< Ritorna

Stampa

 

Socialisti col fumo negli occhi

di

Silvano De Pietro
Che cosa è successo? Non ci si aspettava certo un avanzamento del Ps; ma anche una botta come questa, chi l'avrebbe mai potuta prevedere? Diciamo che la sconfitta è andata ben oltre quanto i più pessimisti pronosticavano e gli stessi avversari speravano.
I risultati, sul piano dell'intera Svizzera, parlano chiaro: il Ps ha perso il 3,8 per cento dei voti. Questo pacchetto di consensi è andato quasi interamente a favore dei verdi: +1,7 al Partito degli ecologisti, +1,4 al Partito dei verdi-liberali. Ma quest'ultima percentuale, sommata al rimanente 0,7 per cento andato probabilmente a favore di partiti borghesi, confermerebbe la fuoruscita di una parte (e quindi la permanenza nel Ps di un'altra notevole parte) di voti provenienti dal ceto medio. Si tratta di una fascia sociale che non fa parte del tradizionale elettorato socialista, e che per un partito di sinistra è più difficile convincere e trattenere. E non va escluso che in questa quota di consensi in fuga si trovino anche quelli di piccoli gruppi del ceto operaio che si sono lasciati attirare dalla sirena dell'Udc.
In effetti, il successo dei verdi non spiega tutto: i socialisti hanno ceduto soprattutto nei centri urbani dove tradizionalmente sono più forti. A Zurigo, per esempio, il Ps ha perso il 9,4 per cento nel Kreis 3 ed un pesante 11 per cento nei Kreis 4 e 5; mentre i periferici e "proletari" Altstetten e Schwamendingen sono stati i due soli quartieri a regalare all'Udc un'avanzata: dello 0,9 per cento il primo e dell'1,6 per cento il secondo. Inoltre, nei quartieri a base sociale fatta in maggioranza da "moderati", come i Kreis 6, 7 e 8, la fuga dal Ps si è diretta soprattutto verso i verdi-liberali. Complessivamente, nelle sole città di Zurigo, Basilea e Berna il Ps s'è visto abbandonato da un buon 6 per cento del suo elettorato.
La prima spiegazione che viene in mente è che il partito non ha saputo trarre la giusta lezione dalla sconfitta (-7,25 per cento) registrata alle cantonali zurighesi del 15 aprile scorso. Evidentemente, sei mesi non sono bastati per mettere a punto e comunicare una credibile strategia politica. Il vertice del partito, per non scontentare nessuna delle sue tre anime, quella moderata, quella ecologista e quella sindacale, ha finito per non profilarsi in modo convincente in nessun campo. Gli è mancata una figura carismatica; e quasi passivamente s'è lasciato trascinare in discussioni anti-Blocher che hanno giovato solo all'Udc.
Di questa esigenza e di questo limite, il presidente Hans-Jürg Fehr s'era detto perfettamente consapevole già in un'intervista apparsa a fine aprile. Al partito – aveva riconosciuto – manca  «una certa spettacolarità»; e questa debolezza «dipende anche da me», cioè dal suo stile personale compassato e un po' grigio. Ma per adesso nessuno chiede le dimissioni del presidente. Da più parti è stato detto che non si può dare la colpa ad una sola persona. «Vogliamo dapprima vedere che cosa è andato storto», ha affermato la vicepresidente Silvia Schenker.
In effetti non mancano le voci critiche. Anche verso questa visione un po' autoflagellante del presidente. La tesi maggiormente condivisa è che cambiare le persone avrebbe poco senso, finché il partito non metterà a fuoco con precisione i temi politici che possano riportarlo sulla via del successo. Ma le discussioni che si preparano intorno alla strategia più opportuna saranno infuocate. L'ala moderata, rappresentata per esempio dalla consigliera agli Stati bernese Simonetta Sommaruga, vorrebbe un Ps più pragmatico, in grado di «andare d'accordo con gli altri partiti». Sulla stessa falsariga il basilese Claude Janiak, che auspica una netta demarcazione del partito dai sindacati. Ma da quest'orecchio l'ala sinistra non ci sente (vedi l'intervista in questa pagina alla consigliera nazionale e presidente del sindacato Vpod Christine Goll).
Altra zizzania viene seminata, anche con giudizi velenosi, dai parlamentari non rieletti. Come il vallesano Jean-Noël Rey, che dà la colpa all'ex presidente Peter Bodenmann e parla di una «strategia completamente sbagliata». C'è da chiedersi dove fosse lui, quando contribuiva a scrivere il programma di politica economica del partito.

