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L'editoriale

Socialismo reale

di

Claudio Carrer

Innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, tagli alle rendite di vedovanza, tagli alle pensioni e aumento dell’Iva. È così che il ministro socialista Alain Berset pensa di garantire la sicurezza sociale in Svizzera nei prossimi decenni: il suo progetto di riforma del sistema pensionistico verrà discusso dal Consiglio federale probabilmente già nella seduta odierna o in una delle prossime prima della pausa estiva.

 

È in ogni caso facile prevedere che Berset non incontrerà particolari ostacoli, visto che le sue proposte sono la fotocopia delle ricette delle forze politiche borghesi e dunque della maggioranza del Consiglio federale. Un po’ più complicato sarà far digerire il pacchetto al popolo, tradizionalmente riluttante ad accettare un indebolimento del sistema pensionistico.

 

Basti pensare alla netta bocciatura nel 2004 dell’undicesima revisione dell’Avs, con cui il popolo manifestò in maniera inequivocabile (67,9% di no) il rifiuto di qualsiasi aumento dell’età di pensionamento e di qualsiasi attacco al livello delle rendite. Rendite che i cittadini hanno difeso a denti stretti anche nel 2010 affondando (con il 72,7% di no) la revisione della Legge sulla previdenza professionale (Lpp) che prevedeva dei tagli alle pensioni attraverso una riduzione del “tasso di conversione minimo” (valore percentuale che determina la rendita annua in proporzione del capitale accumulato) dal 6,8 al 6,4 %.


Ma Berset, incurante della chiara volontà popolare, ripresenta la stessa soluzione e in forma addirittura peggiorata, visto che il tasso lo vorrebbe portare al 6%: un lavoratore che abbia versato alla cassa pensione 300.000 franchi si ritroverebbe così con una pensione annua di 18.000 franchi invece degli attuali 20.400. E lo stesso fa nell’ambito dell’Avs, riproponendo un aumento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni.


Sul fronte del finanziamento, auspica una riduzione dei contributi della Confederazione da compensare con un aumento di due punti percentuali dell’Iva, cioè dell’imposta sui consumi, una tassa per sua natura socialmente ingiusta perché indipendente dal reddito. Questo significa intaccare ulteriormente il potere d’acquisto dei salariati e degli stessi pensionati, che con la riforma subirebbero una triplice punizione.
Non è certo in questo modo che si realizza la «sicurezza sociale» e che si rafforza quel patto sociale tra giovani e anziani, tra ricchi e poveri che è alla base del sistema pensionistico elvetico. Il mondo reale manifesta bisogni esattamente opposti, come sta dimostrando proprio in questi mesi il successo della raccolta di firme per l’iniziativa popolare dei sindacati “Avs plus” che chiede un aumento delle pensioni del 10 per cento.


Viene allora da chiedersi (per l’ennesima volta): a cosa serve la presenza socialista in Consiglio federale?

 

Pubblicato

Giovedì 20 Giugno 2013

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