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Se i medici obiettano

di

Maria Pirisi
Da qualche giorno (il primo ottobre) è entrato in vigore in materia di aborto il regime della soluzione dei termini, con il quale si introduce la nuova procedura. Ora le donne, che intendono volontariamente optare per l’interruzione della gravidanza, possono farlo senza dipendere dal parere (in teoria) vincolante di due medici. L’entrata in vigore della nuova legge ha comunque tempi diversi da cantone a cantone. Un tema che – seppur ormai in sordina – riporta a galla il problema dei medici ginecologi obiettori di coscienza. E in questo quadro, difficile sarà per il Consiglio federale regolamentare l’applicazione della legge in cantoni – quali l’alto Vallese e Appenzello interno – dove il "no" all’autodeterminazione della donna, in materia di interruzione di gravidanza, è stato preponderante (mentre nel resto della Svizzera, la popolazione ha detto “sì” con una maggioranza di circa il 72 per cento) e dove il problema rischia di diventare politico. «Nel nostro Cantone – spiega Fabrizio Barazzoni, direttore sanitario dell’Ente ospedaliero cantonale – l’obiezione di coscienza come problema al momento non sussiste. Posso affermare che nell’Ente ospedaliero, questa prestazione deve essere garantita, sempre nel rispetto della legge sanitaria che prevede che un operatore possa essere esonerato da questo tipo di prestazione. Non c’è quindi per un dipendente dell’Ente l’obbligatorietà di prestare questo servizio se non è d’accordo in quanto obiettore». Questo significa che una clinica privata – visto che comunque il servizio è garantito dall’ente pubblico – può decidere di negare la prestazione. Ma gli operatori obiettori di coscienza dicono di non sentirsi tutelati, per questo sostengono la mozione del consigliere nazionale Udc Toni Bortoluzzi che chiede che il rifiuto di eseguire la prestazione non sia elemento di discriminazione. «Vede – ci dice Giorgio Salvadè, vice-primario dell’Ospedale Italiano di Lugano che si è battuto contro la soluzione dei termini – sono convinto che se un ginecologo in cerca di un posto di lavoro manifestasse apertamente la propria obiezione di coscienza, in materia di interruzione di gravidanza, rischierebbe di non essere assunto in una struttura pubblica. È importante per ciò che la legge tuteli adeguatamente chi, per un imperativo di coscienza, è contro l’aborto». Freni per la carriera e discriminazione: anche il ginecologo Claudio Gianella – che si dichiara obiettore di coscienza – ritiene che la tutela del medico contrario all’aborto sia più teorica che pratica. «Più che i medici – spiega – che in qualche modo hanno una posizione di forza, è il personale medico (infermieri ecc.) che rischia di essere emarginato. Ho conosciuto operatori che si ritengono discriminati e altri che sono stati trasferiti da un reparto all’altro a causa della loro obiezione. Anche per un ginecologo essere obiettore non è facile perché è ovvio che a lui vengano preferiti coloro che sono a favore dell’aborto, ormai praticato come metodo contracettivo e in quantità industriali. Chi denuncia queste cose dà fastidio e si cerca di emarginarlo. Al giorno d’oggi, un medico obiettore difficilmente riuscirà a specializzarsi in Ginecologia e ostetricia perché si ritiene anacronistico che possa opporsi alla pratica dell’interruzione di gravidanza». A parere del medico cantonale Ignazio Cassis, l’entrata in vigore del nuovo regime è in sintonia col rispetto degli operatori medici che praticano l’obiezione. «L’autorizzazione – afferma – alla prestazione (interruzione di gravidanza) non comporta alcun obbligo ma tutela un diritto. Il diritto è quello della paziente di essere informata e di ricevere delle indicazioni utili, se poi il medico in questione non vuole praticare l’interruzione di gravidanza, perché contraria ai suoi principî, può naturalmente rifiutarsi. Avessimo una penuria di medici disponibili, e solo in quel caso, ci troveremmo ad intervenire regolamentando la situazione. Ma non è certo il caso del Ticino». E per non lasciare lacune in materia, il Consiglio federale ha dato il compito ad un apposito gruppo di lavoro (creato dal Dipartimento federale di Giustizia e polizia) di studiare le norme di una regolamentazione sul conflitto di coscienza, da non limitarsi all’ambito dell’interruzione volontaria della gravidanza. Dal canto loro, i singoli cantoni si apprestano a rendere operative le nuove disposizioni. Certo lascia perplessi constatare come in taluni ospedali si continui a procedere secondo le norme del vecchio regime. È il caso del Civico di Lugano dove avvengono la maggior parte delle interruzioni di gravidanza effettuate nel Cantone. «Penso che fino all’inizio di gennaio del 2003 – ci dice Mirka Fedeli, operatrice al Centro di pianificazione familiare (Cpf) del Civico di Lugano – da noi si continuerà ad operare secondo i precedenti criteri in attesa di avere nuove direttive dal medico cantonale». Il che significa che al Civico si può abortire ancora solo previo secondo parere. «Per il momento – conferma Fedeli – noi sappiamo che è necessario il secondo parere, anche se la procedura risulta facilitata visto che quest’ultimo viene dato dal capoclinica. Poi, non so se da domani (1 ottobre, ndr) in poi il secondo parere non sarà più necessario e se la procedura si limiterà al colloquio con un operatore del Centro di pianificazione. Siamo in attesa di nuove direttive». È vero, ammette Cassis, la nuova procedura non è ancora prassi in Ticino. «Ancora pochi giorni – spiega Cassis – e poi tutto sarà in regola anche da noi. Da giugno un gruppo di lavoro creato dall’Associazione dei medici svizzeri – in seguito alla decisione del Consiglio federale di far entrare in vigore il nuovo regime il 1° ottobre – ha lavorato per armonizzare le procedure nei vari cantoni e circa dieci giorni or sono ha consegnato un rapporto con le indicazioni del nuovo iter da adottare. Nel nostro caso si tratta di apporre all’attuale procedura solo delle piccole modifiche, alcune delle quali però stanno richiedendo un po’ di tempo. Basti pensare all’indirizzario di medici da inserire nell’opuscolo offerto alla donna che intende interrompere la gravidanza. I criteri di scelta danno sempre origine a discussioni: come riuscire a dare il benestare per uno o per l’altro senza sollevare le proteste di terzi? Bisogna tenere conto dell’impostazione ideologica, politica e così via. Fortunatamente i centri di pianificazione familiare ci hanno aiutato molto fornendo l’elenco delle istituzioni che dovranno figurare nell’opuscolo». Ciò non toglie che il ritardo dell’applicazione della nuova procedura in materia di interruzione di gravidanza potrebbe disorientare una donna che, a dispetto dell’entrata in vigore del nuovo regime, si ritrova a fare la vecchia trafila. «In teoria lei ha ragione – afferma Cassis – ma in pratica la situazione in Ticino non ha risvolti problematici. Le nostre strutture, già da prima, hanno sempre cercato di agevolare le donne che avevano scelto d’interrompere la gravidanza. In breve, ciò che si fa oggi non è altro che un miglioramento di quanto già funzionava bene ieri».

Pubblicato

Venerdì 4 Ottobre 2002

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