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Se il governo tira dritto

di

Gianfranco Helbling
Da qualche settimana la socialista Marina Carobbio presiede la Commissione della gestione. E lo fa in un periodo molto delicato della vita politica ticinese, su cui ancora pesano le tensioni appena passate dei referendum del 16 maggio e su cui già incombe il Preventivo 2005 con una battaglia che potrebbe essere ancora più dura di quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. La gestione, la commissione più importante del parlamento per la sua funzione di controllo sulle finanze cantonali, è un organismo centrale nella vita politica ticinese. Ed è al centro delle tensioni che in questo periodo caratterizzano anche i rapporti fra Consiglio di Stato e Gran consiglio. Dei difficili rapporti fra esecutivo e legislativo, ma anche dell’esito dei referendum del 16 maggio e dell’immediato futuro politico del Cantone parliamo con Carobbio in questa intervista. Marina Carobbio, in Commissione della gestione si è discusso dell’esito dei referendum? E che clima ha trovato dopo il 16 maggio? Non abbiamo discusso tanto dei risultati del referendum (anche perché siamo sempre in attesa delle risposte dal Consiglio di Stato circa l’aggiornamento del Piano finanziario), quanto del Consuntivo 2003. Anche se l’esito delle votazioni del 16 maggio ha influenzato il dibattito politico. In Commissione stiamo cercando di giungere ad un Rapporto unico. Questo dovrebbe permetterci di valutare se effettivamente si possono affrontare in modo comune i problemi finanziari del cantone cercando delle soluzioni equilibrate su tutti i fronti (entrate, uscite e debito pubblico). Il clima in commissione mi pare buono, come del resto è sempre stato al di là delle divergenze politiche. Una presidenza socialista della Commissione della gestione può avere un ruolo particolare nel funzionamento della Commissione stessa? Chi presiede la Commissione (una carica attribuita a rotazione a tutti i partiti) deve innanzitutto interpretare la volontà del collegio, ma gli va garantita la possibilità di sostenere comunque le sue posizioni, anche se in minoranza. Potrà quindi capitare che mi debba esprimere a nome della Commissione, senza con questo pregiudicare le mie posizioni politiche, che rimarranno sempre ben distinte. È chiaro però che ogni presidente dà la sua impostazione ai lavori commissionali, d’accordo con gli altri commissari. C’è un problema di rapporti fra la Commissione della gestione e il Consiglio di Stato? C’è un problema di rapporti fra Consiglio di Stato e Gran Consiglio. In quest’ambito si sono sempre alternati periodi buoni a periodi meno buoni. Ancora martedì in Gran Consiglio, esaminando i conti dell’Azienda elettrica ticinese, quasi tutti i gruppi politici hanno espresso l’esigenza che il parlamento sia più coinvolto nelle decisioni e meglio informato da parte del governo. Questa esigenza è sentita a maggior ragione dalla Commissione della gestione, che a più riprese ha espresso il desiderio di essere informata sulle questioni fondamentali attinenti alla politica finanziaria del Cantone direttamente dal governo e non attraverso i media. L’ultimo esempio in questo senso è il documento contenente le 571 domande elaborato dal Dipartimento finanze ed economia (Dfe), presentato al governo all’indomani della votazione sui referendum del 16 maggio e giunto ai media prima che il parlamento, e per esso la Commissione della gestione, ne avesse conoscenza. C’è un problema particolare di rapporti con la direttrice del Dfe Marina Masoni? Non ne farei una questione personale. È il governo che nel complesso dovrebbe essere più attento nel gestire i suoi rapporti istituzionali con il parlamento. Il documento delle 571 domande contiene anche la proposta di integrare maggiormente la Commissione della gestione nell’elaborazione dei messaggi più importanti, in particolare dei preventivi. Condivide questa impostazione? I ruoli specifici di governo e parlamento devono comunque rimanere chiari e distinti. L’esecutivo deve fare le sue proposte, il legislativo le deve discutere e può approvarle, respingerle o modificarle. Se quindi questa diversa impostazione dei rapporti fra governo e Commissione della gestione è intesa a far digerire più facilmente proposte difficili, evitando o smorzando un dibattito nel paese, è chiaro che non la posso condividere. Se integrare la Commissione della gestione significa volerne il consenso, diluendo così le responsabilità del governo, non posso dunque essere d’accordo: anche perché la Gestione ha una funzione di controllo sull’operato del governo. Se invece questa proposta va intesa come volontà di ristabilire i rapporti istituzionali e riconoscere il ruolo del parlamento come interlocutore primo del governo allora sono disposta a discuterla. Si va verso un Preventivo 2005 che, secondo il Piano finanziario, dovrebbe comportare nuovi tagli per 150 milioni. Come la vede? Non posso che ripetere l’auspicio del Partito socialista, che cioè non si affrontino più i problemi finanziari del cantone in maniera unilaterale, ossia soltanto sul fronte della spesa. È ora di discutere di tutte e tre le componenti del bilancio cantonale, cioè entrate, uscite e debito pubblico. Noi siamo sempre disposti a discutere delle spese a condizione che gli altri partiti siano finalmente disposti a discutere anche di entrate e di debito. E ho l’impressione che adesso, passato il 16 maggio, i tempi siano finalmente maturi anche negli altri partiti per affrontare tutte e tre queste variabili. Il Consiglio di Stato sarà disposto a seguire? Credo che il governo debba anche prendere atto di quanto accaduto il 16 maggio. Sul pacchetto fiscale federale il popolo ticinese ha detto chiaramente di non volere sgravi fiscali che vanno a vantaggio di pochi ma che poi fanno mancare le risorse per le prestazioni e i servizi necessari (mentre è strumentale dire che il no all’aumento dell’Iva è un no puro e semplice ad un aumento delle imposte). Inoltre il popolo ha detto che di risparmi in settori sensibili come le casse malati e in parte nella scuola non se ne possono fare. Infine che, se sono necessarie misure di contenimento della spesa, queste vanno attuate coinvolgendo tutte le parti. Se si vuole affrontare la questione con senso di responsabilità bisogna quindi mettere sul tavolo tutte le opzioni e discuterle senza pregiudiziali ideologiche e in maniera equilibrata. Chi finora ha sempre sostenuto che le entrate non si possono toccare deve avere il coraggio di fare un passo indietro.

Pubblicato

Venerdì 4 Giugno 2004

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