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Sguardi incrociati. Intervista a Marina Carobbio

di

Françoise Gehring Amato
Due sguardi diversi che si incrociano, si osservano, si fissano. Due, tre mondi, che cercano di capirsi e rispettarsi nella differenza. Integrarsi significa doppia disponibilità. Disponibilità degli stranieri ad integrarsi nella nostra realtà e disponibilità della popolazione autoctona ad accogliere gli stranieri. Nell’ottica di rafforzare il senso dell’integrazione, la Confederazione, dopo un percorso lungo e difficile, ha approvato il primo ottobre 2000 un’ordinanza sull’integrazione degli stranieri. Ha poi stanziato un credito di 10 milioni di franchi per sostenere concretamente quei progetti che vanno nella direzione di promuovere e facilitare l’integrazione degli immigrati sul nostro territorio. Secondo il Consiglio federale, l’integrazione degli stranieri in Svizzera è un compito importante quanto necessario sia dal punto di vista sociale che della politica nazionale. Giacché l’inserimento degli stranieri nel tessuto sociale, economico e culturale del paese si coniuga su diversi paradigmi, il governo intende l’integrazione come un compito pluridisciplinare che deve essere svolto a livello politico e sociale su scala federale, cantonale e comunale. In questo percorso di interazione le organizzazioni di stranieri rivestono, naturalmente, un ruolo molto importante quali partner del dialogo: gli stranieri sono gli attori principali mentre le organizzazioni le protagoniste vive e attive e, come tali, devono essere coinvolte nella politica d’integrazione. In questa direzione si stanno già muovendo diversi enti e associazioni umanitarie sia a livello comunale che cantonale. E in Ticino? La domanda se l’è posta la gran consigliera Marina Carobbio Guscetti, capogruppo socialista, che questa settimana ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato per sapere come il canton Ticino intende muoversi. Noi abbiamo invece girato alcune domnande alla deputata socialista per illustrare meglio la portata della sua interrogazione. Signora Carobbio può brevemente riassumerci quali sono i punti importanti della sua interrogazione? Visto e considerato che a livello federale si è finalmente deciso di favorire l’integrazione degli stranieri e siccome questo tema tocca in maniera importante anche il nostro Cantone, chiediamo al Consiglio di Stato se ha intenzione di proporre delle iniziative che vanno nella direzione auspicata della Confederazione, in particolare che cosa intende fare nell’ambito scolastico, nel mondo del lavoro e per la sensibilizzazione della popolazione indigena. Che cosa vede lei come iniziativa cantonale per l’integrazione degli stranieri? Penso che anche in Ticino, come è già stata realizzata a Zurigo, Lucerna e in altri cantoni della Svizzera, dovremmo adottare un servizio cantonale per l’integrazione, che in collaborazione con gli immigrati e con le associazioni promuova delle campagne e dei progetti specifici nelle scuole, nel mondo del lavoro, nella ricerca dei posti di apprendistato, ecc. E che si impegni per favorire una conoscenza e un avvicinamento tra gli immigrati e la popolazione indigena. So che in Ticino esistono già dei progetti come quello del Comune di Chiasso e di associazioni umanitarie come il Soccorso Operaio Svizzero che stanno andando in questa direzione, ma ci vuole una struttura cantonale che collabori e sostenga concretamente anche i Comuni e le associazioni in questo importante compito. Come vede il coinvolgimento degli stranieri in un servizio cantonale? Gli stranieri dovrebbero essere i principali attori, nel senso che ci vorrebbe un gruppo di lavoro equamente rappresentato da immigrati e svizzeri, che abbiano lo sguardo rivolto da una parte verso la cultura e le abitudini ticinesi, e dall’altra verso quelle della popolazione migrante in Ticino. Così potremmo avere una struttura completa che possa rispondere realmente ai bisogni dell’integrazione. Quindi lei vede, un équipe di lavoro con alla testa uno svizzero e un immigrato? Sì, penso che questa potrebbe essere una situazione ideale, e così come Cantone potremmo dire che coinvolgiamo realmente le persone straniere nella politica sull’integrazione, come del resto raccomandata dalla Confederazione, e possiamo anche rappresentare un esempio da seguire per i comuni e per altre strutture nel loro lavoro quotidiano. Sappiamo bene, purtroppo, che malgrado ci siano persone immigrate molto competenti, spesso queste non vengono assunte o comunque non arrivano a posizioni importanti. Questo è un segnale di discriminazione che come cantone e Partito socialista dobbiamo contrastare. Quale potrebbe essere occasione migliore se non questa per cominciare a dimostrare il contrario e dare il buon esempio come autorità cantonale?

Pubblicato

Venerdì 18 Maggio 2001

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