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Sinistra ticinese: unità sì, ma come e su che cosa?

di

Werner Carobbio
Ho letto con attenzione il servizio di area a cura di Maria Pirisi e Sabina Zanini dal titolo «La sinistra ticinese, divisa eppure unita». Con le interviste ai responsabili delle varie formazioni che dicono di collocarsi o di riferirsi alla sinistra. Non è mia intenzione in questo mio intervento entrare nel merito delle varie prese di posizione, anche se certe dichiarazioni pubbliche di apprezzamento e di sostegno alla consigliera di stato Pesenti lasciano alquanto perplessi tenuto conto dei giudizi e delle critiche espresse in privato. Un po’ meno d’ipocrisia non guasterebbe. Due punti mi hanno colpito. Il commento sotto la foto del Congresso Psa di 24 anni fa «Per la difesa dei lavoratori e del paese unità di sinistra, potrebbe essere oggi». Un commento strettamente correlato al titolo del servizio e al senso, secondo area, delle dichiarazioni dei responsabili della sinistra: «Bisognerà essere pragmatici» e «ben vengano le congiunzioni di lista» Intendiamoci: non si tratta qui di negare l’importanza dell’unità della sinistra. Quello che mi lascia a dir poco sconcertato è la mancanza di contenuti e di chiare indicazioni politiche che emergono dal servizio di area. L’unità non può essere fine a se stessa o peggio ancora immaginata solo per mantenere o conquistare qualche seggio o mantenere un posto in governo. Essa ha un senso e diventa politicamente mobilitante se si basa su scelte chiare e impegni politici precisi. Così ad esempio è politicamente insostenibile l’ipotesi di alleanze o anche solo di congiunzioni di liste con gli Indipendenti insubrici di Nussbaumer. Un movimento che dice di essere in contatto con la Lega di Bossi. Senza dimenticare le posizioni assunte dal suo esponente su temi come il Cardio Centro, la politica sanitaria e così via. O con il Partito liberalsocialista di Bervini. Un partito che invita a votare, per il Consiglio di Stato, Plrt, che è per il “ticket scolastico”, che tutto immagina meno che una politica alternativa ai partiti borghesi. Se poi oltre a ciò non si precisa su quali impegni politici s’intende aprire una trattativa per un accordo anche solo elettorale la frittata è completa. L’immagine che si darà all’elettorato è quella di un carrozzone senza progetto e senza obiettivi. Proprio ciò di cui non ha bisogno oggi come oggi una sinistra che vuole essere alternativa alle forze di centro destra. Ritengo che l’unità debba poggiare su precisi contenuti. Era questo il senso del motto di 24 anni fa del Psa. Un’unità e delle alleanze che, ad esempio, si impegnino senza ambiguità • a sostenere l’aumento dei limiti di reddito per i sussidi cantonali alle casse malati, • a combattere le misure di austerità allo studio nella scuola e a chiedere la riduzione del numero di allievi per classe, al mantenimento del monte ore, ecc., • a lanciare e sostenere il referendum contro la trasformazione dell’Aet in Sa, anche se in mano pubblica, • a sostenere il referendum contro la trasformazione della Aziende elettrica di Bellinzona in Sa, • a rivedere i contenuti e le finalità di parecchi contratti di prestazione anche nel settore sociale, • a opporsi al centro per asilanti recalcitranti, • a contestare la politica del duo Masoni/Stinca in fatto di turismo, – a mantenere lo statuto di ente pubblico della Banca dello Stato, – a rivendicare un salario minimo garantito a livello legale e la fissazione di salari minimi nel cantone nei settori senza contratti collettivi, • a battersi per diritti del popolo palestinese e contro i soprusi del governo Sharon e contro la politica di Busch. E la lista potrebbe includere altri temi. Lo ripeto: solo con scelte politiche chiare e impegni precisi l’unità o anche solo accordi elettorali sono accettabili e sostenibili. L’auspicio è che il servizio di area e questo mio intervento servano finalmente ad aprire un dibattito nella sinistra su modi e contenuti dell’unità e di possibili alleanze. Così come sul ruolo della sinistra in governo. Non credo bastino posizioni critiche, pur utili, su fisco e spese pubblica, per qualificare un progetto alternativo e il ruolo di forza d’opposizione ai neoliberisti e populisti del centro destra che hanno dominato e condizionato la politica cantonale degli ultimi 8 anni.

Pubblicato

Venerdì 6 Settembre 2002

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