Politica

Sergio Rossi: «La 13esima AVS si potrebbe versare già entro fine anno»

«Per tanti il 2026 è troppo lontano», afferma l’economista che per il finanziamento a lungo termine propone una micro-tassa sulle transazioni finanziarie

«I soldi ci sono e vanno spesi quando ce n'è bisogno», afferma Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo, che abbiamo interpellato per analizzare le varie ipotesi di finanziamento della 13esima rendita AVS, decisa dal popolo il 3 marzo. Rossi spiega come nell'immediato si possa far capo alle ingenti riserve del Fondo di compensazione AVS. E per il finanziamento a lungo termine suggerisce l'introduzione di una micro-tassa sulle transazioni finanziarie.


Professor Rossi, l’ha sorpresa l’accettazione popolare della 13esima AVS?
Ero convinto che la maggioranza del popolo alle urne avrebbe votato a favore di questa iniziativa, ma temevo che non fosse verosimile una sua accettazione da parte della maggioranza dei cantoni, vista anche la forte campagna dei contrari al versamento di una 13esima rendita AVS.

In che misura l’esito della votazione è spia dei gravi problemi finanziari che colpiscono la popolazione pensionata in Svizzera?
Si tratta di una importante conferma delle ristrettezze finanziarie cui sono confrontati numerosi pensionati e soprattutto molte pensionate residenti in Svizzera. Da quando è scoppiata la crisi sul piano globale nell’autunno 2008, a causa delle enormi speculazioni finanziarie operate da banche, assicurazioni e fondi di investimento, la popolazione pensionata in Svizzera soffre soprattutto per quanto riguarda il secondo pilastro della previdenza professionale, ossia le casse pensioni, che si sono lasciate indurre in tentazione dai grandi speculatori nella finanza globale, parcheggiando su diversi mercati finanziari molto problematici una quota importante degli averi dei loro assicurati, che dal 2010 innanzi ricevono delle rendite insufficienti per completare le loro rendite dell’AVS e vivere degnamente la loro meritata pensione.

Per molte persone che vivono le conseguenze della perdita di potere d’acquisto sulla loro pelle, un’attesa della 13esima AVS fino al 2026 può risultare molto lunga. A suo giudizio, la situazione richiederebbe un’attuazione immediata dell’iniziativa?
Viste le notevoli difficoltà finanziarie in cui versa una parte rilevante delle persone pensionate, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina che ha peggiorato la loro situazione, entro la fine di quest’anno si potrebbe versare una 13esima rendita AVS facendo capo ai soldi disponibili nelle casse di questa assicurazione sociale. I soldi ci sono e vanno spesi quando ce n’è bisogno – senza tergiversare né aspettare una decisione politica sulle modalità di finanziamento di questa 13esima mensilità, anche perché gli oppositori a questa iniziativa fanno già tutto il possibile per sabotarne l’attuazione.

Sarebbe un’ipotesi finanziariamente sostenibile, per esempio facendo ricorso per i primi anni al Fondo di compensazione AVS (che ammonta a circa 50 miliardi) e nel frattempo elaborare le misure per assicurare un finanziamento a lungo termine?
Si tratta dell’ipotesi più realistica e di facile attuazione, sia perché l’ammontare a disposizione in questo Fondo permette senza alcuna difficoltà di finanziare il versamento della 13esima mensilità entro la fine di quest’anno, sia perché la modalità di finanziamento di questa 13esima che dovrà essere concordata sul piano politico permetterà di rimpolpare questo Fondo a lungo termine.

