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Lavoro

Sociologia squinternata

di

Giuseppe Dunghi

Sono riusciti a eliminare l’acqua sporca, il bambino, le barchette di plastica, il recipiente, le foto del bambino e tutti i suoi giocattoli. Dipendenti, impiegati, collaboratori, maestranze, addetti, personale, manodopera: il massimo a cui arrivano, pur di non nominare i lavoratori e al limite – non sia mai – doverli rappresentare, è “posti di lavoro”. Il salario viene confuso con la rendita, e i salariati sono assorbiti nella categoria dei consumatori. Nei resoconti annuali della Migros, azionisti, clienti, cooperatori e collaboratori sembrano felici di essere trattati come sinonimi.


Se ci consideriamo tutti consumatori, allora vogliamo che i prodotti abbiano il prezzo più basso possibile, quindi che i produttori siano pagati il meno possibile. Ma per poter comprare bisogna disporre di denaro, e come procurarselo se non lavorando e producendo? Pagare poco i produttori, non prenderli in considerazione come parte della società e neppure nominarli, perché lontani o stranieri o senza voce: ecco la soluzione escogitata dall’economia postmoderna.


Ma l’invenzione più geniale per far sparire definitivamente dal discorso i lavoratori – coloro che hanno tutto da perdere in questa economia – è la nozione di “ceto medio” o “classe media”, cioè quelli che stanno bene, ma non troppo, mescolati con quelli che stanno male ma non troppo, contrapposti tutti insieme a quelli che stanno male davvero, i licenziati, gli esclusi, gli sconfitti, i perdenti. E non c’è come chi è quasi povero o chi ha paura di diventarlo per non avere pietà e disprezzare i poveri, come nella parabola del servo senza cuore raccontata nel vangelo di Matteo: un servo a cui il re ha appena condonato un debito di diecimila talenti incontra sulla porta un altro servo come lui che gli deve cento denari ma non li ha e lo supplica di avere pazienza, glieli restituirà appena possibile; ma lui è irremovibile, lo denuncia e lo fa gettare in carcere.


Sono finalmente riusciti a sostituire la solidarietà con l’odio. Ma a prezzo del ridicolo, perché ogni ricerca economica, ogni statistica, ogni analisi sociale è oggi funestata da questo concetto sciocco di classe intermedia che rende simili a favole tutti i grafici, le cifre, le tabelle e persino le note a piè di pagina.
Uno dei più insigni giuristi del Seicento, l’inglese  John Selden – tra i fondatori, insieme con l’olandese Ugo Grozio, del diritto internazionale marittimo – sebbene fosse un punto di riferimento per la storia del diritto e un esperto costituzionalista, non fece mai parte del Parlamento. Ciononostante tutti i parlamentari si rivolgevano a lui per avere il suo parere sulle leggi in discussione: i Lord lo consultavano per conoscere i loro privilegi e i Comuni andavano da lui per conoscere i propri diritti. I privilegi sono gli avversari dei diritti: se si vuole introdurre un diritto bisogna ridurre un privilegio, e viceversa. È la ricchezza che genera la povertà, sono i poveri che mantengono i ricchi. Per migliorare la condizione degli sfruttati, è necessario diminuire la ricchezza degli sfruttatori. Non c’è via di mezzo.

Pubblicato

Giovedì 20 Ottobre 2016

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