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Si festeggia, con moderazione

di

Loris Campetti
Ora bisognerà evitare di montarsi la testa: Berlusconi, acciaccato e circondato da effettivi e potenziali traditori, è ancora lì. Abbiamo liberato città e province dal giogo della destra, la speranza è tornata nel volto di tanti giovani che hanno ripreso in mano un pezzetto del loro futuro, ma Palazzo Chigi resiste e l'egemonia culturale del berlusconismo ha aperto brecce anche nell'opposizione.
Domenica e lunedì si giocherà la partita di ritorno, ancora più difficile della prima perché se è vero che la maggioranza degli italiani è contraria alla privatizzazione dell'acqua, alle centrali nucleari e a una giustizia che è uguale per tutti salvo per Berlusconi e i suoi ministri, è altrettanto vero che (ri)portare alle urne il 51% degli elettori è impresa ardua. Ardua ma realizzabile, nonostante il silenzio colpevole di giornali e tv durato fino alla vigilia del voto. Senza nasconderci che i primi ad avviare la privatizzazione dell'acqua sono stati alcuni sindaci di centrosinistra e che anche nel Pd battono cuori atomici.
Ma intanto si festeggia. Milano, Napoli, Cagliari, Trieste, Macerata, Novara, Pavia sono state liberate. Sulle depen-dance (nel senso del bunga-bunga) del Cavaliere, Arcore e Olbia, è stata ammainata la bandiera azzurra, Torino e Bologna si confermano di centrosinistra. Milano, ha vissuto il suo secondo 25 aprile puntando su Giuliano Pisapia, garantista e militante dei diritti, un figlio della sinistra radicale apprezzato trasversalmente. Ha vinto le primarie superando il candidato del "partito" per poi sbaragliare Letizia Moratti, «una donna fuori dal comune» recitava uno dei cartelli nella piazza Duomo in festa, un altro diceva «Silvio sei alle ultime orge». A Napoli due votanti su tre hanno rovesciato in faccia a Berlusconi e alla camorra quintalate di immondizia e De Magistris, sconfitto il candidato del "partito" sostenuto anche da Vendola non alle primarie ma nell'urna, ha fatto il miracolo, meglio di San Gennaro. A Cagliari, per la prima volta nella sua storia dominata prima dai Savoia, poi dalla Dc e infine dal Pdl, un ragazzo di Sel ha alzato la bandiera della sinistra sul municipio.
Il vento sta cambiando e a vincere non sono stati i partiti – Pdl in pezzi, Lega sterilizzata anche nelle sue roccaforti, Pd assediato da una sinistra più sociale che politica. Dopo due anni di manifestazioni, con l'orgoglio degli operai di Pomigliano e Mirafiori, la rabbia di studenti e precari, le rivolte dei comitati ambientali, la creatività dei movimenti per i beni comuni, la rivolta delle donne, uno scatto di dignità ha risollevato il paese. Sta ai partiti d'opposizione decidere se fare un passo indietro, tornando ad ascoltare il paese reale, o continuare ad autopicconarsi rincorrendo un fantomatico terzo polo noto solo alla cricca politico-confindustrial-affaristica. Nell'attesa ci prepariamo alla partita di ritorno con i referendum.

Pubblicato

Venerdì 10 Giugno 2011

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