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Sigaretta tua, vita mia

di

Silvano De Pietro
Dal 1° maggio 2010 la legge sulla protezione contro il fumo passivo vieta di fumare in tutti i locali chiusi accessibili al pubblico o adibiti a luoghi di lavoro per più persone. Pertanto, il fumo oggi è bandito da tutti gli ospedali, le scuole e i trasporti pubblici della Svizzera. Sono previste eccezioni per la ristorazione: aziende di piccole dimensioni con una superficie non superiore a 80 metri quadrati possono essere condotte come locali per fumatori se soddisfano determinate condizioni e dispongono di un'autorizzazione dell'autorità cantonale. Sono ammesse anche sale fumatori (fumoir). In queste strutture per fumatori possono essere impiegate unicamente persone che vi hanno acconsentito per scritto.
E qui nasce il problema. I cantoni hanno la facoltà di emanare prescrizioni più o meno severe, con il risultato che a livello cantonale c'è una babele di regolamenti e regna la confusione: in alcuni cantoni la popolazione è protetta in modo efficace, in altri lo è appena. Per questo la sinistra politica (Ps e gran parte dei Verdi), i sindacati (Uss e Travail.Suisse), la Federazione dei medici svizzeri (Fmh) e una lunga lista di associazioni mediche, di prevenzione e di tutela della salute (dalla Lega polmonare alla Lega svizzera contro il cancro) ritengono che siano necessarie misure adeguate e sostengono l'iniziativa federale "Protezione contro il fumo passivo" che viene sottoposta al voto popolare il prossimo 23 settembre.
La protezione della salute, dicono i sostenitori, è un diritto per chiunque viva e lavori in Svizzera, indipendentemente dal cantone in cui si trovi. È per questa ragione che in tutto il Paese valgono gli stessi valori limite per gli inquinanti atmosferici o la radioattività. Il grado di protezione della salute non può variare da un cantone all'altro. Per la protezione contro il fumo passivo, l'iniziativa propone una soluzione unitaria per l'intero territorio nazionale, facilmente realizzabile mediante l'applicazione del divieto di fumo sul posto di lavoro e negli spazi chiusi accessibili al pubblico. Le sale fumatori possono essere mantenute a condizione che nessuno vi lavori. Si tratta – dicono i sostenitori – di una soluzione equa e ragionevole, che è stata sperimentata con successo in otto cantoni svizzeri e in numerosi Paesi europei.
Ma secondo il Consiglio federale e il parlamento la regolamentazione attuale è sufficiente, poiché ha dimostrato la sua efficacia e permesso di migliorare notevolmente e in tempi brevi la tutela della popolazione e dei lavoratori. Dunque, un successo. Ma l'impressione è che la Berna federale, nel respingere l'iniziativa e rinunciare a rendere uniforme il divieto, voglia soprattutto difendere il compromesso raggiunto sull'attuale legislazione, frutto di lunghe discussioni alle Camere federali. «Sarebbe prematuro sottoporla a revisione a poco più di due anni dalla sua entrata in vigore», afferma il governo.
Ben diverse sono invece le considerazioni divulgate dal comitato degli oppositori (composto quasi esclusivamente da rappresentanti dei partiti borghesi, della Lega e di parte dei Verdi), i quali insistono su quattro argomenti di fondo. Il primo dice che l'iniziativa «è fuori misura», poiché vorrebbe ristoranti, bar e caffè completamente privi di fumo, come pure casinò, centri di biliardo e stadi di calcio. È una «tattica delle fette di salame» che «supera ogni limite».
Il secondo argomento è che l'iniziativa sarebbe «una grave intromissione nella sfera privata», quindi una grave violazione della libertà personale. «Vogliono mettere i cittadini sotto tutela», affermano i sostenitori del no. I quali, poi aggiungono che l'iniziativa nuocerebbe all'economia e alle aziende: un divieto più severo comporterebbe «ulteriori diminuzioni della cifra d'affari» dei ristoranti, che «già oggi soffrono per le restrizioni vigenti».
Infine, l'ultimo argomento degli oppositori è che la sicurezza del diritto verrebbe  messa in questione. E questo perché «negli scorsi due anni, molti locali hanno attuato costose trasformazioni, adeguandosi alla legge in vigore. Questi investimenti andrebbero perduti se le normative venissero di nuovo modificate».
Per replicare a questi argomenti un po' stentati, oltre alle buone ragioni del diritto di tutti all'integrità fisica, ci sono le ragioni dei sindacati, fondate specificamente sulla difesa della salute dei lavoratori. Ne abbiamo chiesto spiegazione a Doris Bianchi, segretaria centrale dell'Unione sindacale svizzera.

