Pazienza, ci vuol pazienza. Questo l'invito degli impresari costruttori. Ma chi sarebbe disposto a portar pazienza di fronte ad uno storico accordo vanificatosi? I lavoratori la pazienza l'hanno persa. Questo è sicuro. Com'è sicuro che lo sciopero nazionale dell'edilizia minacciato qualche tempo fa si farà. La data fissata è lunedì 4 novembre. Pazienza? L'accordo sottoscritto dalla Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic) accoglieva un principio storico: la possibilità per i lavoratori dell'edilizia principale di andare in pensione anticipatamente. Facile immaginarsi la rabbia dei lavoratori di fronte al voltafaccia padronale. Altro che pazienza! Dopo quarant'anni passati sui cantieri ci vuole già la pazienza di sopportare tutti gli acciacchi che un mestiere duro lascia in dote a chi l'ha praticato. Gli impresari sono addirittura passati alle minacce: se i sindacati si intestardiscono tanto, il rischio è di dover rinegoziare l'intero Contratto collettivo. Come dire: guardate che potrebbe pure darsi che le cose si mettano peggio di quanto non siano. Il Sindacato edilizia e industria (Sei) ha fatto eseguire una perizia giuridica da un professore dell'Università di Basilea, Adrian Staehlin. La risposta è che il Contratto collettivo non può essere rinegoziato senza il consenso di entrambe le parti. D'altra parte, visto questo grave precedente, ci sarebbe un bel clima di sfiducia nell'ipotesi di nuove trattative. Ma lasciamo le ipotesi e ricordiamo i fatti: lunedì 4 novembre sarà sciopero dell'edilizia in tutta la Svizzera. bina "Bobbià non s'è mai spellato le mani" Con questa mia lettera voglio commentare quello che il Signor Bobbià si è permesso di scrivere sull’edizione del 26.10.2002 del Corriere del Ticino. Il suo scritto è tendenzioso e non privo di malafede. Vuol far credere all’opinione pubblica che alla Società svizzera impresari costruttori (Ssic) hanno sbagliato a fare i conti e perciò non possono tener fede a quanto hanno sottoscritto nel mese di marzo. Questa è una bella e spudorata scusa. Ritengo molto grave che una Società come la Ssic abbia dei contabili e direttori tanto ignoranti da non saper fare i calcoli e questo oltretutto dopo 10 mesi di lunghe trattative. Il Signor Bobbià dice che il contratto collettivo dei lavoratori edili è tra i più avanzati, con un minimo salariale vicino ai 3 mila 800 franchi e una miriade di altre facilitazioni. Peccato che il Signor Bobbià non spiega anche ai lettori che la maggioranza delle imprese associate alla Ssic non rispetta completamente i contratti collettivi. Per esempio, quasi nessuno paga i chilometri dell’uso della propria autovettura, quasi nessuno fornisce i mezzi di trasporto, in molti ci obbligano a lavorare sotto la pioggia, quasi nessuno paga le indennità di intemperie, e altro ancora. Troppi lavoratori sui piccoli cantieri non hanno le baracche per cambiarsi e per mangiarsi un panino a mezzogiorno. Spesso devono ripararsi dalla pioggia sotto un balcone oppure nella propria auto. Il Signor Bobbià accenna ai vantaggi salariali di questa categoria ma non dice che a questa categoria di operai, quando d’estate posa del ferro, le si spellano le mani perché scotta e d’inverno, lo stesso ferro, si attacca alle mani perché è gelato. Il Signor Bobbià dovrebbe provare a lavorare in cantiere 9-10 ore al giorno quando pioviggina con il materiale bagnato che gli spella le mani oppure quando fanno 30 gradi o 5 gradi sotto lo zero. Sono certo che cambierebbe opinione sulla bontà del nostro contratto. La differenza che c’è tra noi lavoratori edili e il Signor Bobbià e associati è che noi subiamo tutti i giorni sui cantieri e torniamo a casa stanchi e stressati, loro invece, per provare il gusto del sudore si fanno una partitella al pallone (per hobby). Signor Bobbià, visto che lei dice quanto guadagnano gli edili ci dica una volta quanto guadagna lei e quanti stipendi prende (tanto per fare un confronto), così non ci facciamo delle idee sbagliate. Chi le scrive è un capo muratore di oltre 63 anni e da oltre 42 lavora con impegno in questo Paese. In tutti questi anni ho sempre sentito dire dai datori di lavoro di crisi, di concorrenza, di lavori presi sotto costo per farci lavorare. Beh, visto che voi impresari siete così buoni con noi operai, anch’io voglio essere buono con voi. In tanti anni di lavoro ho guadagnato sul campo tanti mal di schiena e di spalle da non poter dormire di notte. Allora auguro a voi impresari che Gesù Bambino ve ne porti altrettanto, così vedrete com’è bello lavorare a 63 anni con le condizioni che ponete. Auguri. Antonio Rimoli, capo muratore

Pubblicato il 

01.11.02..

Edizione cartacea

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