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Sentenza Allpack: "uno scandalo"

di

Silvano De Pietro
Lo scorso 25 marzo si è tenuto al Tribunale di Liestal (Basilea Campagna) il processo per lo sciopero del dicembre 2003 presso l'azienda di imballaggio Allpack.

Sul banco degli accusati, 22 sindacalisti attivi del sindacato Comedia. La sentenza, sopraggiunta due giorni dopo, ha condannato i sindacalisti a pene pecuniarie con la condizionale. Per Comedia è una sentenza scandalosa, che tenta di rimettere in discussione un diritto ancorato nella Costituzione.
Nel pomeriggio del 1° dicembre 2003 la polizia intervenne a Reinach per reprimere lo sciopero alla Allpack. Oltre 30 persone furono fermate e molte denunciate; diversi i feriti dalla parte degli scioperanti. Il 4 dicembre, grazie all'intervento di mediatori esterni, il conflitto con la Allpack venne superato. Tutto questo era accaduto dopo che l'impresa aveva annunciato che avrebbe notevolmente peggiorato le condizioni di lavoro. Ai lavoratori questa decisione non era piaciuta e, appoggiati dal sindacato, avevano deciso di attuare uno sciopero che tra novembre e dicembre era durato dieci giorni. Vi furono licenziamenti e tentativi di composizione.
Ora, dopo oltre cinque anni dai fatti, si è tenuto il processo. L'accusa per gli imputati era di coazione e violazione di domicilio. La condanna che ne è scaturita mostra che «nuovamente giudici compiacenti si mettono dalla parte di imprenditori antisociali e sconsiderati e contro il diritto di sciopero ancorato nella Costituzione», si legge in un comunicato di Comedia. In effetti, da quando il diritto di sciopero ha ottenuto il riconoscimento costituzionale, è diventata prassi dei datori di lavoro qualificare come illegali scioperi e blocchi, pretendere esorbitanti risarcimenti di danni e sporgere denunce per coazione. Il loro scopo, evidentemente, è quello di intimidire i lavoratori ed i loro rappresentanti.
Nel caso della sentenza Allpack, per il sindacato Comedia la condanna per coazione (che significa costringere con la forza qualcuno a fare qualcosa) è «inaccettabile». Il motivo è che fu proprio «il cantone di Basilea Campagna ad intromettersi allora in modo inammissibile nel conflitto di lavoro con un brutale impiego di polizia ed attaccando i lavoratori». Con quella sentenza «una volta di più i già limitati diritti sindacali in Svizzera vengono ignorati anche dalla giustizia».
Resta da capire perché, da quando il diritto di sciopero è stato iscritto nella Costituzione, le sentenze in materia emesse dai tribunali siano parse contraddittorie, con riconoscimenti parziali del diritto di sciopero e condanne incomprensibili. Ne abbiamo parlato nell'intervista a lato con la segretaria centrale dell'Unione sindacale svizzera, Doris Bianchi, competente per il diritto del lavoro.

Doris Bianchi, segretaria centrale all'Uss, esiste ancora un diritto di sciopero in Svizzera?
Paradossalmente, abbiamo da otto anni in Svizzera un diritto di sciopero ancorato nella Costituzione. Prima questo diritto costituzionale non esisteva. Dunque, esiste. Ma i tribunali fanno ancora fatica a riconoscerlo in un modo ampio.
Perché tante sentenze contraddittorie? Perché il diritto di sciopero a volte viene riconosciuto e altre volte non viene applicato?
La contraddizione sta nell'ampiezza del riconoscimento del diritto di sciopero. In generale, tutte le sentenze lo riconoscono. Ma lo diminuiscono, perché dicono che tale diritto deve essere esercitato in modo proporzionale. Poi sono i giudici stessi che stabiliscono quale sciopero è proporzionale e quale non lo è.
Quindi, il diritto di sciopero è ridotto ad una questione d'interpretazione?
Sì. E questo fa sì che vi siano molti casi contraddittori: magari per un giudice è proporzionale che si blocchi l'entrata di un ufficio o di una fabbrica, mentre un'altra corte dice che già questo mettersi davanti ad una porta non è proporzionale. E il Tribunale federale ha stabilito negli ultimi anni una prassi molto rigida.
Favorevole o sfavorevole ai lavoratori?
Non favorevole, perché dice: sì avete il diritto di sciopero, e già il blocco di un'entrata è una forma di protesta protetta dal diritto di sciopero; ma questo blocco deve essere proporzionale. E dunque: se nessuno può entrare, se la gente si ferma lì davanti, il blocco non è già più proporzionale. Il che, in fin dei conti, ridicolizza il diritto di sciopero.
Che cosa può fare il sindacato per cambiare questa situazione? Insistere con i ricorsi al Tribunale federale per cambiare la dottrina? Chiedere un intervento a livello legislativo? O lasciare che le cose lentamente si chiariscano a colpi di sentenze?
È importante che si continui a fare dei ricorsi e si abbiano altre sentenze. Ma per questo è importante che i sindacati facciano molta attenzione a quali casi portare davanti a un tribunale, e con quali argomenti. Perché ogni sentenza che non ci va a favore è veramente un problema per noi e per i prossimi scioperi.
Come vede il futuro dei diritti sindacali in Svizzera? Andiamo verso un loro peggioramento, o verso un loro graduale, anche se lento, miglioramento?
Andiamo verso una sorta di "giuridicizzazione", vale a dire che dopo ogni sciopero c'è sempre una conseguenza giuridica. E questo è qualcosa di molto spiacevole. Dunque vedo il futuro dei diritti sindacali sempre più determinato dai tribunali.   

Pubblicato

Venerdì 1 Maggio 2009

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