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L'intervista

Socialisti in Consiglio federale, «non ci sono più le condizioni. Impossibile fare cose di sinistra»

L'ex consigliere nazionale e capogruppo a Berna Franco Cavalli dice la sua sul ruolo del PS e sulle polemiche a margine della successione Sommaruga

di

Claudio Carrer

Sarà una donna, svizzero-tedesca e un’esponente dell’ala moderata del partito a succedere in Consiglio federale a Simonetta Sommaruga, che il 2 novembre scorso ha annunciato le sue dimissioni per la fine dell’anno per potersi dedicare al marito malato. Il gruppo socialista alle Camere federali deciderà soltanto il 26 novembre le candidature ufficiali da presentare all’Assemblea federale il 7 dicembre, ma già sin d’ora si può affermare con relativa certezza che la scelta cadrà su questo tipo di profilo.  La direzione del partito e il gruppo parlamentare vogliono infatti solo candidature femminili. E quelle che sono state sin qui avanzate e che hanno una certa chance di successo sono di area social-liberale.

 

Sia la senatrice basilese Eva Herzog sia la consigliera di Stato bernese Evi Allemann (i due nomi più papabili tra quelli emersi finora) sono infatti esponenti della cosiddetta “Piattaforma riformista”, lanciata nel 2016 come gruppo di orientamento centrista, spesso molto critico con la linea «più di sinistra», «ideologica» e «poco realista» (così la definiscono) dei vertici del partito, in particolare dei co-presidenti Mattea Meyer e Cédric Wermuth. E anche il senatore zurighese Daniel Jositsch, lanciatosi nella corsa nonostante le indicazioni della dirigenza in favore di candidature esclusivamente femminili, è esponente di spicco della Piattaforma riformista, la quale (non a caso) chiede un “ticket” «non discriminatorio» che comprenda due donne e un uomo. L’unica potenziale candidata fattasi avanti finora e con un profilo di sinistra è la consigliera agli Stati giurassiana Elisabeth Baume-Schneider, ma le sue chance sono ridotte a un lumicino.

 

In attesa delle scelte del gruppo parlamentare sui nomi delle due donne  e soprattutto dell’Assemblea federale il 7 dicembre (quando sarà tra l’altro eletto anche il successore del democentrista Ueli Maurer), area ha raccolto le impressioni di Franco Cavalli, già consigliere nazionale e capogruppo socialista alle Camere federali e tuttora militante politico in Ticino con il Forum Alternativo, nonché attento osservatore delle cose della sinistra a livello nazionale e internazionale.

 

Franco Cavalli, come ex esponente di spicco del partito, continua a seguire le vicende dei socialisti svizzeri?

Sono tuttora iscritto al Partito socialista svizzero. Anche perché il Forum Alternativo consente e anzi favorisce, in linea con il suo spirito unitario, il tesseramento in altre organizzazioni della sinistra. Pur non partecipando più a riunioni e consessi, continuo a seguire da vicino le vicende del Ps, soprattutto sul piano federale vista la mia lunga esperienza a Berna.

 

Il criterio indicato dalla direzione del partito secondo cui per la successione di Simonetta Sommaruga dovrebbero essere candidate due donne, sta suscitando grosse polemiche all’interno del partito. Partito che però già nel 2002 per la successione di Ruth Dreifuss volle una donna al posto di una donna e il gruppo parlamentare in cui sedeva anche lei presentò un ticket con Micheline Calmy-Rey (poi eletta) e la friburghese Ruth Lüthi. Come andarono le cose allora?

La questione della rappresentanza di genere si pose anche in quell’occasione. Ricordo che Ruth Dreifuss qualche mese prima di dimissionare e sapendo che il mio nome veniva fatto come suo possibile successore, mi chiese di non candidarmi perché andava scelta una donna. Io rinunciai mentre l’allora senatore ed ex consigliere di Stato
neocastellano Jean Studer si lanciò ugualmente nella corsa uscendone però con le ossa rotte perché suscitò reazioni negative all’interno del gruppo (dove raccolse solo pochissimi consensi) e alla fine, amareggiato, lasciò anche la politica federale.

 

Quella di circoscrivere le candidature alle sole donne è una scelta discriminatoria, come sostengono anche alcune esponenti socialiste?

Penso che nelle condizioni attuali sia una scelta giusta, perché il Ps deve essere rappresentato da un uomo e da una donna in Consiglio federale. C’è però un difetto nel manico, perché i partiti, e soprattutto il Ps, hanno poco o nulla da dire sull’operato dei propri consiglieri federali, che di fatto fanno quello che vogliono e lasciano la carica quando vogliono. Se il partito avesse più “controllo” si sarebbe anche potuto pensare di eleggere un uomo al posto di Sommaruga e, tra uno o due anni, una donna della Romandia (dove si trovano tra l’altro anche profili più orientati a sinistra) al posto di Alain Berset. Ma nelle condizioni attuali non è possibile e ciò rivela ancora una volta quanto sia problematica la partecipazione del Ps al governo.

 

Guardando ai nomi sin qui emersi, balza all’occhio che le candidate più papabili (Eva Herzog e Evi Allemann) e lo stesso Jositsch sono tutti esponenti della piattaforma riformista, che rappresenta l’ala moderata, centrista del partito. Si tratta di una scelta obbligata tenuto conto che a votare è un parlamento a maggioranza di centro-destra?

