Quando a scuola si studiava ancora Manzoni, l'insegnante, per rendere gradevole la lezione, raccontava un aneddoto sulla vita del grande milanese. Un giorno entra nello studio un tale che si mette a esporre certe sue ragioni. La figlia piccola dello scrittore intanto gioca sotto il tavolo e ascolta. Il visitatore parla a lungo, poi finalmente smette. Lui riflette un po' e gli dice: «avete ragione». Poco dopo entra un altro visitatore, forse è il mezzadro alle dipendenze del fattore appena uscito, la sua versione dei fatti è opposta. Lo scrittore sta a sentire pazientemente e quando ha finito esclama: «avete ragione». Allora da sotto il tavolo sbuca la figlia che ha ascoltato tutto con l'incredibile attenzione propria dei bambini: «papà, non può essere che abbiano ragione tutt'e due!» Il padre, imbarazzato, le risponde – Manzoni scriveva in italiano ma parlava in dialetto milanese – «Te gh'é reson anca ti».
Il 18 ottobre scorso nel Radiogiornale della sera un responsabile governativo (o un consigliere di Stato) del Canton Uri ha affermato: «…ci sforziamo di rendere il nostro cantone più attrattivo fiscalmente e di migliorare la formazione dei nostri giovani». Proviamo a immaginare come potrebbe essere l'ambiente di una classe di scuola elementare nel cantone "attrattivo fiscalmente". Ci saranno ragazzi di famiglie svittesi che si sono appena trasferite nel Canton Uri per via delle tasse più basse. Poi ragazzi ticinesi arrivati con la famiglia a nord del San Gottardo per lo stesso motivo, bambini di Zurigo, Basilea, Ginevra e dei Grigioni emigrati con il papà e la mamma nella valle della Reuss, venuti per ottimizzare la propria situazione fiscale. Perfino ragazzi provenienti dal semicantone di Obwaldo: nonostante l'introduzione di tasse più basse per i ricchi, le loro famiglie trovano più conveniente il confinante Canton Uri. A parte qualche bambino del posto con le gote rosse come le mele di montagna, nessuno di essi capisce il tedesco parlato nella valle, esattamente come i bambini kosovari. La maestra è trafelata e spaesata, fa quello che può, perché viene anche lei da fuori, sempre per via delle tasse. A casa i genitori non hanno tempo di aiutare i figli nei compiti, occupati come sono nella lettura spasmodica dei quotidiani, alla ricerca di cantoni con una fiscalità ancora più attrattiva.
Non si può essere attrattivi fiscalmente e contemporaneamente avere una buona formazione scolastica. La figlia di Alessandro Manzoni da sotto il tavolo del papà avrebbe colto immediatamente la contraddizione. Che strano, il partito di Franz Steinegger, nato introducendo la scuola pubblica gratuita e obbligatoria, finisce denigrando gli insegnanti e finanziando le scuole private. E il Partito socialista? «Non siamo il partito delle tasse»: sembra di udire l'apostolo Pietro quando rispose «Non conosco quell'uomo» alla serva che gli domandava se conoscesse l'uomo appena arrestato.
La scuola è stata istituita per accedere con dignità al mondo del lavoro, che è un modo di guadagnarsi da vivere soggetto a regole, come la garanzia del salario minimo, il contratto di lavoro, la tassazione progressiva, le assicurazioni sociali. La retorica sulla libertà di cui siamo sommersi ogni giorno, l'insistenza sulla necessità di eliminare le regole, di diminuire le tasse e rendere "snello" lo Stato hanno in realtà lo scopo, tra l'altro, di abolire la scuola. O meglio, di creare un altro tipo di scuola, che insegni ad essere furbi, ad arraffare, ad arricchirsi, a vivere non col lavoro ma con la rendita. Cioè con il lavoro degli altri.

Pubblicato il 

10.11.06

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