle filande e che cosa potevano comperare fabbricando tessuti di seta per i ricchi. Quel ceto sociale variegato e complesso che viene definito “centro”, ma che fa pensare piuttosto a uno zoo, e che tutti i partiti vorrebbero rappresentare, è l’illustrazione perfetta del concetto di alienazione. I riferimenti culturali, le scelte politiche, che cosa intendono per libertà, i consumi, le mete turistiche, le ambizioni professionali di queste persone compongono un carnevale che dura tutto l’anno. L’architetto Tita Carloni su queste pagine ha descritto il loro modo di costruire: qualcosa che ha più a che fare con l’etnologia che con l’architettura, in ogni caso una fonte inesauribile di comicità. Come sono comiche le interviste a quei risparmiatori che in Italia hanno perso i propri soldi nelle vicende dell’Argentina o nel fallimento Parmalat. Se le cose fossero andate diversamente, avrebbero portato al disastro il paese sudamericano e avrebbero continuato a inondare il mondo di yogurt scadenti e obbligazioni fasulle senza battere ciglio. Sono da considerare vittime dei raggiri dell’alta finanza o roditori di ricchezze accumulate col lavoro altrui? Probabilmente non lo sanno neppure loro. Il liberismo è questo ceto medio, questi risparmiatori, questo carnevale permanente. Il loro disagio ha una spiegazione nella storia degli ultimi anni. L’ipotesi liberista è potuta trasformarsi in realtà storica perché è stato sconfitto il socialismo reale e non c’è più bisogno di contrastare il sogno socialista contrapponendogli il benessere liberale. I militari rintanati sotto il San Gottardo, ora lo sappiamo, erano folclore; tutt’al più comparse per il film Beresina o terreno di intrallazzi per figuri come l’ex responsabile dei servizi segreti Peter Regli. I veri combattenti da questa parte del fronte della guerra fredda sono stati coloro che potevano permettersi stipendi elevati e di partecipare alla distribuzione dei dividendi di quel colossale casinò costituito dalle borse: il loro livello di vita era, durante gli anni della guerra fredda, la prova della superiorità del modello capitalista. Mostravano che si vive meglio accettandolo piuttosto che combattendolo. Ora la guerra è stata vinta, non servono più; anzi, li si può impunemente licenziare e dileggiare. I padroni sanno essere ingrati.

Pubblicato

Venerdì 13 Febbraio 2004

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