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Socialisti e popolari

di

Gianfranco Helbling
Per uno di quegli strani scherzi che le coincidenze fanno a chi di cronaca si deve occupare, la notizia delle dimissioni di Ruth Dreifuss dal Consiglio federale è stata ufficializzata lo stesso giorno in cui si è saputo della morte di uno dei suoi predecessori, Hans Peter Tschudi, pure lui socialista. Il secondo, in governo dal 1960 al ‘73, è passato alla storia come il padre del moderno Stato sociale in Svizzera, grazie alle profonde e coerenti riforme cui sottopose l’Avs e l’Ai. A Dreifuss invece si attribuirà fra qualche anno il merito di aver saputo difendere, con altrettanta coerenza e passione di Tschudi, questo stesso Stato sociale nel periodo, gli anni ‘90, in cui più ferocemente è stato attaccato dal dilagare dell’ideologia menostatista, liberista e individualista. Ma c’è un altro grosso merito che Dreifuss e Tschudi condividono, pur in epoche totalmente diverse quanto ai rapporti con i media e i cittadini. Entrambi sono stati infatti dei consiglieri federali molto popolari, nel senso più genuino del termine: vicini al popolo e al suo sentire, e proprio per questo (e non malgrado ciò) si sono guadagnati profondo rispetto. È una caratteristica questa preziosa per un partito, quello socialista, che nei fatti è senz’altro il più attento ai bisogni delle classi popolari ma che, a livello d’immagine e dunque di consenso elettorale, rischia su questo fronte di essere scippato dal nuovo populismo di destra rozzo ed egoista dei vari Blocher, Maurer e Bortoluzzi e, in Ticino, dei Bignasca, Maspoli e Borradori. Certo è molto difficile coniugare competenza e popolarità, in un periodo in cui a politici competenti si sembra preferire dei tecnocrati poco profilati sul lato umano. E soprattutto è quasi impossibile sapere a priori quale sarà il grado di popolarità di chi concorre al Consiglio federale. Lo sa bene il popolo socialista, che accolse con un certo distacco la stessa Dreifuss in governo perché nel ‘93 era Christiane Brunner la sua eroina. Ci si può soltanto augurare che in governo, al posto dell’amata Ruth, il Pss riesca a far eleggere una personalità in grado come lei di entrare nel cuore della gente e di far dire ai socialisti che «è una di noi». Come seppero fare Willi Ritschard e l’ultimo Otto Stich. Perché la politica ha bisogno più che mai di essere umana. E perché in Svizzera urge contrapporre al populismo di destra una sinistra davvero popolare.

Pubblicato

Venerdì 4 Ottobre 2002

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