La presenza italofona ai vertici del movimento sindacale svizzero ha una ricca tradizione. Nella storia è facile ricordare il nome di Ezio Canonica. Per restare più vicini ai nostri giorni non si può non citare Vasco Pedrina e Renzo Ambrosetti, che hanno pilotato la fusione di Sei e Flmo in Unia. A questi nomi si aggiunge ora quello di Vania Alleva, eletta venerdì scorso alla copresidenza del sindacato Unia assieme allo stesso Ambrosetti.
Alleva porta con sé due importanti elementi di novità. Il primo è dato dal suo essere donna. Non è una novità assoluta, dal 1992 al 2000 c'era già stata Christiane Brunner alla presidenza della Flmo: ma Alleva giunge ai vertici se non del sindacato egemone, certamente del punto di riferimento imprescindibile per dimensioni e per intensità della sua azione nel panorama sindacale nazionale. Oggi in Svizzera chi dice sindacato pensa Unia, e da oggi a impersonare l'ideale sindacale ci sarà una donna: una novità simbolica di rilievo per un ruolo tradizionalmente coniugato al maschile, una novità da spendere per legittimare ancor più Unia in quei settori del terziario a bassa sindacalizzazione e con molta manodopera femminile.
La seconda grossa novità rappresentata da Alleva è che è figlia di operai italiani immigrati in Svizzera. È una "seconda", una migrante di seconda generazione. Non è dunque un'italofona di origine ticinese come chi l'ha preceduta. Con lei si corona quindi simbolicamente l'enorme impegno che generazioni di lavoratrici e lavoratori italiani in Svizzera hanno dedicato alla causa sindacale, da ben prima del boom migratorio del secondo dopoguerra. Un impegno solidale e appassionato di cui hanno goduto i frutti anche i lavoratori e le lavoratrici svizzeri, e forse non con la dovuta riconoscenza.
Paradossalmente, ma nemmeno troppo, Alleva arriva ai vertici del sindacato quando la presenza italiana nel mondo del lavoro svizzero si è notevolmente ridotta, pur rimanendo importante. Oggi le migrazioni portano in Svizzera lavoratrici e lavoratori da altri Paesi, culture molto diverse. Eppure per molti di loro proprio la lingua e la cultura italiane diventano lo strumento di comunicazione sul posto di lavoro e nel sindacato. A suggellare il ruolo socialmente rilevante che l'italianità ha in Svizzera anche fuori dai ristretti confini del Ticino e del Grigioni italiano. Un ruolo ben rappresentato proprio da Alleva.

Pubblicato il 

07.12.12

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