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Diario di classe

Smartphone a scuola, il divieto assoluto è un errore

di

Anna Biscossa

Si è fatto un gran parlare in Ticino del divieto all’utilizzo dei telefonini a scuola da parte degli allievi. A dire della stampa la Commissione Formazione e Cultura, all’unanimità, ha deciso di proporre al Gran Consiglio di estenderlo e renderlo assoluto. Attualmente il divieto vale già durante le lezioni, ma le modalità di applicazione vengono definite dalle singole sedi.


Con la nuova proposta il divieto viene reso uniforme su tutto il territorio, diviene assoluto e inderogabile (cancellando i margini di qualsiasi autonomia delle sedi e dei docenti), esteso anche durante le ricreazioni, dando oltretutto indicazioni di dettaglio su come e dove riporre gli smartphone. Sono membro della Commissione Formazione e Cultura e, in quella veste, ho firmato il rapporto con riserva perché, pur condividendo la necessità di avere norme comuni, non concordo con l’idea di proporre un divieto assoluto.


Ho cercato di spiegare alle colleghe e ai colleghi, nonché all’associazione dei genitori, che l’insegnamento all’uso dello smartphone era irrinunciabile e l’introduzione ad un uso ragionato doveva essere proposta già nella scuola dell’obbligo. Cosa  inconciliabile con il divieto assoluto.
Sulla base della mia lunga esperienza di docente ho infatti cercato di far capire che i giovani che usciranno dalla scuola media utilizzeranno pochissimo i computer, se si escludono i giovani che si formeranno in un ufficio o coloro che frequenteranno una Scuola media superiore.
Per tutti gli altri, l’accesso alla rete e alle informazioni passerà in modo quasi esclusivo attraverso lo smartphone e i tablet. Inoltre su questi apparecchi i giovani troveranno e useranno anche strumenti importantissimi di lavoro e di formazione, in numero sempre crescente nell’era della digitalizzazione, con molte applicazioni per il controllo delle loro attività e delle loro procedure professionali.


Codificare, come si è fatto finora, l’esclusione dell’uso (privato, da parte dei ragazzi) del telefonino durante le ore di lezione era ed è giusto e necessario, è sostenibile e ben comprensibile anche per i ragazzi. Un divieto oltretutto che fino ad oggi era gestibile dalle sedi e dai docenti che potevano anche proporre, quando e se ritenuto educativo e formativo, momenti di approfondimento sull’uso del telefonino inerenti alla materia svolta.
Precludere in modo assoluto lo smartphone dentro la scuola è invece ben altra cosa! E il problema non è il divieto nelle pause, che va benissimo! È che con questo divieto assoluto si identifica il telefonino come qualcosa che nulla deve avere a che fare con la scuola, né per uso privato, ma nemmeno come strumento di informazione e formazione.


Ed è con l’approccio assolutista di questo divieto, sottolineato soprattutto nel dibattito pubblico degli scorsi giorni, che viene dato un segnale profondamente sbagliato! Perché si tratta di una scelta anacronistica, pericolosa, a mio giudizio, contro ogni fondamento pedagogico.
Una scelta che dimostra come, in questo caso, non ci si sia preoccupati prioritariamente dell’interesse di chi la scuola la frequenta, bensì di quanto pensa e sostiene il “senso” comune, l’opinione pubblica.
Il telefonino è uno strumento importantissimo nel futuro dei nostri ragazzi. Perché con esso (o con cosa prenderà il suo posto, ma che comunque gli assomiglierà molto) si ritroveranno a lavorare, a vivere, a fare la spesa, a gestire la casa, a guidare l’auto (e l’elenco potrebbe continuare a lungo!).


Per cui insegnare, gravandolo di un divieto assoluto, che il telefonino non ha nulla a che fare con il sapere è un gravissimo errore! Perché siamo tutti coscienti che per evitare un uso sbagliato dello smartphone, nell’età adolescenziale, i divieti assoluti non servono e che anzi possono essere molto controproducenti. Quello che serve è tanta formazione e educazione ad un suo uso ragionato, utile, intelligente, a scuola come a casa! Per questo non scioglierò le mie riserve e voterò no!

Pubblicato

Giovedì 13 Febbraio 2020

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