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Si chiama Swiss ma è tedesca

di

Silvano De Pietro
È finita come tutti temevano. La Svizzera ha chiuso con il capitolo “aviazione civile” e Swiss, l’erede malnata della prestigiosa Swissair estinta sciaguratamente, è finita incorporata nella tedesca Lufthansa. All’annuncio del raggiunto accordo sull’acquisizione, lo scorso 22 marzo a Zurigo, i dettagli sono stati esposti brevemente dal presidente della direzione generale, Christoph Franz. «Quale membro del gruppo Lufthansa, Swiss potrà svolgere ancora meglio i propri compiti», ha detto Franz, che ha indicato in una comune visione di questi compiti il fondamento della fusione con Lufthansa. Ciò significa che Swiss potrà continuare ad operare con una propria flotta, propri equipaggi ed una propria sede in Svizzera. Potrà continuare a recare il marchio della croce svizzera in giro per il mondo, e diventare membro della Star Alliance (l’alleanza di 16 compagnie mondiali di cui fa parte l’aviolinea tedesca). In pratica rappresenterà un “profit center” decentrato (cioè diretto da un proprio consiglio d’amministrazione) all’interno del gruppo Lufthansa. Ma la sopravvivenza di questa Swiss, svizzera di nome e tedesca di fatto, resta tuttavia dipendente dalla razionalizzazione dei costi, per cui le misure di ristrutturazione già annunciate nel gennaio scorso (300 milioni di franchi da risparmiare sui costi ed altri mille posti di lavoro da sopprimere) saranno applicate come previsto. Inoltre, ha detto ancora Franz, saranno portati a termine i negoziati in corso per il nuovo contratto collettivo di lavoro (l’intesa finale con i tre sindacati rappresentanti il personale di terra è stata in effetti firmata il 31 marzo). L’accordo d’integrazione in Lufthansa, ha aggiunto il presidente della direzione generale, «prevede lo sviluppo equo della piattaforma zurighese» (cioè il mantenimento del ruolo di “hub” dell’aeroporto di Zurigo); e per assicurare a lungo termine le infrastrutture elvetiche di trasporto aereo, sarà creata per dieci anni una fondazione indipendente di diritto svizzero che potrà proporre un rappresentante nel consiglio di sorveglianza di Lufthansa e due membri per il consiglio d’amministrazione di Swiss. Dal punto di vista finanziario, Lufthansa acquista a tappe il 100 per cento del pacchetto azionario di Swiss. L’intera operazione dovrebbe concludersi entro un anno e mezzo. A quel punto, Swiss avrà perso la propria indipendenza, ma potrà mantenere i collegamenti intercontinentali della Svizzera; potrà riservare ai propri clienti un’offerta complessivamente più attrattiva; potrà contare su una certa solidità finanziaria; sarà meno vulnerabile ai rischi esterni; potrà profittare dei vantaggi dipendenti dalle dimensioni maggiori; conseguire una stabile posizione concorrenziale e crearsi così una prospettiva di crescita. Sistemato in tal modo il futuro assetto aziendale, rimane da risolvere lo spinoso problema del personale, in particolare dei piloti, proveniente da due culture aziendali diverse (Crossair e Swissair). Per il personale di terra, la questione è già risolta con l’intesa appena firmata, che prevede la settimana lavorativa di 42 ore (Swiss voleva prolungarla) e la disponibilità dei sindacati a discutere ulteriori misure per risparmiare sull’orario di lavoro dall’1,8 al 2,5 per cento dei costi, se entro fine anno la direzione sarà riuscita a strappare alle altre categorie del personale analoghi risparmi nella misura del 7-10 per cento dei costi. Le trattative per ridefinire salari, produttività ed orario di lavoro sono invece ancora aperte con il personale di cabina, il cui sindacato, Kapers, ha reagito con un certo scetticismo. «Purtroppo mancano per i primi tre-cinque anni garanzie rispetto ai posti di lavoro, le quali avrebbero allontanato le iniziali paure ed insicurezze», è stato il primo commento di Urs Eicher, sindacalista del Kapers. Per quanto concerne i piloti, Swiss ha già reso noto che cosa intende fare con quelli delle linee regionali, provenienti da Crossair: ridurne il numero da 490 a 207; i rimanenti dovranno aumentare la loro produttività del 38 per cento. Il presidente del loro sindacato Swiss Pilots, Christoph Frick, ha denunciato la discriminazione che secondo lui li colpisce, a vantaggio dei piloti di Aeropers (quelli provenienti da Swissair), ai quali verrebbero offerte, in cambio dei sacrifici richiesti, garanzie sul mantenimento del numero di velivoli e dei posti di lavoro. Frick ha riconosciuto che forse le buone prospettive per velivoli e piloti regionali ci sarebbero a medio-lungo termine, ma a breve non vede perché i sacrifici non debbano essere egualmente ripartiti tra i piloti della flotta regionale e quelli dei voli intercontinentali. «Le concessioni da parte nostra ci saranno soltanto se ci viene anche offerta una prospettiva all’interno dell’azienda», ha concluso Frick. Data questa situazione, è dunque comprensibile che le prime reazioni del personale all’annuncio dell’accordo con Lufthansa non sono state certamente euforiche. E non poteva essere diversamente, dopo anni di errori a catena che hanno minato profondamente la fiducia in un management capace di perdere per un anno due milioni al giorno.

Pubblicato

Venerdì 15 Aprile 2005

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