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Economia

Siamo alla manna del gas (per pochi)

Trainata dal boom dei prezzi energetici la Dxt Commodities di Lugano macina cifre da capogiro che finiscono nelle cassaforti offshore del suo padrone

di

Federico Franchini

Sono in Ticino i dipendenti più redditizi di tutta la Svizzera. Quelli che, in media, generano più volume d’affari di tutti. Sono i trader della Dxt Commodities di Lugano. Un nome che, forse, ai più non dice nulla. Eppure questa azienda attiva nel commercio di gas e di elettricità è da qualche anno la più importante di tutto il cantone italofono. Almeno stando ai dati del giornale economico svizzero tedesco Handelszeitung che pubblica annualmente la classifica delle aziende elvetiche con il fatturato più elevato. Una graduatoria che è sempre più dominata dai giganti del commercio di materie prime – Vitol, Glencore, Gunvor, Cargill e Mercuria – e che quest’anno vede la ticinese Dxt Commodities entrare nella prestigiosa top venti. Con 19 miliardi di cifra d’affari nel 2021, la società di Lugano passa infatti dal trentesimo rango del 2020 al ventesimo del 2021, giusto davanti a un gigante dell’agrobusiness mondiale come Syngenta.

 

L’incremento del volume d’affari della società con sede in via Trevano è impressionante: più 113%. Solo la ginevrina Gunvor, la terza della graduatoria, ha registrato un incremento maggiore (più 163,1%) tra le top cinquanta. «Questo notevole incremento è da attribuire principalmente all’aumento dei prezzi dell’energia durante l’estate» ha scritto il Ceo Benedict Sciortino nel rapporto annuale della Dxt International, la holding che controlla la società ticinese. Quest’ultima ha un’altra particolarità: il numero esiguo di personale rispetto a tutte le altre società in classifica. Con 121 impiegati secondo il giornale (226 stando al sito aziendale), la Dxt Commodities è l’impresa in classifica con meno lavoratori. Assieme a lei solo un’altra delle prime cinquanta aziende in classifica ha meno di mille impiegati. La maggior parte ne ha migliaia, anche perché oltre ai giganti delle materie prime troviamo multinazionali come Nestlé, Roche, Novartis così come i giganti del commercio al dettaglio Migros e Coop.

 

Va detto che il trading, per sua caratteristica, crea volumi di vendita molto elevati e non è comparabile con società industriali che vendono prodotti o servizi. Confrontando la società ticinese alle altre big del settore, però, emerge come essa abbia gli impiegati mediamente più produttivi: ogni trader della Dxt Commodities genera, in media, 157 milioni di franchi di giro d’affari; da Vitol, la prima in classifica, un impiegato crea 47 milioni di franchi di fatturato mentre da Glencore, la seconda, la media scende a 1,2 milioni.

 

Fondata come Dufenergy nel 1999 da alcuni manager del gruppo Duferco, la Dxt Commodities è oggi un leader mondiale nel commercio di gas (in particolare il Gnl, il gas naturale liquefatto) e di elettricità. Attiva in oltre venti paesi in Europa, l’azienda si è espansa ultimamente anche in altre materie prime come il petrolio e il ferro. In questi ultimi anni i profitti di Dxt sono letteralmente esplosi, grazie proprio alla volatilità dei prezzi del Gnl che ha offerto all’azienda notevoli margini operativi. L’anno record è stato il 2020, quello della pandemia, in cui la casa madre lussemburghese ha contabilizzato 112 milioni di euro di utili. Nel 2021, malgrado l’esplosione del giro d’affari, gli utili sono scesi a 94 milioni di euro, di cui 43,5 garantiti dal Ticino. Un risultato considerato positivo dai vertici dell’azienda, dato il contesto difficile soprattutto per la mancanza di liquidità dei compratori.

 

Dxt Commodities è operativa da Lugano, ma la sua struttura di controllo è in Lussemburgo, dove hanno sede tutta una serie di società che, una controllante l’altra, portano poi a un trust del Liechtenstein. Una struttura complessa a cui, con ogni probabilità, ha contribuito lo stesso ideatore del controverso “sistema Gucci”, quell’Adelio Lardi, fiduciario e fiscalista, che siede anche nel Cda di Dxt Commodities. Alla fine della catena di comando vi è lui: Bruno Bolfo, il manager ligure stabilitosi a Lugano all’inizio degli anni 80. Bolfo è il fondatore di Duferco, divenuto uno dei principali commercianti d’acciaio del mondo. È in gran parte a lui che si deve lo sviluppo della piazza ticinese delle materie prime e dell’arrivo in riva al Ceresio delle antenne commerciali di diversi oligarchi ucraini e russi. Nel 2014, il manager ha ceduto la maggioranza dell’antenna di trading di Duferco (operativa da Lugano, ma con holding nel Granducato) ai cinesi di Hesteel. Anche per la Duferco il 2021 è stato un anno record, a dimostrazione di come nel trading si possa facilmente riempirsi le tasche: l’utile netto della holding lussemburghese che la controlla ha raggiunto 254,8 milioni di dollari (più sedici rispetto al 2020) di cui quasi 100 milioni realizzati da Lugano.

 

>>> VEDI ANCHE: La galassia offshore dei trader ticinesi

 

Dalla Duferco (in parte) e dalla Dxt Commodities (in totale) gli utili vanno poi a gonfiare la cassaforte di Bruno Bolfo: l’ultimo anello della sua catena lussemburghese, la Bb Holding Investment, nel 2021 ha registrato lo stupefacente risultato di 445 milioni di euro di utile netto. Passati gli ottant’anni, il manager continua così a macinare guadagni colossali. Utili realizzati in buona parte in Ticino da dove il denaro prende poi il volo per il Granducato: nel 2021, infatti, la Dxt Commodities, ha versato alla propria casa madre la bellezza di 57 milioni di franchi di dividendi.

 

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I consumatori pagano, i trader incassano


Per affrontare la crisi energetica, la Germania ha introdotto una tassa sul gas. L’accordo entrerà in vigore in ottobre e ha come obiettivo quello di aiutare le imprese importatrici e di distribuzione a coprire i costi di sostituzione delle forniture russe. Per i cittadini tedeschi si tratta di una mazzata sui costi dell’energia: per una famiglia media di quattro persone, la tassa dovrebbe significare un costo aggiuntivo annuale di quasi 500 euro. In principio, i miliardi raccolti dovrebbero confluire nell’azienda di servizi pubblici Uniper, in grossa difficoltà in quanto principale importatore di gas russo del Paese. Il denaro, però, potrebbe finire anche nelle tasche di aziende che, al contrario di Uniper, con la crisi energetica si sono riempite le tasche. Di recente, l’operatore tedesco Trading Hub Europe ha pubblicato l’elenco delle imprese che intendono chiedere un risarcimento.


I nomi portano anche in Svizzera e in Ticino. Tra queste troviamo due delle tra più importanti società elvetiche − Vitol e Gunvor − ma anche le ticinesi Dxt Commodites ed Enet Energy, la società nel cui Cda siede il municipale di Lugano Filippo Lombardi.

 

Pubblicato

Giovedì 1 Settembre 2022

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