"La responsabilità non è solo di Fehr"

Christine Goll, perché il Ps non ha saputo trarre lezione dalla sconfitta d'aprile a Zurigo?
Il Ps zurighese ha subito in primavera una grande sconfitta, dalla quale ha imparato la lezione e tentato di mettere in primo piano nella campagna per le elezioni federali soprattutto i contenuti politici. Ma il tempo è stato troppo breve e non vi è riuscito bene.
Ma quali sono le ragioni della sconfitta? Il partito è venuto meno sui temi tradizionali della socialità?
Vi sono tre motivi che spiegano il cattivo risultato del Ps alle elezioni federali. Il primo è un'autocritica: al partito è riuscito troppo poco porre le priorità nelle questioni sociali, o nella questione della giustizia sociale. Il secondo motivo è che corriamo il pericolo che la democrazia possa venir comprata. Se guardiamo allo schieramento di destra, vediamo che ha potuto investire in questa battaglia elettorale 15 milioni di franchi, in particolare per una campagna xenofoba. Un terzo punto è che si è reagito troppo rispetto alla politica dell'Udc, invece di porre l'accento sui propri contenuti politici per una Svizzera sociale.
Però si dice anche che il Ps sia troppo vicino ai sindacati, persino succube dei sindacati…
Se analizziamo i risultati di queste elezioni, si vede chiaramente che in futuro sarà assolutamente indispensabile una rafforzata, più intensa collaborazione del Pss con il Partito degli ecologisti e con i sindacati. Dobbiamo anzitutto pensare a quante proposte di smantellamento attendono nei cassetti dei partiti borghesi. Le prossime sono quelle che, nel campo della politica sociale, minacciano la sanità con la privatizzazione delle cure, e che richiedono tutta la nostra capacità di opporre resistenza. Ma ci sono anche quelle che mirano al futuro dell'Avs, con una riedizione dell'undicesima revisione dell'Avs che prevede un nuovo taglio delle rendite, benché in maggio 2004 gli elettori abbiano detto un chiaro no allo smantellamento dell'Avs. In questo caso siamo però nella confortevole situazione di avere un progetto politico con la nostra iniziativa popolare per un'età di pensionamento flessibile tra 62 e 65 anni. Questo corrisponde alle esigenze sociali della grande maggioranza della nostra popolazione.
Ma sta di fatto che a Zurigo il Ps è sembrato molto vicino alle posizioni del ceto medio… Nei quartieri popolari, per esempio, l'Udc ha guadagnato voti ed il Ps ha perso. Forse si è identificato troppo con il Municipio zurighese…
No, non condivido questa analisi. Trovo invece importante che, se vediamo la destra guadagnare percentuali di voti agitando i temi della xenofobia, la sinistra possa contrapporle posizioni di chiaro contenuto. Prendo quale esempio la politica sindacale e della sinistra, relativa agli accordi bilaterali con l'Ue. Senza i sindacati e senza il Pss non sarebbe stato possibile far approvare le misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone, cioè misure contro il dumping sociale e salariale. Queste sono esattamente le risposte che la gente vuole sentire quando ha paura per i posti di lavoro o a causa dello smantellamento sociale.
Sia a Zurigo che a livello nazionale, tuttavia, gli ecologisti hanno sottratto voti al Pss. Come deve svilupparsi ora il rapporto con il Partito ecologista?
A Zurigo o a livello nazionale, non è la stesa cosa. A Zurigo abbiamo una situazione speciale, perché qui vi è stata una scissione di partito con la nascita dei verdi-liberali. Di questa nuova forza ambientalista non ci possiamo fidare, specialmente nelle questioni di politica sociale. Faccio qui riferimento all'esperienza degli ultimi quattro anni, durante i quali l'unico rappresentante verde-liberale zurighese in Consiglio nazionale ha votato, sulle proposte di politica sociale e finanziaria, sempre rigorosamente con l'Udc.
Ma nei rapporti sul piano nazionale?
A livello svizzero i verdi-liberali non hanno una grande importanza, dal momento che dopo queste elezioni dispongono di soli tre seggi al Consiglio nazionale. Mi rallegro invece con il Partito degli ecologisti, grazie al quale i rapporti di forza a Berna non sono cambiati, benché il Ps abbia perso molto. Nella nuova legislatura sarà infatti più difficile far accettare rivendicazioni di politica sociale, ma anche trovare una maggioranza parlamentare per una politica ecologica.
È d'accordo con la proposta degli ecologisti di puntare su un Consiglio federale senza l'Udc?
Sì. Quando il nuovo Parlamento eleggerà il Consiglio federale, sarà chiaro come sempre che la sinistra non voterà i rappresentanti dell'Udc. E sarà così anche in futuro.
Dopo questa sconfitta, chi dovrebbe pagare personalmente? Il presidente?
Trovo che sia sbagliato dare a una sola persona la responsabilità di una sconfitta elettorale. Il Pss dovrebbe piuttosto fare esercizio di autocritica, chiedersi se anzitutto sul piano dei contenuti ha condotto una buona campagna. L'esperienza dimostra che per un chiaro posizionamento a sinistra occorrono contenuti politici che rappresentino le questioni che preoccupano la gente. E questo evidentemente è mancato.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2007

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 4 Giugno 2021