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"Semplice come l'Avs"

di

Silvano De Pietro
È un'ampia alleanza di organizzazioni sociali, anche impegnate nel campo della salute, quella che ha deciso di sostenere la campagna in favore dell'iniziativa "per una cassa malati unica e sociale", sulla quale il popolo è chiamato ad esprimersi il prossimo 11 marzo. Per indicare i vantaggi della cassa malati unica, il comitato promotore l'ha definita "semplice, conveniente ed efficiente come la nostra Avs". L'idea è quella di una cassa malati unica che sostituisca le attuali 87 casse nell'assicurazione malattia di base, i cui premi assicurativi dovranno venir determinati in base al reddito di ciascuno.

Alla conferenza stampa per lanciare la campagna in vista della votazione, la presidente del comitato, Therese Frösch, consigliera nazionale bernese del partito dei Verdi, ha ricordato che i continui aumenti annuali dei premi preoccupano i cittadini come pochi altri problemi la cui soluzione viene ritenuta urgente. L'iniziativa per una cassa unica e sociale propone un modello alternativo semplice, trasparente e sociale, ma tocca un punto nevralgico. I manager delle grandi casse ed i loro lobbisti – ha spiegato la presidente – reagiscono infatti con nervosismo, poiché sono coloro che traggono profitto dal «sistema attuale di pseudoconcorrenza nell'assicurazione di base obbligatoria».
Si spiegano così le falsità divulgate dagli avversari dell'iniziativa, che parlano di "mostro antidemocratico" ed evocano ogni "scenario dell'orrore" pur di destabilizzare l'opinione dei votanti e farla pendere verso il "no". Therese Frösch ha duramente criticato in particolare "Santésuisse", l'associazione mantello delle casse malati, che per finanziare la loro campagna d'opposizione all'iniziativa, non ha assolutamente esitato ad utilizzare abusivamente il denaro dei premi pagati dagli assicurati. Quest'ultimi, secondo la presidente Frösch, avrebbero quindi il diritto di trattenere dai loro premi assicurativi del 2005 e del 2006, fino al definitivo chiarimento della faccenda, 3 franchi a testa all'anno: questo infatti è l'ammontare che le casse malati versano a Santésuisse.
Da parte sua, il copresidente del sindacato Unia, Andreas Rieger, ha criticato il Consiglio federale che ha fatto proprie le argomentazioni della lobby degli assicuratori, compresa la descrizione della cassa malati unica come un "mostro antidemocratico". Ma l'Avs, l'assicurazione contro la disoccupazione ed anche la Suva, istituto di diritto pubblico per l'assicurazione contro gli infortuni, funzionano in gran parte in base allo stesso principio. Eppure a nessuno verrebbe in mente di designare queste assicurazioni sociali come mostri antidemocratici e di sostituirle con un sistema esclusivamente privato di assicurazioni obbligatorie. Ma il ministro Pascal Couchepin l'ha fatto nell'ambito dell'assicurazione malattie: ha «dichiarato una fiducia cieca nel mercato privato dell'assicurazione malattia e qualificato di "mostro antidemocratico" la cassa malattia sociale proposta dall'iniziativa».
Per Monika Dusong, la presidente della federazione romanda delle consumatrici e dei consumatori, se la tanto decantata concorrenza funzionasse veramente i premi dovrebbero scendere invece di rincarare costantemente. Ma Natalie Imboden, segretaria dell'Unione sindacale svizzera, ha precisato che il mercato privato delle casse malattia costituisce evidentemente solo una parte del problema, senza produrre alcuna soluzione. Santésuisse presenta uno «scandaloso scenario dell'orrore», consapevolmente falso, circa le conseguenze finanziarie dell'introduzione di una cassa unica.
Con il sistema attuale, ha spiegato Imboden, i premi dell'assicurazione malattia sono aumentati più dei costi della salute, nella misura di oltre il 50 per cento dal 1999. Con la cassa malati unica, invece, l'attuale sistema di riduzioni dei premi a favore delle persone con redditi modesti dovrebbe essere mantenuto e sviluppato a favore dei ceti medi. «Quasi il 70 per cento della popolazione pagherebbe premi di cassa malattia uguali o inferiori a quelli odierni»; soltanto il 10 per cento degli assicurati (cioè i più ricchi) dovrà sopportare un aumento; mentre per i bambini non ci saranno più premi da pagare. Saranno inoltre possibili anche differenze di premio cantonali, contrariamente a quanto sostenuto dal ministro Pascal Couchepin il 22 dicembre scorso.
Secondo il presidente dell'Associazione svizzera infermiere e infermieri, Pierre Théraulaz, il sistema attuale delle casse malati non teme generalmente le procedure amministrative che tendono a diminuire le cure richieste dai pazienti. Occorre un nuovo concetto di politica sanitaria che coinvolga tutti i livelli: finanziatori, fornitori e beneficiari di prestazioni, organizzazione strutturale. La campagna per la cassa unica può essere l'occasione buona, secondo Théraulaz, per avviare questo dibattito di fondo: l'accettazione dell'iniziativa per una cassa unica costituirebbe un primo passo verso la riorganizzazione del sistema.
Infine, la presidente del sindacato dei servizi pubblici Ssp, Christine Goll, ha sottolineato che se «oggi disponiamo in Svizzera di cure mediche di alta qualità ed accessibili all'insieme della popolazione, conviene che ciò rimanga». Pertanto, la politica di smantellamento iniziata da Pascal Couchepin, in particolare con le restrizioni circa la medicina complementare e la psicoterapia, deve essere fermata.

