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Solanas, è l'ora della denuncia

di

Sergio Ferrari
Cineasta da 40 anni, militante politico radicale fin dalla gioventù, Fernando Solanas (classe 1936) incarna con passione il cinema latinoamericano impegnato. A 36 anni dal suo film “L’ora dei forni”, urlo in immagini della resistenza argentina, Solanas è ora di ritorno con “Memoria del Saqueo” (“Memoria di un saccheggio”), in programmazione da stasera al cinema Iride di Lugano (*). Si tratta di un documentario d’inchiesta e di denuncia, per il quale area offre oggi 10 biglietti gratuiti (cfr. a fondo pagina). Fra questi due lavori, Solanas ha realizzato una decina di film di fiction rivolti anche al grande pubblico, fra i quali “Tangos – L’esilio di Gardel” (1985), “Sur” (’88), “Il viaggio” (’92) e “La nube” (’98). Ma ha anche vissuto una storia ininterrotta di lotta, di resistenza, di semiclandestinità e di esilio (in Francia). Fernando Solanas, ci racconta come è nato e come è costruito “Memoria di un saccheggio”? È un documentario d’inchiesta, la cui sceneggiatura s’è costruita cammin facendo. Al montaggio, durato mesi, ho lavorato sulla struttura e la progressione drammaturgica del film, ho scelto i temi e ho diviso il film in un prologo e dieci capitoli, come un libro. Volevo che la narrazione fosse più chiara possibile, e che lo spettatore potesse ricostruire la storia come un puzzle. La suddivisione in capitoli è un omaggio che ho voluto fare al cinema muto, così come la scelta dei titoli e del carattere grafico, che contribuiscono all’unità formale dell’opera. Ho usato due cineprese, che sono quasi sempre in movimento. Il film è come un viaggio, una deambulazione continua nella realtà del paese. La grande camera con cui hanno filmato Alejandro Moujan e i suoi collaboratori aveva uno sguardo più oggettivo e si muoveva secondo una certa cadenza: la sua missione era di descrivere i luoghi del potere, le istituzioni. La camera piccola, che ho usato io stesso e dalla quale non mi separo mai, tenta di essere lo sguardo della gente, di ritrovarne il punto di vista: si sposta e si muove con lei. In tutto abbiamo girato oltre cento ore di materiale, a cui si aggiungono trenta ore di immagini d’archivio. Io stesso sono il narratore. Non era previsto, ma ho fatto una prova e alla fine siamo rimasti lì. Non c’è contraddizione, perché sono stato un attore diretto di gran parte della storia che evochiamo. “Memoria di un saccheggio”: una ricerca, una denuncia in immagini – resa più umana dalle voci e dai volti – il cui scopo è impedire il saccheggio della memoria? In un certo senso sì. Il cittadino medio è bombardato di informazioni provenienti da decine di media controllati dai gruppi economici e politici di potere. È quanto è successo in Argentina, dove questi gruppi hanno finanziato la disinformazione per far credere alla gente che lo Stato non funzionava e si doveva smantellarlo. Il paese è stato saccheggiato ma i media o hanno taciuto, oppure hanno giustificato il saccheggio. Mi sono chiesto come fosse possibile che la gente avesse fame in questo paese che era stato il granaio del mondo. E molti giovani della generazione dei miei figli mi chiedevano che cosa fosse realmente successo in Argentina. Fernando Solanas, le pongo la stessa domanda: cos’è successo? È stato un percorso ininterrotto durato 25 anni, iniziato dalla dittatura militare di Videla nel 1976, proseguito con le democrazie neo-liberali e terminato con la rivolta popolare del dicembre 2001 e la caduta del governo di Fernando de la Rúa. Il paese è stato depredato. In nome della mondializzazione e del libero scambio le ricette socio-economiche degli organismi finanziari internazionali hanno condotto ad un genocidio sociale e al saccheggio finanziario completo del paese. Bisogna sottolineare un elemento essenziale per capire tutto ciò: i nostri governi, quello di Carlos Menem (dal 1989 al ’99) o quello di Fernando de la Rúa (dal ’99 al 2001), sono responsabili, ma il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e i paesi che controllano queste istituzioni lo sono altrettanto. È quanto cerco di mostrare in “Memoria di un saccheggio”, la cui struttura si compone di un prologo e di dieci capitoli. Può essere più preciso? Per realizzare in fretta degli utili straordinari – molto superiori a