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Servizio fra le nuvole (di fumo)

di

Maria Pirisi
“Il tabagismo passerà alla storia come la più grande epidemia evitabile del 20esimo secolo.” Con questa iperbole il rapporto della Commissione speciale per la Legge sanitaria e riguardante la nocività del fumo passivo, del 9 settembre 1988, definiva il fenomeno di una delle dipendenze più perniciose e legalizzate del nostro tempo. A quasi 20 anni di distanza, il Ticino compie un passo in questo senso che mai allora si sarebbe potuto pronosticare: la proposta da parte del Consiglio di Stato della modifica dell’articolo 57 della Legge sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 (Les Pubb), più volgarmente conosciuta come Legge antifumo per la protezione dal fumo secondario (o fumo passivo) richiesta da una grande fetta della popolazione (si veda articolo sotto). Intanto, fra le voci che animano il coro della discussione intorno al divieto del fumo nei locali pubblici, poca eco finora ha avuto quella dei dipendenti dei bar e dei ristoranti che – nolenti o volenti – sono comunque costretti a lavorare per lunghi periodi in ambienti spesso saturi di fumo. Secondo un Monitoraggio sul tabagismo pubblicato nel 2003 (si consulti www.fumarefamale.ch) «circa la metà delle non fumatrici e dei non fumatori attivi professionalmente è esposta al fumo passivo sul posto di lavoro.» Il dato riguarda tutti i luoghi di lavoro e non specificamente i bar e ristoranti dove gli operatori del settore, con punte più o meno intense, sono costantemente esposti al fumo passivo (si confronti box). E se la legge protegge i fumatori passivi nei posti di lavoro (Legge sul lavoro, articolo 19, normativa 3) dando loro la possibilità di chiederne il divieto, nei bar e nei ristoranti opera una categoria di lavoratori che non può beneficiare di questa normativa. Dalla grande schiera dei “professionisti del fumo passivo”, provengono i due titolari di bar che lo scorso maggio hanno promosso una petizione corredata da oltre 13 mila firme con la quale si chiedeva di approvare la Legge antifumo senza emendamenti ed eccezioni, così come l’aveva concepita il Consiglio di Stato nel suo messaggio. «Effettivamente poco si pensa a noi operatori che non possiamo certo scegliere se lavorare in un locale con o senza fumo – ci dice Gino, abruzzese d’origine e cameriere 37enne del Bar Cremeria 700 di Bellinzona, con circa 15 anni di lavoro nel campo alle spalle –. Io sono un ex fumatore e, seppur tollerante nei confronti di chi non riesce a smettere, sono a favore del divieto. Non credo che ciò possa provocare perdite agli esercizi pubblici; forse per un periodo di transizione alcuni clienti cercherebbero delle soluzioni alternative ma se il divieto fosse generalizzato, prima o poi sono sicuro verrebbe accettato senza grossi scossoni». Convinti che la misura non porterebbe ad una diminuzione della frequentazione dei bar lo sono anche gli altri tre camerieri della Cremeria 700 e colleghi di Gino. Dall’alto della sua esperienza 25ennale, Pasquale, cameriere 40enne che ogni giorno fa il pendolare da Arcisate (Varese) a Bellinzona, ritiene la proposta di legge una buona cosa. «L’ideale sarebbe – dice – che i clienti non fumassero durante i pasti che molti bar offrono a mezzogiorno o durante gli aperitivi, temo però che una misura del genere sarebbe difficilmente attuabile. Io sono un fumatore ma mi rendo conto di quanto sia più difficoltoso lavorare quando in un piccolo locale la cortina fumogena diventa molto spessa. D’inverno, ad esempio, anche nel nostro bar, che pur possiede uno dei più moderni sistemi di aerazione, puntualmente all’aperitivo del venerdì l’aria si satura di fumo e dopo tre ore di servizio in quelle condizioni mi sento come se avessi fumato due pacchetti di sigarette, pur non avendone aspirata alcuna attivamente». Pasquale, vivendo in Italia dove ha operato fino a pochi anni fa, conosce la realtà degli esercizi pubblici della Penisola. «Sa – spiega – prima che in Italia venisse introdotto il divieto di fumo nei locali pubblici, si pronosticavano tempi bui per bar e ristoranti, invece è successo il contrario: il lavoro è aumentato e laddove prima si recavano solo adulti oggi si ritrovano famiglie intere ad incrementare i consumi. Presuppongo che anche qui succederà la stessa cosa. Se così non fosse non credo che la maggior parte degli esercenti ticinesi sarebbe stata favorevole ad un divieto. Concedere poi il permesso, come taluni propongono, ai gestori che hanno la possibilità di avere una saletta separata per fumatori, finirebbe sì col penalizzare coloro che quest’opportunità non ce l’hanno». Pasquale è disposto a rinunciare anche alla classica sigaretta dei “momenti morti” del lavoro, pur di esercitare in un ambiente più salubre. «Conosco camerieri di una certa età che, dopo tanti anni di servizio, ora accusano problemi respiratori, come asma da fumo, pur non essendo loro fumatori attivi. Ho lavorato a lungo in Italia in ristoranti – conclude – e presso il Casinò di Campione d’Italia e posso dire che molti miei colleghi stanno traendo beneficio dalla nuova legge anti-fumo». Anche Davide, 20 anni di Luino e cameriere alla Cremeria 700 da uno, non ha dubbi sul divieto: «Sono d’accordo perché – dice – si allevierebbe il nostro lavoro. Certe sere si torna a casa con gli occhi che bruciano, il mal di gola e una puzza di fumo addosso insopportabile». Dal canto suo Alessandro di Ponte Tresa, cameriere 