Allo stato attuale del dibattito, per il finanziamento a lungo termine si ipotizzano in particolare un lieve aumento dei contributi salariali da parte di datori di lavoro e lavoratori, interventi sull’imposta federale diretta o sul freno all’indebitamento oppure un aumento dell’IVA di circa 1 punto percentuale, misura che andrebbe però a incidere negativamente sul potere d’acquisto e che dunque viene avversata dagli iniziativisti. L’ex presidente dell’USS Paul Rechsteiner ha invece suggerito di deviare sull’AVS parte dei contributi salariali per l’assicurazione contro la disoccupazione (che allo stato attuale incassa molto di più di quanto versa come indennità), rimpolpando così le casse dell’AVS di 1,3 miliardi circa. Come valuta queste ipotesi di finanziamento?
Bisogna escludere qualsiasi aumento dell’IVA, perché si tratta di un’imposta antisociale, visto che non fa alcuna distinzione fra le diverse fasce di reddito della popolazione, colpendo perciò ben più le persone povere e quelle del ceto medio rispetto alle persone benestanti, causando dunque delle ricadute negative sulle spese di consumo in Svizzera e, di riflesso, sulle attività economiche come il commercio al dettaglio e la ristorazione. Si potrebbero aumentare lievemente i contributi salariali, che sono versati in parti uguali dai datori di lavoro e dalle persone che ricevono uno stipendio, ma sarebbe meglio evitare di aumentare il carico fiscale sui redditi da lavoro, anche perché tramite la digitalizzazione in corso delle attività economiche, sempre meno persone avranno la possibilità di essere stipendiate. L’aumento dell’imposta federale diretta sarebbe una migliore possibilità, visto che comporta la progressività delle aliquote e non pesa granché sulle persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Il freno all’indebitamento potrebbe pure essere allentato, ma in realtà non esiste alcuna maggioranza politica a favore di un tale allentamento. Non ritengo neppure una soluzione valida la proposta di Paul Rechsteiner, perché il problema della disoccupazione colpirà – già entro la fine di questo decennio – una parte crescente della popolazione in età lavorativa, alla luce della digitalizzazione e della finanziarizzazione del nostro sistema economico, improntato alla riduzione della forza lavoro per massimizzare gli utili aziendali, che vengono parcheggiati in Borsa invece di essere investiti per aumentare l’occupazione e la prosperità dell’insieme dei portatori di interesse nel sistema economico.

Il senatore vallesano del Centro Beat Rieder propone invece una micro-tassa sulle transazioni finanziarie, idea già al centro di un’iniziativa popolare del 2020 (non riuscita per numero insufficiente di firme) tra i cui promotori c’era anche lei. Ci può spiegare il funzionamento e i vantaggi di questo tipo di imposizione, in particolare per i salariati?
Il prelievo di una micro-imposta sul traffico dei pagamenti scritturali, la cui maggioranza si svolge nei mercati finanziari, permetterebbe di raccogliere delle risorse fiscali così elevate da sostituire il prelievo dell’IVA, dell’imposta federale diretta e della tassa di bollo. Oltre a rilanciare in tal modo i consumi all’interno del territorio, sostenendo le imprese orientate a questo territorio, molte delle quali sarebbero indotte ad aumentare sia l’occupazione sia il livello salariale di chi oggi fa fatica ad arrivare a fine mese, questa micro-imposta ridurrebbe l’instabilità finanziaria dell’attuale sistema economico, nel quale si osserva con sempre maggiore frequenza lo scoppio di crisi finanziarie a seguito delle attività altamente speculative svolte dalle principali istituzioni finanziarie, che hanno capito di poter privatizzare i loro profitti e socializzare le loro perdite in caso di fallimento. Con una micro-imposta sul traffico dei pagamenti scritturali, una famiglia del ceto medio che riceve 100.000 franchi l’anno di salario, potrà risparmiare circa 4.000 franchi annui, non dovendo più pagare l’IVA. Per esempio, chi acquisterà una automobile da 20.000 franchi dovrà pagare una micro-imposta di 1 franco, se l’aliquota sarà di 0,05 per mille; con l’aliquota massima questa micro-imposta sarà di 100 franchi, molto meno dell’IVA attuale.

Quell’iniziativa era stata pensata in un’ottica di superamento dell’imposizione del reddito da lavoro e del consumo. Non è un’idea troppo rivoluzionaria per la Svizzera?
Si tratta certamente di un’idea rivoluzionaria, ma che segue l’evoluzione del sistema economico in atto da numerosi anni, durante i quali si è osservato una crescente sostituzione del lavoro con delle macchine di ogni tipo. Questa micro-imposta permette così di spostare l’onere fiscale dal lavoro al capitale finanziario, a seguito della digitalizzazione e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, dando maggior potere di acquisto alle famiglie con l’abolizione dell’IVA. Aumenterà l’attrattività fiscale per le imprese, perché non ci saranno tutti gli oneri burocratici legati all’IVA e alla compilazione della dichiarazione fiscale per l’imposta federale diretta.

Sarebbe pensabile introdurre una micro-tassa “light” da destinare esclusivamente all’AVS, senza operare una rivoluzione fiscale?
Una versione “light” di questa micro-imposta potrebbe essere il primo passo nella giusta direzione, senza dover rimandare alle calende greche il versamento della 13esima rendita dell’AVS, visto che il 2026 appare troppo lontano per tutte le persone che non riescono a vivere degnamente con la loro pensione.

Pubblicato il

27.03.2024 10:14
Claudio Carrer
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