Anche l?anno prossimo i premi dell?assicurazione malattia saliranno. Non come quest?anno, ma saliranno. E probabilmente avremo anche le prime ?casse malati? virtuali, nel senso che opereranno unicamente via Internet, quindi con costi amministrativi bassi, e saranno indirizzate prevalentemente ai giovani, quindi con rischi assicurativi modesti. Quella dell?assicurazione malattia ? ormai una storia senza fine, che quasi ogni settimana ci riserva novit? e sorprese. Per esempio, in base agli ultimi dati pubblicati dall?Ufficio federale di statistica (Ufs), i costi della sanit? sembrano effettivamente fuori controllo dal momento che la percentuale (10,5 nel 1999 e 10,7 nel 2001) che essi rappresentano rispetto al Pil cresce rapidamente. Secondo l?Ufs, le assicurazioni malattia pagano appena il 32 per cento della fattura complessiva, mentre oltre la met? (55 per cento) sarebbe a carico di chi si ammala. ? giusta questa ripartizione? Che cosa non funziona in questo sistema?Abbiamo iniziato con questa domanda l?intervista a Gianfranco Domenighetti, capo della Sezione sanitaria del Dipartimento Sanit? e socialit? (Dss) e specialista (tiene in materia alcuni corsi in diverse universit?) di economia e politica della sanit?: un?autorit? internazionale in materia. Quello che gli assicuratori malattia hanno finanziato nel 2000 (32,5 per cento) corrisponde pi? o meno a quanto gi? pagavano nel 1995 (30 per cento). Gli enti pubblici contribuiscono nella misura del 15 per cento e i cittadini del 33 per cento come nel 1995. Anche se le percentuali praticamente non variano, la cifra su cui esse sono calcolate ? cresciuta nel medesimo periodo di 7 miliardi, e questo ? il vero problema. Non va infatti dimenticato che la quasi totalit? della fattura sanitaria (43 miliardi nel 2000, oggi 45) ? pagata direttamente o indirettamente sempre dai cittadini tramite i premi alle casse ammalati, le tasse ed i pagamenti diretti?. ? stato detto che la concorrenza, in questo mercato ?particolare? che ? il sistema sanitario, non ? efficace. Allora, non si dovrebbe coerentemente affermare che la soluzione risiede nella cassa malattia unica, nazionale? La concorrenza su questo mercato non pu? funzionare perché, causa l?asimmetria dell?informazione, l?offerta condiziona e induce la domanda, e poiché la qualit? delle prestazioni (che dovrebbe essere alla base della concorrenza) non ? praticamente misurabile. Questa situazione, unita agli incentivi economici inflazionisti (pagamento all?atto delle prestazioni) e professionali perversi, fanno s? che i pazienti-consumatori siano in grande misura ?ostaggi? dei medici, e questi ultimi a loro volta ?ostaggi? delle richieste dei pazienti. Questi elementi non sparirebbero per il semplice fatto che il finanziamento di queste attivit? sia assicurato da una cassa malati unica a livello nazionale. Senza controllo dell?offerta, degli incentivi, dell?organizzazione delle cure e della domanda, non si riuscir? a controllare la crescita dei costi. Bisognerebbe riscrivere la LAMal. Una cassa malati unica a livello federale (come la Suva) sarebbe comunque un passo nella giusta direzione. La trasparenza ne guadagnerebbe. Per alleggerire il peso dei premi assicurativi sulle famiglie, sono utili, secondo lei, le misure vagheggiate da Berna (obbligo della seconda consultazione, tessera per pazienti, fondo di compensazione dei rischi elevati), che agiscono sulle prestazioni anziché sui premi? Non credo che le misure uscite dal ?ritiro? del Consiglio federale a Ittingen rappresentino un contributo significativo al controllo della prestazioni e quindi dei costi. Il fatto che molti cantoni, pur di risparmiare i fondi propri, non utilizzano i contributi di Berna per ridurre i premi alle famiglie con basso reddito, ? sicuramente una cosa sgradevole. Sappiamo che questo non ? il caso del Ticino. Ma quella del risparmio ? proprio l?unica ragione che spinge i cantoni a non utilizzare i fondi federali a tale scopo? Molti cantoni non utilizzano i contributi federali per ridurre i premi poiché in quei cantoni i premi sono pi? bassi (tra il 40 e il 60 per cento) di quelli dei cantoni che distribuiscono i sussidi. Questa variabilit? riflette la densit? dell?offerta esistente in ciascun cantone. Ridurre le prestazioni di base, come vuole l?Udc, e dividere l?assicurazione malattia in tre ?pilastri? (di base, complementare, privata) pu? servire a contenere effettivamente i costi della salute? Ridurre le prestazioni di base significa aumentare l?iniquit? sociale e porre barriere all?accesso universale a cure e prestazioni utili, adeguate ed efficaci. Va tuttavia rilevato che un esame sull?effettiva adeguatezza dell?attuale catalogo merita di essere comunque fatto. ? meglio controllare (ed in alcuni casi ridurre) la crescita della densit? dei fornitori, piuttosto che agire sul catalogo delle prestazioni. E qual ? il suo giudizio sull?efficacia della proposta di fondo che avanza la sinistra: finanziare l?assicurazione obbligatoria in parte con l?Iva e, in proporzione almeno equivalente, con contributi individuali commisurati al reddito di ognuno? In tutti gli stati europei il finanziamento della sanit? ? proporzionale al reddito (ed in alcuni casi anche alla sostanza). La Svizzera rappresenta un ?unicum? ed ?, eccezion fatta per gli Usa, lo stato con il sistema meno equo di finanziamento della spesa sanitaria. Utilizzare le imposte indirette non ? certamente un passo verso una maggiore equit? sociale. Ritiene ragionevole che i cantoni paghino met? delle spese di ricovero in ospedale e niente per le cure ambulatoriali? Il sistema di finanziamento della sanit? svizzera ? complesso e irragionevole e dovrebbe essere ripensato. Se fosse in suo potere, lei quali provvedimenti adotterebbe per contenere i costi della salute? Questo dovrebbe essere oggetto di un?ulteriore intervista.

Pubblicato il 

20.09.02

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