In futuro tutti gli autisti che caricano e scaricano in Germania devono percepire salari tedeschi. Anche se provengono dalla Polonia. Analogamente negli altri paesi dell’Unione europea, in cui nel settore dei trasporti su strada ora vale il principio dello “stesso salario per lo stesso lavoro nello stesso luogo”. Lo ha deciso in aprile il Parlamento europeo attraverso il cosiddetto “Pacchetto mobilità”, che prevede una migliore protezione dei conducenti. Inoltre le norme in questo ambito si applicano ora agli autisti di veicoli con massa complessiva superiore a 2,4 tonnellate e non più solo per quelli di mezzi dalle 3,5 tonnellate in su. Queste decisioni rappresentano un successo.


I sindacati avevano ripetutamente denunciato un imbarbarimento delle condizioni di lavoro nel settore dei trasporti ed esercitato pressioni sull’Europarlamento affinché ponesse finalmente un freno al dumping salariale. Il 27 marzo scorso a Bruxelles, dando seguito all’appello della Federazione europea dei sindacati dei trasporti, sono scese in piazza 2000 persone: lavoratori portuali italiani e irlandesi, così come gli autotrasportatori polacchi, tedeschi e di altri paesi. Era presente anche una delegazione sindacale elvetica e il presidente del Sev Giorgio Tuti è stato tra gli oratori. Per quest’ultimo è chiaro che il Pacchetto mobilità licenziato dal Parlamento Ue rende possibile dei miglioramenti anche in Svizzera. «Da soli non avremmo mai ottenuto nulla di simile. Serviva una dimensione europea».


Circa 8.000 sindacaliste e sindacalisti hanno manifestato a Bruxelles anche il 26 aprile per rivendicare un’Europa più sociale. Erano rappresentati quasi tutti i paesi europei, dalla Spagna all’Estonia. E, un’altra volta, anche la Svizzera. Con i loro slogan “proteggere i salari, non le frontiere – per un’Europa sociale” hanno fatto colpo. La manifestazione è stata organizzata dalla Confederazione europea dei sindacati per rivendicare, alla vigilia delle elezioni, un’Europa che metta i lavoratori al centro delle sue politiche. Il fatto che fossero presenti anche «gli Svizzeri», ha meravigliato molti. «Non siete membri dell’Ue. Cosa ci fate qui?», chiedeva la gente incuriosita. Marila Mendes, l’esperta di migrazione di Unia che guidava la delegazione elvetica, ha dovuto dare molti chiarimenti: «Ho spiegato che anche la Svizzera appartiene all’Europa e applica regolamentazioni dell’Ue. Perciò lottiamo insieme per dei miglioramenti». Anche questo messaggio è arrivato chiaro e forte a Bruxelles.

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21.05.19..
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