«Je suis sensible aux exigences du marché». Lui è sensibile alle esigenze del mercato. Lui è Pascal Couchepin, che così ha risposto a chi gli chiedeva se non fosse sensibile alle proteste sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori quando, mercoledì della scorsa settimana, il Consiglio federale ha annunciato l'abbassamento del tasso minimo di rendimento degli averi del secondo pilastro al 2,25 per cento. Domani si torna in piazza a Berna, poco più di un anno dopo la grossa manifestazione contro il “furto delle rendite”. In quest’anno la destra ha portato un attacco di rara violenza e determinazione al sistema di sicurezza sociale del nostro Paese, aggredendo in particolare le pensioni. Oltre al tasso di rendimento del secondo pilastro sono almeno altri tre i fronti sui quali l’attacco è portato. Il primo è l’adeguamento delle rendite Avs al rincaro. Oggi esso avviene ogni due anni sulla base di un indice misto che considera l’aumento del costo della vita e quello dei salari. Con la revisione dell’Avs in corso l’adeguamento delle rendite avverrà ogni tre anni, e la destra è decisa ad abolire l’indice misto per adeguare le rendite solo al costo della vita. Il secondo fronte è l’aumento dell’età di pensionamento. Couchepin ha posto l’obiettivo a 67 anni. Già con questa revisione dell’Avs le donne andranno in pensione più tardi. Non solo: quella che doveva essere la revisione che avrebbe introdotto la flessibilità nell’età di pensionamento sarà tale solo per i ricchi, perché la destra non vuole concedere gli 800 milioni che consentirebbero ai meno abbienti di andare in pensione anticipata con rendite dignitose. Infine c’è la revisione della Legge sulla previdenza professionale, che riduce il tasso di conversione in rendite del capitale del secondo pilastro dal 7,2 al 6,8 per cento, con una diminuzione della rendita effettiva del 5 per cento. Ed è in forse l’estensione della previdenza professionale anche redditi più bassi. La destra, e Couchepin per essa, con i suoi colpi a tutto campo vuole tramortire l’avversario per sbaragliarne la resistenza e impedirgli di passare a sua volta all’offensiva. L’ultimo anno è stato ubriacante. Difficile per la sinistra politica e sindacale uscire dalla difensiva per definire degli obiettivi forti ma realistici e una strategia adeguata e senza compromessi. Difficile ma necessario, e la manifestazione di Berna dev’essere il punto di ripartenza. Perché bisogna che Couchepin, e con lui la classe politica svizzera, tornino ad essere sensibili più ai bisogni delle cittadine e dei cittadini di questo Paese che a quelli del mercato. Ne va del futuro di tutti noi.

Pubblicato il 

19.09.03

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