Le ragioni della solidarietà

Da una parte la sinistra (Pss, Verdi, sindacati, organizzazioni dei consumatori, di medici e personale sanitario, di assicurati e di pensionati), sul fronte opposto i partiti borghesi, le casse malattia ed il Consiglio federale. Quest'ultimo, per bocca del ministro dell'interno, difende ciecamente gli interessi degli assicuratori e la situazione attuale.
Secondo Pascal Couchepin, creare una cassa unica significa anzitutto «abbandonare il sistema di concorrenza», con effetti negativi non soltanto sui costi, ma anche sulla «capacità d'innovare delle assicurazioni». «Dire sì alla cassa unica è come aprire le porte al premio unico», il che «ci priverà di ogni scelta», sostiene ancora il radicale Couchepin. Cambiare il sistema non conviene, perché quello attuale «è caro ma di grande qualità». È vero, «gli assicuratori malattia non sono molto popolari, ma il loro ruolo è importante» visto «il controllo necessario che essi esercitano sul sistema».
La cassa unica non apporterebbe alcun miglioramento sul piano dell'efficienza, ma al contrario rischierebbe di provocare costi supplementari a causa dell'assenza di punti di confronto e di concorrenza. Dal punto di vista del finanziamento, l'introduzione dei premi in funzione della capacità economica degli assicurati costituirebbe "una nuova imposta sul reddito e sulla sostanza equivalente ad oltre il 70 per cento dell'imposta cantonale". La classe media non verrebbe alleggerita, l'apparato amministrativo crescerebbe, il problema dell'aumento dei costi non verrebbe risolto.
Secondo i sostenitori dell'iniziativa, questi sono argomenti in gran parte manifestamente falsi e polemici, che denotano una malcelata irritazione. In realtà, la cassa malati unica e sociale è "lo strumento che permette ai cantoni di avere una migliore pianificazione della salute, soprattutto in materia ospedaliera". Questo vuol dire che si tratta di uno strumento per stabilire i bisogni sanitari della popolazione, tenere sotto controllo i costi della salute, ridurre al minimo la necessità di riserve e provvigioni finanziarie.
Per contro, afferma il comitato d'iniziativa, la cassa malati unica e sociale non è "un mezzo per risparmiare sulla quantità o sulla qualità delle cure", né una "bacchetta magica che promette un'improbabile riduzione dei costi globali della salute". Essa permette invece l'incremento dello spirito di solidarietà, il coinvolgimento di tutti gli attori della salute nella gestione corresponsabile del sistema, la possibilità per gli assicurati di far valere i propri interessi e punti di vista, una gestione trasparente dei flussi finanziari, un controllo semplificato della qualità delle cure e la garanzia di prestazioni di qualità per tutta la popolazione.
Infine, con la cassa malati unica verrebbero soppressi l'onere per la Confederazione di sorvegliare una novantina di casse, il sistema costoso e complicato di perequazione tra le casse, la "caccia ai buoni rischi" e la pseudoconcorrenza, le spese di pubblicità, i costi della giustizia per far causa contro gli abusi degli assicuratori, i salari dei direttori e le spese aministrative e di sede (di lusso) delle attuali casse malati.

Pubblicato

Venerdì 12 Gennaio 2007

Edizione cartacea

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