quelli che si possono ottenere nei paesi del Nord – ci hanno imposto dei piani neo-razzisti che hanno di fatto cancellato diversi diritti sociali e hanno condannato a morte milioni di persone in Argentina e su tutto il continente. Ogni giorno 55 bambini, 35 giovani e adulti e 10 anziani muoiono in Argentina di malattie curabili o di sottoalimentazione. In media 35 mila persone all’anno. Questo è un aspetto essenziale: si tratta di crimini contro l’umanità perpetrati in tempo di pace. “Memoria di un saccheggio” si caratterizza per una documentazione precisa ed una grande qualità estetica. Ma si sente pure la sua rabbia, una grande collera di fondo. È vero. È la realtà che ho appena descritto, ancora una volta, che mi ha spinto a fare questo lavoro di memoria, questo lavoro contro l’oblio, a rimettere in un contesto le immagini storiche e a comporre un affresco vivente di ciò che abbiamo dovuto sopportare in questi anni. Basandosi sull’esempio argentino, che illustra l’illogico funzionamento di tutto il pianeta, ha dunque voluto fare un film altermondialista? Quando faccio un film parto dalla mia necessità, dai bisogni della gente, del loro ambiente. Ho voluto dare il mio contributo al dibattito urgente provocato da questa mondializzazione disumanizzata. È in questo senso che il film ha una dimensione più globale. Sarebbe splendido se dei cineasti di ogni paese – svizzeri, francesi, spagnoli, … – facessero dei film equivalenti, e proponessero così la loro lettura dei meccanismi che condannano i nostri popoli a partire dalla realtà che li circonda. Ad esempio il mio film indica chiaramente la responsabilità delle multinazionali, compreso il Crédit Suisse, nel saccheggio finanziario dell’Argentina. È fondamentale che questa informazione giunga al pubblico, perché nei paesi sviluppati si pensa talvolta che noi siamo i soli responsabili della nostra situazione, mentre in realtà i gruppi di potere del Nord lo sono pure in larga misura. Sarebbe dunque utile che un lavoro simile venisse svolto nel Nord, affinché sia mostrata la responsabilità di queste imprese e di queste banche. La memoria. Perché questo è un soggetto, una rivendicazione così presente attualmente in America Latina, dal Chapas fino al profondo sud, quasi senza eccezioni? Perché la memoria è la prima arma per assicurare la difesa dei popoli e la loro sopravvivenza. La cultura è memoria. Specialmente quando le grandi macchine della disinformazione tentano di bloccarla. Ma la resistenza, i massacri, la partecipazione popolare, le lotte sono delle esperienze che si trasmettono con il passaparola, dai padri ai figli e dai nonni ai nipotini. E diventa indispensabile di ritrovare la verità, che non figura mai nella storia riscritta dai vincitori, dal potere. E questo proprio in un momento in cui nel nostro continente si assiste ad un risveglio esplosivo delle coscienze. In particolare fra le popolazioni native, come dimostrano la rivolta zapatista e le manifestazioni in Bolivia o in Ecuador. Nel corso dei secoli tutto ciò in cui queste popolazioni credevano è scomparso, la loro cultura e la loro religione sono state distrutte, e i conquistatori hanno costruito delle chiese immense sulle rovine dei loro templi, che erano meravigliosi. Non crede che occupandosi soltanto della memoria si corre il rischio di limitarsi alla constatazione, alla diagnosi? Che ne è dell’avvenire? Fortunatamente assistiamo al consolidamento di un movimento sociale attivo, la cui principale espressione è il Forum sociale mondiale. È evidente che ci vorrà del tempo per cambiare modello. Ma si possono già osservare dei segnali significativi. Il mio film, per esempio, comincia e finisce con la rivolta popolare del dicembre 2001 che ha fatto cadere il presidente argentino Fernando de la Rúa. Al potere da due anni, aveva tradito le speranze riposte in lui dagli argentini, non aveva mantenuto le promesse e la gente l’ha costretto a partire. La prima rivolta dell’Argentina contro il neoliberalismo! Il popolo ha inflitto una nuova sconfitta al modello. *) “Memoria di un saccheggio” è in programma all’Iride di Lugano in versione originale con sottotitoli da oggi fino a lunedì alle 20.30, domenica anche alle 22.45. Verrà poi ripreso da venerdì 25 febbraio.

Pubblicato

Venerdì 18 Febbraio 2005

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