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Sempre più forti

di

Generoso Chiaradonna
Sabina Zanini
Un altro passo di avvicinamento tra i due colossi sindacali svizzeri. Ieri a Berna si è tenuta la conferenza stampa congiunta dei sindacati Sei e Flmo in vista dei relativi congressi dove si deciderà l’unificazione delle due principali organizzazioni dei lavoratori presenti in Svizzera. L’appuntamento è per il 7 settembre prossimo quando verranno convocati i delegati delle due federazioni in due distinti congressi straordinari. Quello della Flmo si terrà a Berna, mentre quello del Sei si svolgerà a Spiez. Dall’unione nascerà il Sip (Sindacato interprofessionale). Se Sei e Flmo diranno sì al progetto questo verrà realizzato fra due anni. «A questa “cosa” non è stato ancora trovato un nome», ha ammesso Renzo Ambrosetti, presidente nazionale dell’Flmo. Se tutto va bene verrà reso noto in primavera. Per i dettagli c’è comunque sempre tempo. Siamo in odore di fusioni? Il sindacato segue una pratica molto in voga nell’economia privata? «Non si tratterà di una fusione», precisa Ambrosetti, «ma piuttosto di un’integrazione, in quanto i nuovi sindacati manterranno dei settori indipendenti». Quindi nelle trattative si presenteranno come partner sociali separati. Ma l’integrazione sarà morbida, a differenza di quel che accade nell’economia privata, non si sacrificheranno posti di lavoro. Il principio ispiratore è quello di un sindacato per tutti. Un sindacato che persegue alcuni importanti obiettivi: «la possibilità di prepensionamento e altre forme di riduzione dell’orario lavorativo, minimi salariali, compensazione del rincaro come pure miglioramenti delle condizioni generali di lavoro», ha elencato Ambrosetti. Dal canto suo Vasco Pedrina, presidente centrale del Sei, non ha esitato a definire storico il passo di avvicinamento intrapreso dai due sindacati. E ha sottolineato l’importanza dell’unione nell’ottica di fare blocco contro «le imperanti forze neoliberiste del paese». Appunto perché «l’idea di un sindacato interprofessionale non comporta solo vantaggi pratici ma risponde pure all’urgente bisogno di costruire un contropotere sociale al capitalismo e al neoliberismo». Sempre Pedrina, insistendo su questo aspetto, ha spiegato che «la liberalizzazione dei mercati, l’alleggerimento dei meccanismi di controllo statali e la spinta generale alle privatizzazioni hanno portato all’anarchia economica». Il vicepresidente dell’Flmo, André Daguet, si è soffermato soprattutto sugli aspetti pratici. Evidentemente occorrerà organizzare anche l’amministrazione del gigante sindacale. Ha dunque spiegato che si tratterà di dividerlo per settori. Quindi i nuovi iscritti faranno capo sia al sindacato che all’organizzazione settoriale di riferimento. Un altro obiettivo sarà di «accrescere la presenza sindacale nel ramo dei servizi, un settore dove è forte la presenza femminile», spiega Rita Schiavi, vicepresidente del Sei. E il Sindacato avrà altresì una forte valenza d’integrazione visto l’alto numero di stranieri tra gli iscritti. “Esposti alle leggi del mercato” di Silvano De Pietro Il 7 settembre si terranno i congressi straordinari della Flmo e del Sei, per dar luogo insieme al Sindacato Interprofessionale (Sip). È un avvenimento che suscita certamente una grande attenzione nell’opinione pubblica, ma soprattutto a livello politico ed in tutti gli ambienti sociali ed economici interessati. Per due ragioni: perché a dar vita al Sip sono le due maggiori federazioni sindacali in Svizzera; e perché appare innegabile che il panorama delle forze sociali in gioco si modifica e, con esso, il gioco stesso. In altre parole, un nuovo, forte attore irrompe sulla scena politica e sociale e nessuno può far finta di non accorgersene. Cosa ne pensano, dunque, i rappresentanti dell’altro versante sociale? Come giudicano questa fusione tra due forti sindacati? Siamo andati a chiederlo, ad uno dei dirigenti più in vista del padronato. «Ci tratteniamo dall’esprimere un giudizio, perché vogliamo rispettare una decisione autonoma dei due sindacati», è la risposta in stile inglese di Peter Hasler, direttore della Federazione svizzera dei datori di lavoro (o Unione padronale svizzera). Ma subito dopo riprende in perfetto stile da padrone svizzero: «Interessante è invece il fatto che i sindacati siano esposti alla legge del mercato e agli sviluppi della società dell’informazione esattamente come il resto dell’economia, ed esattamente come questa debbano comportarsi di conseguenza. Ciò contribuisce certamente anche alla comprensione dei sindacati verso ciò che accade in altre ditte nel mondo economico». Ma questo avvenimento è anche un rafforzamento del sindacato come strumento di lotta. Avrà dunque conseguenze sulla politica contrattuale? Questa unione dovrebbe significare certamente un rafforzamento delle federazioni interessate, e nel contempo un’utilizzazione di sinergie. Speriamo che non si rendano necessari licenziamenti e che non vengano limitati i preziosi servizi per i soci. Quanto alla contrattazione, dipende come sempre più dai buoni argomenti e dalle persone partecipanti, che dalle pure dimensioni numeriche. Certamente importante è che i diversi settori e contratti non vengano considerati tutti nello stesso modo, ma che differenze ragionevoli continuino ad essere possibili. E come reagirà il padronato alla nascita del Sip? La nostra federazione non è partner negoziale e contrattuale del Sip, quindi non viene direttamente toccata dal nuovo sindacato. I nostri partner rimangono le tre organizzazioni di vertice dei lavoratori. È ipotizzabile che il Sip diventi un alleato nella lotta contro gli eccessi dei manager (stipendi esagerati, liquidazioni sproporzionate, sotterfugi contabili, ecc.)? Gli stipendi delle alte sfere continueranno a non essere oggetto di trattative tra le organizzazioni dei partner sociali. Spetta ai consigli d’amministrazione preoccuparsi di mantenere in questo campo ordine e moderazione. Certamente, la pressione dell’opinione pubblica avrà qualche effetto. Ed è naturalmente buon diritto dei sindacati richiamare l’attenzione sul fatto che grandi differenze nelle remunerazioni sono nocive per il clima di un’azienda. Se tuttavia – come sembra – sul piano politico il Ps s’indebolisce mentre i sindacati appaiono più forti, potrebbe questo trend significare che datori di lavoro e lavoratori arrivino persino a condurre insieme determinate battaglie politiche? Non crediamo che il Ps diventi più debole ed i sindacati possano quasi subentrare al suo posto. I ruoli di un partito politico e di un sindacato sono diversi, anche quando determinate rivendicazioni vengono rappresentate da ambedue insieme. Sono invece molto rare le campagne politiche comuni dei partner sociali, i quali, la maggior parte delle volte sono avversari. E probabilmente continuerà ad essere così. Ad un indebolimento dei partiti noi non abbiamo alcun interesse: l’economia non può e non deve dominare la società e l’intera esistenza umana.

Pubblicato

Venerdì 30 Agosto 2002

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