Giustizia

Se la casa non è più sicura bisogna allontanarsene

Questa rubrica che regolarmente ospita l’Associazione Svizzera Inquilini si chiama “Dolce Casa”. Oggi vogliamo usare questo spazio per ricordare che la casa non sempre, purtroppo, è un luogo di dolcezza.
Lo scorso sabato 25 novembre, ricorreva la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Nelle principali città di tutto il mondo si sono tenute imponenti manifestazioni per denunciare la banalizzazione che ancora oggi regna attorno al tema e per ricordare a tutte le vittime che non sono sole.


Secondo l’Ufficio federale di Statistica, nel 2022 sono stati registrati 19.978 reati di violenza domestica, 637 in più rispetto all’anno precedente, il che vuol dire un aumento del 3,3%. In base ai numeri registrati dalla polizia, le persone “danneggiate” sono state 11.388, il 2,2% in più rispetto al 2021. Tra le vittime, le donne rappresentano il 70,2%.
Il 59,5% degli omicidi consumati in Svizzera, sono avvenuti all’interno delle mura domestiche, in casa. Stiamo parlando di un totale di 25 omicidi, 16 dei quali commessi da attuali o ex partner: 15 di queste vittime erano donne, una uomo.


Troppo spesso, di fronte ad atti di violenza domestica da parte dei propri partner, le donne tardano ad avere una reazione risoluta. Spesso ciò capita per la paura di non sapere come affrontare il seguito alla propria reazione. Denunciare, allontanarsi? Facile a dirsi, ma la paura di ulteriori ripercussioni lascia molte donne nell’immobilismo.


La casa dovrebbe essere il luogo sicuro per antonomasia e se smette di esserlo, bisogna allontanarsi in fretta da essa. In Ticino ci sono almeno due possibilità di rifugio, due luoghi dove ritrovare almeno provvisoriamente un ambiente protetto e sicuro: Casa Armònia che si trova nel Sopraceneri e la Casa delle Donne che si trova nel Sottoceneri. L’indirizzo delle due strutture non è noto per evidenti motivi di tutela delle proprie ospiti. Tuttavia, si possono trovare facilmente i contatti telefonici tramite una semplice ricerca in rete.


Entrambe le case possono ospitare sia donne sole che madri con i propri bambini; offrono vitto e alloggio, ma soprattutto la consulenza e il sostegno necessari per affrontare e superare la difficile situazione. La prima dispone di un accogliente spazio di 7 locali con 10 posti letto, mentre la seconda ha sufficiente spazio per ospitare un totale di cinque nuclei familiari.


La legge per l’aiuto alle vittime di reato (Lav) garantisce la copertura integrale dei costi del soggiorno presso queste case protette sia per le ospiti sia per i loro figli per una durata di 35 giorni. Nel caso in cui la permanenza dovesse prolungarsi oltre, agli ospiti è richiesto un contributo giornaliero di 30 franchi per l’adulto e di 20.- per il minore.
Una casa adeguata ai propri bisogni e alle proprie disponibilità non la si misura solo in base a strumenti di sicurezza economica, ma anche e soprattutto in termini di sicurezza sociale. In questo caso la scelta delle persone con le quali condividere il nostro vivere è di estrema importanza.

Pubblicato il

30.11.2023 14:31
Adriano Venuti