«La salute non ha confini»

Doris Bianchi, dal suo osservatorio dell'Uss quali ritiene che siano le categorie di lavoratori più esposte al rischio del fumo passivo?

Sono soprattutto le categorie di lavoratori occupati nei ristoranti, nei caffè, nei bar, negli alberghi. C'è anche il personale che lavora negli uffici dove si fuma ancora. Ma la maggior parte rimane il personale della ristorazione.
Ci sono dei dati statistici relativi ai danni alla salute che subiscono questi lavoratori?
In generale, la Svizzera ha pochi dati sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Quello che si sa è che l'esposizione al fumo passivo fa aumentare i rischi, per esempio di crisi cardiovascolari, per più del cento per cento.
Avrete però notato una variazione dell'incidenza di questi casi da quando è entrato in vigore il divieto di fumare, pur con applicazioni differenti nei diversi cantoni?
La proibizione del fumo è stata introdotta da pochi anni, mentre è spesso su parecchi anni che si riscontrano i miglioramenti. Però notiamo che molti addetti, specialmente quelli che non fumano, parlano di un miglioramento delle condizioni di lavoro, anche dal punto di vista igienico: il fumo crea anche tanta sporcizia, quindi c'è meno da fare per spolverare, vuotare portaceneri, ecc. In generale, il divieto viene visto come una misura molto positiva.
I camerieri impiegati in strutture dove sono previsti locali per fumatori, sono tutti costretti a lavorare anche in questi locali o hanno la libera scelta, la possibilità eventualmente di rifiutare?
Questa è una delle ragioni per cui abbiamo deciso di sostenete l'iniziativa contro il fumo passivo che sta per andare in votazione. Nella legge federale attualmente in vigore viene detto che chi lavora in un posto dove si fuma deve acconsentirvi per iscritto. Noi siamo fortemente critici verso questo principio, perché non c'è il consenso veramente libero che dev'esserci in un rapporto di lavoro: il lavoratore è praticamente costretto a quel posto e quindi, se pure acconsente, la sua non è una libera scelta. Perciò l'accordo scritto non è sufficiente. E poi è anche pericoloso, perché trasferisce dal datore di lavoro al lavoratore la responsabilità di una buona protezione della salute. Un principio, questo, che temiamo possa farsi strada anche in altri casi di rischio per la salute, come nel trattamento dell'amianto: non vorremmo che in futuro si possa dire "hai acconsentito a questo tipo di lavoro, dunque la responsabilità è tua". Un principio, ripeto, che noi sindacati troviamo molto pericoloso.
Gli oppositori dicono che questa iniziativa viola la libertà e la responsabilità individuale.
L'iniziativa non vieta di fumare, ma proibisce il fumo quando questo può nuocere ad una persona che si trova lì per lavorare e non per libera scelta. Ciò significa che la salute di questa persona deve essere rispettata più della libertà del fumatore. Il quale ha la possibilità di fumare a casa, di fumare fuori o in tanti altri posti, ma certamente non in un luogo dove può nuocere ad una persona che si trova lì per motivi di lavoro.
E la responsabilità individuale? I politici borghesi insistono molto su questo principio.
Sì, però la responsabilità individuale in un rapporto di lavoro non è la stessa cosa. Se vado a casa di un amico che fuma, mi prendo la responsabilità anche del fumo passivo che respirerò. Però al mio posto di lavoro la mia responsabilità è diversa: io ci devo stare lì, non posso scegliere dove lavoro.
Gli oppositori dicono anche che irrigidire il divieto di fumare negli esercizi commerciali fa diminuire la cifra d'affari e mette a rischio posti di lavoro.
Ci sono vari studi a dimostrazione del fatto che nella ristorazione il divieto di fumo non fa chiudere, non causa una riduzione delle consumazioni. Forse per alcuni ristoranti che non si danno abbastanza da fare, può succedere che manchino clienti. Però chi è innovativo e ci sa fare non ha dei cali di clientela. Anzi, forse ci sono più famiglie che vengono, perché diventano locali più attrattivi. I problemi della ristorazione sono altri in Svizzera: sono gli affitti cari, la concorrenza con i locali al di là della frontiera che sono più convenienti, ecc.
Infine, l'obiezione degli oppositori secondo cui l'iniziativa è contraria al federalismo.
L'iniziativa vuole una migliore protezione della salute dei lavoratori. Noi siamo del parere che questa esigenza non debba essere una questione di federalismo: vogliamo uno standard buono per tutti i cantoni. Oggi come oggi, vediamo invece norme differenti quasi da un paesino all'altro. È difficile anche per il lavoratore: lì c'è un fumoir e posso lavorare, qui no… Meglio avere una regola uniforme.



Pubblicato

Venerdì 31 Agosto 2012

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