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Socialisti, l'energia che divide

di

Maria Pirisi
Le vie del referendum sono aperte. La trasformazione delle Aziende municipalizzate di Bellinzona in Società anonima (Sa) - approvata dal Consiglio comunale della città (il 3 settembre 2002) con 37 voti a favore, 4 contrari e 2 astenuti – divide la sinistra. Sul fronte dei contrari, il Sei Ticino, il Movimento per il socialismo e parte dei socialisti, che appunto daranno il via alla raccolta delle firme per un referendum che riporti il potere decisionale in materia direttamente nelle mani dei cittadini. «Quando sento parlare – ha dichiarato Paolo Buletti, consigliere comunale socialista contrario alla trasformazione in Sa – di evitare lunghe e complicate procedure decisionali in nome di un efficientismo manageriale aziendale e in nome della flessibilità richiesta dal mercato non posso non diventare sospettoso». Insomma, a dispetto delle garanzie di carattere pubblico (scritte negli statuti approvati), secondo i contrari sono insite nel Dna dell'operazione stessa le caratteristiche che potrebbero un giorno favorire o provocare una mutazione, cioè la privatizzazione delle Aziende. «La discussione di fondo – ci dice Giuseppe Sergi del Movimento per il socialismo – ruota attorno ad un principio ben chiaro: una Società anonima è una società di diritto privato, quindi il primo passo verso la privatizzazione. Il fatto che si dica che la maggioranza del capitale resti in mani pubbliche, non significa niente». Continua dalla prima pagina «Per sua stessa forma e natura – prosegue Sergi – la Sa è obbligata ad essere gestita in funzione di profitti, rendite, utili e capitali e non in funzione del suo ruolo di azienda pubblica. Siamo di fronte a due logiche completamente diverse. Noi contestiamo il principio, così come lo contesta tutta la sinistra per ciò che concerne l'Aet (Azienda elettrica ticinese)». Ad interrogarsi sono i socialisti bellinzonesi, che vedono le loro fila frastagliate. «Sapevamo - commenta il capogruppo Ps in Consigliere comunale Ps Mauro Tettamanti (firmatario con riserva del rapporto della gestione) - che il nostro gruppo si sarebbe spaccato sul voto, una spaccatura che riflette una divisione ben più ampia dell'assemblea socialista sull’operazione». Ma i giochi rimangono aperti. «Finora l'assemblea socialista – conclude Tettamanti – si era espressa a favore del Messaggio a patto che venissero approvati gli emendamenti proposti (tetto massimo di indennità a 10 mila franchi e limite di mandato per i membri del Cda di due anni). Ma visto che gli emendamenti sono stati bocciati, l'assemblea dovrà decidere se appoggiare o no il referendum».

Pubblicato

Venerdì 6 Settembre 2002

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