Purtroppo nel nostro sistema per i socialisti è praticamente impossibile presentare dei candidati non di destra, perché altrimenti l’assemblea federale non li voterebbe. La sola eccezione è stata Ruth Dreifuss, unica consigliera federale di sinistra negli ultimi 30 anni, ma la sua elezione avvenne in condizioni particolari (con proteste di piazza per la mancata elezione della sindacalista Christiane Brunner) e fu favorita dal fatto che eravamo di fronte a una figura ancora poco conosciuta. Il fatto che il Ps non possa far eleggere una persona disposta a rispettare il programma e le iniziative del partito è una condizione sempre meno accettabile, soprattutto in una situazione di crisi sociale come quella che stiamo vivendo. È vero che con i due co-presidenti attuali e con il maggiore spazio concesso ai giovani socialisti la linea del partito è più a sinistra rispetto a 20 anni fa, ma questo non può tradursi con politiche di sinistra dentro il governo perché la predominanza del centro-destra in Parlamento obbliga il Ps a proporre persone che hanno ben poco a che vedere con il programma socialista. Si pensi per esempio che Eva Herzog, la candidata oggi favorita alla successione di Sommaruga, si era schierata a favore della Riforma III dell’imposizione delle imprese voluta da Ueli Maurer contro cui il Ps aveva lanciato il referendum e che nel 2017 venne bocciata in votazione popolare. O che la stessa Herzog a Basilea è considerata una sorta di “portavoce” di Novartis. Sono sempre più convinto che il Ps non possa più restare in Consiglio federale a queste condizioni.

 

Ma il Ps non potrebbe, sfidando il Parlamento, presentare candidature più in linea con il proprio programma, come fanno l’Udc e gli altri partiti?

Certo. Se il Ps volesse veramente realizzare lo spostamento a sinistra che si sarebbe realizzato con l’attuale co-presidenza (che peraltro considero un po’ una narrazione) e che la base certamente vorrebbe, dovrebbe presentare due candidati profilati a sinistra. Difficile dire cosa capiterebbe. Potrebbe anche spuntare una candidatura selvaggia di un socialista gradito alla destra (come è per esempio Jositsch, più che un socialista un verde-liberale, poco verde e molto liberale) in grado di ottenere una maggioranza e di escludere le candidate o i candidati ufficiali. Credo che la dirigenza del Ps tema uno scenario di questo tipo ed eviti di “provocare” la maggioranza di centro-destra del Parlamento.

 

Quali vantaggi comporterebbe una fuoriuscita del Ps dal Consiglio federale?

Non è una questione di principio. Credo che abbia senso sedere in Consiglio federale se questo può favorire la realizzazione dei programmi e delle iniziative della sinistra e dei sindacati. Per un lungo periodo di tempo le rivendicazioni popolari (come fu il caso per l’Avs) hanno trovato ascolto grazie alla presenza socialista in governo, ma oggi non è più così. Anzi, è vero il contrario: si pensi all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne con l’accettazione di AVS 21 (nella votazione del 25 settembre scorso), una riforma proposta dal ministro socialista Berset e sostenuta dall’ala liberal-sociale del partito che ora si appresta a esprimere il prossimo rappresentante socialista in governo.

 

Questa ala liberal-sociale, che lei di solito definisce “destra del partito”, rappresenta quindi un problema? E se sì come si potrebbe superare?

In tutti i partiti socialdemocratici europei c’è sempre stata una forte componente di destra ma in molti Paesi si sono consumate scissioni da cui sono poi nati partiti alla sinistra delle formazioni socialdemocratiche. Ciò ha contribuito alla chiarezza. Da noi, a oggi, complice la complessità e la frammentazione del sistema elvetico, è però un’operazione praticamente impossibile.

 

Al di là della storia politica di ciascuno, l’efficacia della presenza socialista in governo non dipende anche dalle responsabilità dipartimentali? Se pensiamo a Sommaruga, come capa del Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) ha potuto essere più di sinistra che al Dipartimento di giustizia e polizia. Come giudica i suoi anni di governo?

È vero. Sommaruga, che alla testa del Dipartimento di giustizia, non si è mai opposta alle politiche disumane in materia di asilo e immigrazione, stava facendo decisamente meglio al Datec. Nella realtà dei fatti, complessivamente, è stata meno di destra rispetto a quanto dichiarava prima dell’elezione e dunque è stata meno peggio di quanto temessi. Al contrario di Berset, su cui invece esprimo un giudizio totalmente negativo. Perché è stato decisivo per l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, non ha mai avuto coraggio nell’affrontare il problema dei premi di cassa malati e della struttura sanitaria e sta facendo poco o nulla per realizzare i contenuti dell’iniziativa “per cure infermieristiche forti” approvata ormai un anno fa dal popolo.

 

Anche nel Ps ticinese il ruolo dei moderati è stato al centro del dibattito negli ultimi mesi, fino alla decisione del congresso di pochi giorni fa di escludere Amalia Mirante, esponente di quest’ala, dalla corsa al Consiglio di Stato nel 2023. Che giudizio dà di questa vicenda?

Secondo me Amalia Mirante ha molto poco di socialista e potrebbe benissimo militare nei verdi-liberali. Del resto la sua auto-candidatura è stata preparata di concerto non con la destra del partito, ma con la destra liberal-leghista del Paese: si pensi agli spazi e ai ponti d’oro che le vengono offerti dal gruppo editoriale legato al Corriere del Ticino per renderla popolare. E poi non ha mai voluto impegnarsi per il partito. Questi elementi hanno dato molto fastidio nella base socialista, che, logicamente e senza grande sorpresa, l’ha esclusa dalla lista. Mi ha invece un po’ sorpreso che esponenti importanti dell’ala destra del Ps come Mario Branda e Maurizio Canetta si siano tanto spesi per una candidatura che a me era parsa improponibile sin dall’inizio.

Pubblicato

Venerdì 18 Novembre 2022

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