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Sindacalista di tutti

di

Fabia Bottani
Canton Vaud: domani si vota. In gioco vi è la composizione del Governo e del Parlamento per i prossimi cinque anni. Canton Ticino: il primo aprile si vota. In entrambi i casi la sinistra ha la possibilità di conquistare una posizione importante: la maggioranza in Romandia (per il Governo vige il sistema di elezioni maggioritario, a due turni); due seggi al sud delle alpi. Seppur geograficamente lontani e contestualmente diversi, i due cantoni qualche tratto in comune lo hanno. Ne abbiamo discusso con il Consigliere di Stato vodese uscente, il socialista Pierre-Yves Maillard.

Quali sono le chances della sinistra (alleanza Ps/Pop) di riconquistare la maggioranza?
La sinistra vodese ci crede profondamente anche se vorrebbe dire realizzare un vero e proprio exploit: il rapporto di forza emerso dalle ultime elezioni federali mostra infatti la destra ancora in una posizione di vantaggio. È vero che alle ultime elezioni comunali, nel 2003, la sinistra ha ottenuto un ottimo risultato in molti centri urbani, ma è altrettanto vero che in quell'occasione abbiamo avuto il sostegno del voto degli stranieri che non avremo invece alle cantonali.
Cosa può rimproverare alla maggioranza di destra ora al potere?
Di avere pochi progetti per il futuro del nostro cantone. Anche in passato, l'esempio del risanamento delle finanze dello Stato lo dimostra: è anche grazie alla sinistra (due socialisti gestiscono, con i loro dipartimenti, oltre il 60 per cento del budget cantonale, ndr.) che lo si è ottenuto mettendo in pratica metodi che si ispiravano più al centro sinistra che non a metodi liberali falliti negli anni '90. Guardando al futuro è più che mai necessario impegnarci affinché la crescita economica verso cui si tende e i mezzi ottenuti possano migliorare i sistemi di solidarietà e il servizio pubblico. Tutto questo non si ritrova invece nei programmi della destra sempre pronta a rubare pezzo per pezzo, l'autorità dello Stato. E la politica del meno Stato non fa altro che accrescere i danni.
In Ticino i Verdi hanno deciso di correre da soli; idem nel Canton Vaud, per lo meno al primo turno. Che cosa sta succedendo tra questi due alleati storici?
Da parte nostra abbiamo fatto il possibile affinché tutta la sinistra andasse unita al voto ma i Verdi hanno voluto ad ogni costo portare avanti due candidati pur sapendo che questo avrebbe provocato la rottura con il Pop. In linea generale penso che assistiamo a un appetito crescente dei Verdi, in un certo senso del tutto lecito. Nello specifico del Canton Vaud sono però dell'idea che nessuno, senza alleanze, potrà ottenere i risultati sperati: occorre rimanere umili e rendersi conto che mutare i rapporti di forza è un processo molto lento e lungo da realizzare. Il primo turno dell'11 marzo penso ne sarà la dimostrazione.
Ma da dove viene tutto questo "appetito verde"?
Negli esecutivi del Canton Vaud, i Verdi, hanno visto la loro forza accrescersi da 2 a 8 eletti. Un avanzamento che ha spinto la stampa a dare così tanto risalto a questa avanzata – importante ma sempre di molto inferiore a quella registrata dal Ps: da 66 a 85 eletti – da far loro probabilmente montare la testa e pensare di potercela fare da soli. Se i Verdi avanzano a me fa piacere ma solo se poi si utilizzano i progressi per lavorare uniti su tutti il fronte di sinistra. Del resto chi tra i Verdi sa contare e conosce la politica era stato pronto da subito a costruire un'alleanza di sinistra a quattro candidati (2 Ps, 1 Pop; 1 Verde), tra questi figura anche l'attuale sindaco di Losanna Daniel Brélaz.
Come vede i futuri rapporti sinistra/Verdi?

