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Siamo tutti amici...

di

Cristina Foglia
Evviva siamo tutti amici! Ci voleva una guerra per mettere tutti d’accordo, russi e americani, diessini e forzisti, democristiani e socialisti tedeschi. Gli inglesi, loro, forti di una tradizione guerresca di esportazione non ci hanno nemmeno pensato un attimo a spedire i loro ragazzi a strisciare sulla terra dura e secca dell’Afghanistan. Sempre al fianco dello Zio Sam! Senza l’11 settembre mai avremmo visto Dabbeliù Bush con la casacchina di seta decorata a fianco del premier cinese o darsi arie da compagno di bisbocce con l’algido Vladimir Putin. La decisione di entrare in guerra ha fatto giubilare il governo italiano che per la prima volta si è trovato compatto di fronte al nemico, quella «Anonima terroristi» che si va a nascondere non certo dove trova e manovra i suoi soldi. Allora orsù tutti uniti appassionatamente a bombardare una terra già devastata, tanto qualche morto in più cosa può cambiare? C’era qualcosa di tristemente comico nel cipiglio di Rutelli e dei commentatori politici italiani, fino a ieri impegnati a fare le pulci al governo in carica (una cordata di comici: come si fa a prendere sul serio Gasparri, che sembra uscito dal un consiglio comunale di un paese di mille abitanti, o quel nevrotico arrogante di Sgarbi?) Di colpo tutti amici, a ritrovare quel sano patriottismo di cui ha vaneggiato Oriana Fallaci su quattro pagine del Corrierone. Noi svizzeri, che la guerra la guardiamo alla Tv, siamo invece qui a grattarci le nostre di rogne. Con la prima neve siamo rimasti isolati dal resto della patria. Rischiamo di rimanere senza lo yogurt per la colazione? Non troveremo più sugli scaffali dei negozi le arachidi turche tostate in Germania, ritornate in Italia per essere impacchettate e poi distribuite da una ditta olandese? Tutte le nostre abitudini, tutte le nostre certezze stanno crollando. Neppure la Banca dello Stato (pardon! BancaStato) si è salvata dalla vergogna, e chi ci rassicura che il saccheggio del conto di un povero orfano milionario ci tenga al riparo da qualche aquila che maneggia i nostri sudati conti-stipendio? Non certo la BancaStato, che non si è neppure sentita in dovere di mandare una letterina ai propri clienti. Anzi, in onore al ticinesissimo motto «l’è mei dì gnent», a pochi giorni dalla malefatta Betschart–Rossi, il suo elegante opuscolo portava un paio di consigli per gli investitori. Uno di questi recitava «Il rischio paga». S’è visto, infatti l’abbiamo pagato tutti. Ma non è il caso di perdersi in finezze, andiamo avanti a far finta di niente. Tanto è bel tempo. E se non è bello chi se ne frega, noi diciamo che è bello ugualmente. Cosa è lì a fare Meteo svizzera se non contribuisce all’economia? La sortita del signor Stinca è da antologia dell’umorismo. Si vede che tra le sue letture fondamentali c’è Bertoldo e Bertoldino. «Bertoldo, perché piangi, non vedi che bel sole?» «Appunto» – fa lui – dopo il bello farà brutto». E quando piove Bertoldo è allegro, perché poi verrà il bello. Capito l’antifona, cari amici di Locarno Monti? Applicare scrupolosamente la seconda parte della storiella, antesignana del «Positive thinking» che ha reso miliardari parecchi scrittori benintenzionati. Scusate, ma mi scappa da ridere!

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2001

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