28enne presso lo stesso bar, sottoscrive appieno quanto detto da Davide: «È da ormai 15 anni che faccio questo mestiere e da un anno e mezzo sono stato assunto qui in Ticino. Per diverso tempo in Italia ho lavorato nelle discoteche e ricordo che allora si pensava che col divieto locali simili avrebbero fallito. Ora che il divieto esiste, posso assicurare che i giovani – e io tra loro - non hanno smesso di frequentarle». Contraria al divieto di fumo invece Lena*, brasiliana cameriera in un bar di Lugano. «La titolare del bar – dice – è invece favorevole al divieto ma io invece credo che ad ognuno debba essere data la possibilità di decidere come vuole». Possibilità di scelta che in realtà non esiste per chi lavora nei bar. Come testimonia Mara*, di origine slava, da 12 anni cameriera in un bar del Bellinzonese. «Non sono una fumatrice – ci dice – e confesso che in certi momenti soffro davvero a respirare l’aria satura di fumo. Naturalmente non posso farci niente visto che nel mio mestiere è implicito dover lavorare in ambienti fumosi. Non ho capito se il titolare del mio bar sia favorevole o no al divieto, perché non si è mai pronunciato apertamente in proposito... forse per non crearsi dei nemici fra i clienti abituali. Spero davvero che il divieto passi, per la salute di tutti. Ma soprattutto per quelle colleghe che – in attesa di un bimbo – già fanno fatica a tirare il fiato per il troppo lavoro, figuriamoci poi quando il bar diventa una ciminiera». *Nomi di fantasia per tutelare l’identità delle intervistate. Buone prospettive per il divieto Se la legge antifumo andrà in porto, il Ticino fungerà da apripista per gli altri cantoni della Confederazione, attenti a quanto accade in materia a sud delle Alpi. Fra qualche giorno dovrebbe essere pronto il rapporto della Commissione della legislazione sul messaggio inerente la proposta di modifica del 13 ottobre 2004 del relatore Werner Carobbio (dovrebbe esserci anche un rapporto di minoranza firmato da Lega e Udc contrarie all’imposizione del divieto negli esercizi pubblici) ma bisognerà presumibilmente attendere il mese di novembre prima che l’oggetto arrivi sui banchi del Gran Consiglio per essere dibattuto e approvato. Le premesse per un successo della modifica di legge sono promettenti. Superato lo scoglio del tempo da concedere a bar e ristoranti, Ps, Plr e Ppd sembrano ritrovarsi sul terreno di un accordo. Prima dell’estate, i tre partiti, avevano dato il loro loro assenso alla modifica di legge che prevedeva, tra l’altro, nessun divieto di fumo per discoteche e night club (che a loro discrezione possono comunque introdurlo), la concessione di un anno ai ristoranti e di due ai bar (come proposto dal Messaggio) quale periodo di adattamento del locale alle nuove esigenze antifumo, periodo alla fine del quale sarebbe entrato in vigore il nuovo decreto di legge. Di recente però il Plr aveva fatto dietrofront su quest’ultimo punto chiedendo di ridiscutere il divieto di fumo trascorso il periodo di adattamento. Questo ripensamento ha portato ad un’impasse temporanea. Ora, si diceva, le premesse tornano ad essere promettenti, come conferma Werner Carobbio: «Per bocca del granconsigliere Edo Bobbià – ci dice – , portavoce dei liberali, abbiamo appreso che il Plr rinuncerebbe a ridiscutere il divieto dopo il periodo di transizione a patto che questo venga prolungato fino a tre anni per i bar. Su questo punto noi non opponiamo resistenza e anche i pipidini sono favorevoli. Altri ostacoli d’ora in poi non dovrebbero essercene». Fatto quest’ultimo compromesso, dunque, la strada per l’introduzione della legge “antifumo” dovrebbe essere in discesa. «L’argomento – ricorda Carobbio – sostenuto dai detrattori della modifica secondo cui con il nuovo decreto antifumo si limiterebbe la libertà personale non regge di fronte alla necessità di proteggere la salute della maggioranza dei cittadini non fumatori. Senza contare che a sostenerci vi sono anche moltissimi esercenti, di recente infatti ci è giunta ancora una lettera firmata da diversi ristoratori che caldeggiano l’introduzione del divieto. Resta lo “scoglio” Lega-Udc, sostenitori contrari al divieto, che hanno minacciato il referendum ma non è detto che poi lo lancino». Riguardo poi la proposta della minoranza leghista di lasciare piena libertà ai gestori degli esercizi di decidere sull’introduzione o meno del divieto di fumo, Carobbio esprime tutto il suo scetticismo in merito: «Esiste un rapporto proveniente dalla Svezia – spiega – che dimostra come, senza un’imposizione legale, tutti i locali finiscano poi col rinunciare al divieto». Anche a Berna si comincia a discutere sulla questione, tanto che – ci informa Carobbio – è giunto in questi giorni all’indirizzo del Consiglio federale un rapporto sul fumo passivo e suggerisce la via ticinese per porvi rimedio. A loro volta, le Ferrovie federali hanno deciso di introdurre il divieto generalizzato di fumare sui treni a partire dal 2006 (in diverse ferrovie svizzere il fumo è già stato bandito), rispondendo così ad un invito dell’Unione dei trasporti pubblici che dal prossimo 11 dicembre (al nuovo cambio d’orario) metterà in atto il divieto a favore della protezione dei fumatori passivi sui mezzi pubblici. Il che significa che a partire da tale data, il fumo sarà vietato nei treni, sui bus, sui battelli e nei locali chiusi delle stazioni.

Pubblicato

Venerdì 16 Settembre 2005

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