È innegabile che siamo rimasti dispiaciuti della decisione dei Verdi ma ora non possiamo fare altro che accettarla. Spero che il primo turno farà avanzare la saggezza e ci ricompatti per il secondo turno. In ogni caso tutta questa situazione ci vede divisi in questo contesto ma non compromette la possibilità di continuare a lavorare insieme: su una buona fetta di argomenti, idee e progetti noi e i Verdi la pensiamo infatti allo stesso modo.
Da noi la campagna elettorale è piuttosto accesa. Da voi, tranne lo strappo Verde, l'atmosfera sembra più moderata, anche sul piano ideologico...
La coalizione di sinistra ha un programma comune che si distanzia nettamente dalla destra. Se non ci aggrediamo verbalmente è perché abbiamo imparato a discutere con una certa serenità contrariamente a quanto avveniva negli anni '90, periodo in cui gli scontri erano estremamente violenti senza che nel contempo questo portasse a dei progressi politici.
Le idee portate avanti dai liberali nel corso degli anni '90, in particolare l'abbassamento delle imposte, hanno fatto pagare un caro prezzo ai cittadini. Difficilmente la destra potrebbe dunque ora convincere con un programma di destra, caratterizzato da meno tasse ecc. Risultato? La destra dice di voler continuare ad essere maggioritaria ma senza portare avanti un vero programma di destra.
Da parte nostra qualche idea, invece, l'abbiamo e la stiamo già portando avanti da tempo. Si pensi ad esempio alla maggioranza che abbiamo ottenuto per aumentare gli assegni famigliari di circa il 25 per cento; aumentare i sussidi di cassa malati o ancora i mezzi per creare nuovi asili nido. Una prova che oltre alle idee abbiamo la capacità di portarli avanti e concretizzarli. Oggi non c'è spazio per le proposte irrealiste.
Ma la coalizione di destra (radicali, liberali e Udc) in corsa per le elezioni è veramente unita?
In questi ultimi tre anni, le critiche più dure contro il Consiglio di Stato provenivano essenzialmente dalla stessa destra rappresentata dai liberali e dai padronati. Oggi per le elezioni fingono di essere tutti amici e uniti ma il passato recente prova che questa è un'unione fragile…
Sistema maggioritario (da voi) o proporzionale (da noi), quale è il "migliore"?
Non sono in pochi a dire, nel Canton Vaud, quanto sia complesso il gioco delle alleanze che sta dietro un sistema maggioritario. Personalmente non sono un grande amante dei dibattiti istituzionali: preferisco le questioni sociali. Per questo motivo mi è difficile pronunciarmi realmente su cosa sia meglio tra maggioritario e proporzionale. In fondo credo che entrambi abbiano pregi e difetti.
Oltre ad essere un politico, Pierre-Yves Maillard, è stato sindacalista. Essere politico è in fondo essere un sindacalista di tutti i cittadini?
È una buona metafora. Il sindacalismo mi ha soprattutto insegnato che le persone ti danno fiducia ma, in cambio, hanno bisogno di vedere i risultati. Se i risultati non arrivano il movimento sociale si esaurisce. «Mostrare che la lotta è utile; battersi per un risultato»: questa era la mia ossessione quando ero sindacalista e in fondo lo è tuttora che sono in politica: ai cittadini occorre mostrare che la politica è utile, che attraverso il voto si possono realmente cambiare le cose.
Se rieletto cosa intende cambiare?
In primo luogo si tratta di rivedere il sistema di assistenza pubblica attualmente costretto a prendersi a carico un numero crescente di persone visto che la società liberale di oggi, anche in periodi di crescita continua, riesce a lasciare sempre più persone senza lavoro, senza mezzi di sussistenza. E queste finiscono nella pesante macchina dell'assistenza con le sue logiche stigmatizzanti. Migliorare le assicurazioni sociali significa permettere a molte persone di uscire da questa logica e beneficiare dell'assicurazione, molto meno stigmatizzante. In Ticino da questo punto di vista avete fatto molti progressi: basti pensare alle prestazioni complementari per le famiglie. Secondo elemento che mi sta a cuore è l'indennità per la perdita di guadagno. Oggi molte persone cadono in assistenza perché mal protette contro la perdita di guadagno in caso di malattia. È soprattutto il caso dei piccoli lavoratori indipendenti ma anche di alcuni salariati. Se si sostituisse l'assicurazione perdita di guadagno con un'assicurazione complementare pubblica potremmo a mio avviso evitare situazioni di precariato. Terzo: la riforma fiscale alleggerendo la pressione che grava sulla classe media compensandola con una lieve crescita della pressione sugli alti redditi.


"Battersi fino alla fine per una cassa unica"

Questo week end si vota anche a livello federale sulla cassa malati unica, un tema per cui Pierre-Yves Maillard si è impegnato in prima persona. Gli oppositori hanno avanzato cifre, lei ha risposto con i suoi numeri. In assenza di un modello di calcolo preciso non sarebbe stato meglio ribattere con altri temi, più "sicuri"?
Certo: anche noi avremmo preferito continuare la campagna sul principio di cassa unica piuttosto che sulle cifre. Per due mesi abbiamo lavorato in questa direzione ma poi è diventato impossibile. Se fosse stata solo santésuisse a lanciare le cifre (false) non avremmo probabilmente reagito. Purtroppo nella guerra delle cifre è entrato in un secondo tempo anche  il sito comparis.ch, un sito che nella mentalità comune dovrebbe essere neutro, al di sopra delle parti. E se un sito supposto neutro pubblica anch'esso delle cifre contrarie alla cassa unica, la popolazione comincia a crederci e credere che le cifre proposte siano quelle su cui si andrà a votare. A fronte di questa contro informazione non abbiamo potuto continuare a tacere. Il modello da noi avanzato ha il pregio di essere il più vicino alle spese attuali dell'assicurazione malattia. Al  contrario, mettendo 5 miliardi di franchi in più a carico delle assicurazione, santésuisse fa aumentare automaticamente di circa il 25 per cento tutti i premi, prima ancora di stabilire chi paga cosa.
Se non dovesse passare, qual è il piano "b" di Pierre-Yves Maillard?
Abbiamo qualche piano "b" ma credo che intanto dobbiamo continuare a batterci fino alla fine affinché l'iniziativa ottenga il miglior risultato possibile.
Se non dovesse passare ci si dovrà concentrare per eliminare quei problemi già messi in evidenza: si pensi all'assenza di trasparenza dell'attuale sistema, al suo lato antisociale o ancora alla confusione tra assicurazione di base e complementare.
Se poi qualche cantone, tra cui il Ticino, sabato voterà a favore dell'iniziativa, si potrebbe chiedere il diritto per certi cantoni di sperimentare una cassa unica cantonale. Se alcuni cantoni se lo desiderano, lasciamoli sperimentare alternative, poi si potranno fare paragoni. Chi è sicuro che la concorrenza è nettamente migliore non dovrebbe temere di questo "esperimento".

Pubblicato

Venerdì 9 Marzo 2007

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