Chi non si aggiorna è perduto. Specialmente se ha più di 50 anni. Perché oggi per essere competitivi sul mercato del lavoro occorre avere flessibilità, specializzazione, capacità relazionali, resistenza allo stress, lingue e informatica. Punto. Questo è quel che dice il padronato e in sostanza confermano gli esperti, come si è visto ad un dibattito organizzato martedì a Lugano. Parrebbe quindi giunto il momento di puntare sulla formazione continua, come l'Unione sindacale svizzera (Uss) chiede che si faccia con tutta una serie di proposte concrete (cfr. pag. 3). E invece, sorpresa: il padronato non ci sta. Anche di fronte all'evidenza che l'economia fa poco o nulla per agevolare l'accesso delle lavoratrici e dei lavoratori alla formazione continua. L'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) respinge infatti seccamente le proposte dell'Uss opponendosi «a qualsiasi intromissione statale» in questo settore. Punto e basta. Fine della discussione.
Ma altri cantieri importanti sono aperti sul fronte della formazione. Citiamone uno: il tentativo messo in atto in diversi cantoni dall'associazione Elternlobby (Lobby dei genitori) di permettere la libera scelta della scuola a spese dello Stato. Sull'argomento si voterà il 28 settembre a Basilea campagna. Ora, mentre la scuola pubblica dovrebbe continuare ad adempiere il suo mandato di dare un'istruzione a tutti e a tutte, questo obbligo non ricadrebbe sulle scuole private. Facile immaginare la nascita di scuole di élite da un lato, di ghetti formativi dall'altro. Fra gli ispiratori della Elternlobby c'è il consigliere nazionale Plr Filippo Leutenegger, uno dei massimi esponenti del turboliberismo nostrano. Nate dal dibattito sull'adeguata scolarizzazione degli allievi superdotati, questa e simili iniziative mirano in realtà alla segregazione dei percorsi formativi: i cristiani di qua e i musulmani di là, i belli di sopra e i brutti di sotto, i figli dei dottori con i figli degli avvocati da una parte, tutti gli altri dall'altra.
Sapere è potere, non c'è dubbio. È lo è tanto più in una società come la nostra, sempre più complessa e sempre più basata sulla conoscenza, sull'informazione, sulla competenza. E sempre più spietata nell'escludere, nell'emarginare chi non dispone degli strumenti adeguati. Così è giusto e necessario che la formazione continua e il riorientamento professionale siano aperti non solo ai manager ultracinquantenni, ma a tutti coloro che ne hanno bisogno per sentirsi socialmente integrati. Come è giusto e necessario che tutti possano trovare nella scuola pubblica una formazione adeguata alle loro capacità e non al reddito dei genitori. Dover tornare ad esprimere con chiarezza questi due principi tanto banali è la misura del danno che l'ideologia neoliberista sta provocando. Teniamola lontana almeno dal mondo della scuola e della formazione.

Pubblicato il 

12.09.08

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